Ataraxia – Deep Blue Firmament

Non c’e dubbio che ogni genere musicale sia più o meno adatto agli umori ed alle circostanze connesse al momento dell’ascolto: per un disco degli Ataraxia immagino, quale luogo ideale, una zona collinare o, ancora meglio, posizionata sulle alture della mia Genova dove, con i contrafforti appenninici alle spalle, si ha la fortuna di godere, a poca distanza, della vista di tutto il golfo.

Purtroppo tale abbinamento non sempre è possibile, pertanto ad un lavoro come Deep Blue Firmament viene affidato il non facile compito di farci immaginare quegli stessi scenari anche stando seduti in un angolo delle proprie dimore abituali.
Del resto gli Ataraxia compiono questa magia ormai da venticinque anni, reiterandola mediamente una volta all’anno senza mai mostrare cenni di stanchezza o cali d’ispirazione: chiamiamola neo folk o come meglio ci aggrada, la verità è che questa musica esula da etichette o limiti spazio temporali, ed è essenzialmente la rappresentazione più pura di quanto sia concesso fare all’uomo manipolando le sette note.
La voce meravigliosa di Francesca Nicoli è ovviamente il tratto che identifica gli Ataraxia nel loro primo palesarsi al nostro udito, la guida ideale per un viaggio virtuale tra civiltà perdute, suoni ancestrali, spiritualità e natura, il tutto intriso di quel carico di malinconia che è insito nelle anime sensibili, un club che pare divenire sempre più ristretto, a giudicare dalle nefandezze che, quotidianamente, i nostri sensi devono sempre più subire.
Da Delphi ad Alexandria II è tutto un susseguirsi di emozioni, una danza tra luci ed ombre, condotta attraverso l’uso di diversi idiomi, a corollario di suoni talmente cristallini da far temere che qualcosa possa infrangerli da un momento all’altro.
Non mi dilungherò nel canonico passaggio ai raggi x dei vari brani, un po’ per atavica incapacità, ma soprattutto perché non c’è davvero bisogno di farlo quando ci si trova al cospetto di musica di tale levatura, e neppure mi permetterò di lanciarmi in improbabili paragoni che potrebbero risultare persino offensivi per chi ci regala la propria arte da oltre un quarto di secolo.
Mi limiterò quindi a chiedervi in maniera accorata di continuare a supportare questa band, se già la conoscevate, e di scoprirla definitivamente qualora così non fosse, a meno che non vogliate continuare ad ignorare le eccellenze che, almeno a livello artistico, questo vituperato paese continua a produrre nonostante la protervia e l’ignoranza dilagante provino a soffocarle: gli Ataraxia sono una di queste, indubbiamente tra le più luminose e durature.

Tracklist:
1.Delphi
2.Message to the clouds
3.Greener than grass
4.Myrrh
5.Alexandria part I
6.Rosso Sangue
7.Galatia
8.May
9.Vertical
10.Ubiquity
11.Phoebe
12.Alexandria part II

Line-up:
Francesca Nicoli – Voce
Vittorio Vandelli – Chitarra classica, chitarra elettrica, chitarra fado, basso, cori
Giovanni Pagliari – Tastiere, armonizzazioni, cori
Riccardo Spaggiari – Rullante, tamburi a cornice, daf, darabouka, piatti, pads elettronici, programmazione

ATARAXIA – Facebook

Ataraxia – Deep Blue Firmament - Altri Suoni

In Your Eyes ezine webzine dal 1999

  • Magnitudo Materialism
    by Massimo Argo on 24 Marzo 2026 at 17:35

    Magnitudo Materialism: Questo grandissimo disco di rumore e potenza, un bagliore abbagliante in questo grigiore.

  • FRONTIERE SONORE 21
    by Simone Benerecetti on 24 Marzo 2026 at 9:23

    Ascoltiamo: Alex Delion feat Joan Perion, Cyborg Zero, Jason Greenhalg, Tracy Bryant, John Du, The Junction, Louise Bernadette Dowd, Clam, Thomas McMillian, Harvey Rushmore & The Octopus.

  • Ramones, in arrivo un libro per i cinquanta anni dall’Lp d’esordio
    by Reverend Shit-Man on 23 Marzo 2026 at 22:41

    Il 23 aprile del 1976 venne pubblicato, su Sire records, il seminale album di debutto omonimo dei Ramones, disco che, sin dalla sua uscita, ha rivestito un’importanza incalcolabile , in termini di ispirazione musicale e concettuale per migliaia di band in tutto il mondo che, nel corso dei decenni a venire, hanno imbracciato strumenti e

  • The Queen Is Dead 197 – Arbre Dieu, Oreyeon, Swayglow
    by Massimo Argo on 23 Marzo 2026 at 17:45

    Scopri le nuove visioni sonore di Arbre-Dieu, lo stoner degli Oreyeon e il popgaze di Swayglow. Un viaggio tra black metal occulto e psichedelia pura.

  • Simon Reynolds, a giugno il nuovo libro
    by Reverend Shit-Man on 22 Marzo 2026 at 22:41

    E’ in programma per il 18 giugno l’uscita del nuovo libro di Simon Reynolds, noto scrittore e critico musicale britannico (che vanta collaborazioni con “Melody Maker”, “Village voice”, “New York times”, “Spin”, “Mojo”, “Uncut” e altre prestigiose esperienze) rinomato per i suoi studi sul legame tra classe sociale e musica e i suoi volumi e

Deaf Havana - All These Countless Nights - rock

Deaf Havana – All These Countless Nights

L’album alterna canzoni più incisive ad altre che risultano pennellate rock, un contorno di musica che riesce ad emozionare coinvolgendo l’ascoltatore in questo risorgere dalle proprie dalle ceneri di una band ripartita per donarsi una nuova chance.

Leggi Tutto »
Deathrite - Nightmares Reign - death

Deathrite – Nightmares Reign

Il sound del quintetto di Dresda è uno scarno e primordiale death metal spogliato da inutili orpelli, prodotto ispirandosi alla vecchia scuola e violentato da iniezioni grind e death n’roll.

Leggi Tutto »
Isgalder -To the Hall of the Stars - metal

Isgalder -To the Hall of the Stars

Gli Isgalder danno buona prova delle loro capacità compositive mettendo in mostra tutti i pregi della variante epica del black, incluso l’utilizzo di clean vocals stentoree ed evocative.

Leggi Tutto »