Recensione

Argonavis è il monicker adottato da questo duo canadese all’esordio con un full length connotato da un’interpretazione quanto mai ruvida del death doom.

I tempi rallentati di questi lavoro sono infatti solcati da alcune accelerazioni di matrice black e da un impietoso growl in stile brutal, con qualche sporadica digressione atmosferica.
Nel complesso l’opera si rivela interessante per il suo incedere oscuro e minaccioso, e l’integrità stilistica della band nordamericana rappresenta un elemento decisivo per approcciare con il giusto spirito una proposta sicuramente ostica, nella quale non vi sono concessioni ad una maggiore accessibilità, neppure a livello di notizie biografiche o quant’altro.
Agli Argonavis interessa fondamentalmente immergere l’ascoltatore in antri oscuri e malsani con il loro sound che ben si addice a tematiche storico filosofiche riconducibile ad antiche e sepolte civiltà. Passing the Igneous Maw scorre in maniera monolitica, con il suo sound ribassato che trova i momenti migliori nel maelstrom sonoro intitolato The Blazing Torrent of Nasus’ Victory: Pyrophlegethon, in cui appare qualche elemento di discontinuità in più rispetto al resto di un’opera decisamente valida, anche se rivolta ad una ristrettissima cerchia di appassionati.

Tracklist:
1.Passing the Igneous Maw
2.Carving the Wapta Gorge
3.For All Slaves: The Cold March to the Scorched Gates
4.Katabasis
5.The Blazing Torrent of Nasus’ Victory: Pyrophlegethon
6.Katharmos: Towards the Isle of the Dead

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