Recensione

I Deathspell Omega sono uno dei gruppi maggiormente paradigmatici dell’intero movimento black metal.

La centralità della loro opera è la musica e qualche scarna rappresentazione grafica, ma la cosa davvero importante, l’unica che conta, sono gli abissi che ci mostra. Si sa qualcosa dei membri che compongono il gruppo, ma i Deathspell Omega non hanno mai fatto concerti, non hanno mai rilasciato inutili interviste o altre promozioni, hanno fatto video minimali ma molto ben centrati. La musica è al centro di tutto, anzi il black metal è al centro di tutto, ed è importante e non solo di facciata il discorso esoterico e satanista che portano avanti da anni. Il loro settimo disco, The Furnaces of Palingenesia continua sul solco stilistico tracciato dal precedente The Sinarchy Of Molten Bones, ovvero un rallentamento del loro caos sonoro, ma più che un frenare è un recidere maggiormente in profondità, un’autopsia demoniaca di entità dannate. Le strutture sonore sono sempre molto bilanciate e ascoltando e riascoltando il disco si colgono molti elementi che portano il suono dei Deathspell Omega ancora più avanti, in quella poetica musicale progressiva che è sempre stata al centro dei pensieri di questo gruppo. L’ensemble francese ha sempre tracciato la via, e con questo nerissimo settimo disco lo fa più che mai. Ogni canzone è un tassello che forma un disegno superiore di musica malata e satanica: qui i Deathspell Omega alzano l’asticella, e abbandonano la forma caotica, che comunque affiora spesso andando anche a lambire momenti di chaotic hardcore, per comporre un suono che si contorce come un serpente ricordandoci, come nell’iniziale Neither Meaning Nor Justice, che la razza umana basa le sue fondamenta su illusioni bestiali. L’umanità, specie negli ultimi duecento anni, ha avuto una fede quasi cieca nelle sue sorti progressive, ovvero che sarebbe andato tutto bene, anzi meglio, mentre il disastro è sotto gli occhi ed i piedi di tutti. I Deathspell Omega sono qui a ricordarcelo come solo loro sanno fare, con una cattiveria ed un abbandono totale, tuffandosi in un nero vortice che è l’unica risposta al tumore chiamato vita. The Furnaces Of Palingenesia è un disco che assume valore in ogni singola nota, in ogni passaggio, in ogni parola trasmutata fuori dal corpo di un cantante che altro non è che un medium. Oltre ai momenti di furia e di abisso cosmico, i migliori momenti sono quelli in cui tutto sembra esplodere ed invece continua a strisciare verso l’annullamento totale, come nella traccia 1523. Il gruppo francese fa un altro disco che ne rafforza la leggenda, la fama e la credibilità costruita con il sangue ed i sentimenti, forgiando un black metal che rimane incollato. Il loro progetto sonoro si arricchisce di un episodio che non è il migliore solo perché tutti i loro dischi sono dei capisaldi del nero metallo, ma rappresenta la continuazione di una nuova via sonora. Se si vuole ascoltare della musica che va avanti queste sono le vostre fornaci.

Tracklist
1.Neither Meaning nor Justice
2. The Fires of Frustration
3.Ad Arma! Ad Arma!
4.Splinters from Your Mother’s Spine
5.Imitatio Dei
6.1523
7.Sacrificial Theopathy
8.Standing on the Work of Slaves
9.Renegade Ashes
10.Absolutist Regeneration
11.You Cannot Even Find the Ruins…

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