Recensione

E’ molto coraggiosa la scelta degli svedesi Bhleg di proporre un doppio album come loro seconda opera in un mondo che vive veloce, che raramente si sofferma nel vivere emozioni, dolori e gioie: due dischi, novantotto minuti di suoni intensi e creativi, rappresentano una sfida di pazienza che molti non vogliono intraprendere.

E’ un peccato che tante note, tanti colori, tante emozioni potranno essere patrimonio di pochi fortunati che non si lasceranno intimorire dalla mole dell’opera; certe forme di black metal, in questo caso miscelate con antichi aromi folk, hanno bisogno di ripetuti ascolti, del giusto mood per poter essere comprese e apprezzate per entrare sotto pelle. Il duo svedese ha impiegato quattro anni per dare seguito al debutto “Draumr ást”, discreto e passato inosservato e ci presenta un’opera dedicata alla celebrazione del Sole visto come fonte di vita per la natura e gli uomini.
I testi in svedese rappresentano sicuramente un ostacolo per la totale comprensione ma la musica, non avanguardistica o sperimentale, traccia emozioni intense creando un percorso frastagliato nella natura dove pulsa una vitalità ancora incorrotta.
Intarsi di folklore ancestrale attraversano tutti i brani e delineano melodie che talvolta emergono nitide e terse, e altre volte rimangono appena percepibili nel tessuto black, sempre modulato su ritmi non particolarmente veloci; lo scream aspro è coinvolgente e mantiene alta la tensione.
I brani sono lunghi, raccontano un rituale e hanno interessanti e malinconiche parti chitarristiche svolte secondo i canoni del genere, mostrando atmosfere rimembranti il gelo e la freddezza della old school scandinava.
Composto durante la stagione estiva, tranne alcune parti durante il solstizio di inverno e registrato durante le ore più luminose del giorno, il disco mantiene alta l’attenzione durante la sua notevole durata a patto di avere il tempo giusto da dedicare; un frettoloso ascolto lascerà del tutto indifferenti e non farà apprezzare fino in fondo il gusto melodico, i chorus evocativi, i suoni creati dagli strumenti antichi utilizzati.
Ogni brano ha qualche caratteristica particolare, i suoni ambient di Skuggspel screziati da un synth immaginifico si aprono nella dolce fierezza di Solvagnens flykt, mentre gli arpeggi folk dell’ opener Alvstrale dimostrano una grande classe e confluiscono nelle note cariche di Sunnanljus di cui esiste anche un video.
In definitiva opera interessante che ricorda in alcune parti gli Ulver del capolavoro del 1995 “Bergtatt”.

Tracklist
Disc 1
1. Alvstråle
2. Sunnanljus
3. Alyr – helgedomen
4. Gudomlig grönska
5. Alstrande sol
6. Livslågans flammande sken
7. Kraftsång till sunna

Disc 2
1. Hymn till skymningen
2. Skuggspel
3. Solvagnens flykt
4. Kärleksrit
5. Frö (Växtlighetens fader)
6. Solens ankomst

Line-up
L – Lyrics & vocals
S – all instruments
Patrick Kullberg – drums

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