Recensione

Un album che contiene molti dischi, una lunga narrazione che ha lo scopo di aprire la mente ed il cuore di chi la ascolta.

I Built-In Obsolescence da Riccione sono al loro secondo disco, e sono un gruppo molto particolare dal modo di fare musica davvero peculiare. Instar è un album molto lungo, con canzoni di ampio respiro che disegnano ardite parabole sonore, passando dall’ambient al post metal, a musica da colonna sonora a qualche passaggio più vicino ai Tool. La cifra stilistica è il sogno ed il desiderio di compiere un lungo viaggio, lasciandosi alle spalle la Terra per andare nello spazio profondo. La maggior parte delle canzoni sono un crescendo di note e pathos, a volte rimangono sospesi, a volte esplodono catapultandoci nel vuoto. Instar è un disco molto intrigante e variegato, con un senso che va ben oltre la musica, possedendo un sacco di stimoli mentali che muovono le nostre sinapsi. A memoria non mi ricordo di un lavoro così peculiare nella scena post metal italiana. Uno dei pochi difetti è la dispersione di idee, perché il disco è veramente troppo lungo, e forse una concentrazione delle idee in un numero minore di pezzi sarebbe stato meglio, ma non è facile comprimere tanta inventiva. Un disco speciale, ancor più particolare quando le canzoni sono cantate in italiano.

Tracklist
1.Dance of Falling Leaves
2.Sine Requie
3.The Wave
4.Ground Launch Sequencer
5.Project: Almaz
6.Watching the Wake
7.Shara
8.Lashes
9.Biotronic
10.AD 9878
11.Ecdysis

Line-up
Bruno Galli – Drums
Valerio Biagini – Bass
Max Ernie Pils – Guitar
Paolo Sanchi – Voice
Gianmarco Ciotti – Guitar

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