Recensione

Album d’esordio per i portoghesi Carma all’insegna di un funeral doom sui generis ma ricco di sfumature interessanti.

Il gruppo di Coimbra arriva a questo suo primo passo dopo qualche anno di attività e, in effetti, il lavoro non risente dei difetti e delle ingenuità che talvolta affliggono le prime uscite discografiche.
Su uno sviluppo relativamente breve, Carma si estrinseca in sei brani validi e soprattutto vari, che passano da aperture di ambient atmosferica ad accelerazioni che si spingono fino a ritmiche black; detto di una scelta stilistica certo non monocorde, per contro ai lusitani manca il colpo del campione, nella fattispecie il brano capace di inchiodare alla sedia l’ascoltatore schiacciandolo sotto un peso emotivo insostenibile.
In effetti ci andrebbe piuttosto vicino una traccia come Reflexo, i cui spunti, se ben sviluppati, potrebbero consentire in futuro un importante salto di qualità, ma alla fin fine le note dell’album che si imprimono maggiormente nella mente sono quelle della conclusiva Adeus, strumentale semplice nella sua struttura ma indubbiamente dotato di una certa carica evocativa, nel suo andare anche ad attingere dalla pregevole tradizione folk della nazione iberica.
Pur se non indimenticabile l’album rappresenta una prima prova di indubbio interesse e, quindi, foriera di buoni sviluppi futuri.

Tracklist:
1. Sonhos
2. Procissão
3. Feto
4. Reflexo
5. Lamento
6. Adeus

Line-up:
Æminus – Bass, Guitars
Nekruss – Bass, Vocals
Igniferum – Drums

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