Elegiac – Pagan Storm

Se fossimo al cospetto di una band alle primissime uscite, un disco come Pagan Storm potrebbe essere considerato un’interessante tappa di consolidamento, ma per un progetto solista dalla discografia così ampia permane il dubbio che i margini di miglioramento non siano poi moltissimi, al netto degli inevitabili alti e bassi ai quali sono soggetti i musicisti estremi dalla prolificità ben al si sopra della media.

Elegiac è il monicker di questa one man band statunitense che, negli ultimi cinque anni, ha invaso il mercato con numerosi split album ed ep oltre a cinque full length, dei quali l’ultimo è questo Pagan Storm del quale andremo a parlare.

Nonostante le citate caratteristiche indirizzino verso un progetto piuttosto dispersivo, va detto che l’impatto che il buon Zane Young immette nel suo black metal è tutt’altro che trascurabile.
A parte l’incipit da sanatorio, con colpi di tosse e scatarrate assortite, la prima traccia Rituals of War si dipana in maniera ficcante, ma non abbastanza per lasciare il segno, mentre già la successiva Allegiance and Honor offre un’interpretazione del genere più cupa e non priva di una sua idea melodica, prima di inarcarsi in un tetragono finale di matrice death.
Il meglio del lavoro, in effetti, arriva quando i ritmi di attestano sul mid tempo come avviene in Somber Morning, anche se la furia ottundente di un brano come Golden Fires of Victory ha effetti piuttosto urticanti.
Il buon impatto ritmico della title track e l’interessante discontinuità stilistica, tra accenni doom e folk, che affiora a tratti nella conclusiva Ancient Spirit sono altri elementi che vanno a costruire un quadro non disprezzabile per la convinzione e la ferocia che Zane immette in ogni singola nota.
La mancanza di una certa sintesi, prevedibile in un simile soggetto, peraltro coinvolto come se non bastasse in numerose altre band, impatta comunque sulla fruizione di un album che, scremato di alcuni episodi (uno su tutti lo sconclusionato Through) avrebbe potuto incidere maggiormente.
In certi passaggi dell’album, peraltro, sembra di ascoltare una versione molto più cruda e altrettanto meno curata dei Forgotten Tomb attuali, e questo di per sé non può essere affatto un male anche se rispetto a certi livelli il solco da colmare appare ancora molto profondo.
Se fossimo al cospetto di una band alle primissime uscite, un disco come Pagan Storm potrebbe essere considerato un’interessante tappa di consolidamento, ma per un progetto solista dalla discografia così ampia permane il dubbio che i margini di miglioramento non siano poi moltissimi, al netto degli inevitabili alti e bassi ai quali sono soggetti i musicisti estremi dalla prolificità ben al si sopra della media.

Tracklist:
1. Rituals of War
2. Allegiance and Honor
3. Somber Morning
4. Through Ancient Eyes
5. Purity of Winter
6. Golden Fires of Victory
7. Pagan Storm
8. Ancient Spirit

Line-up:
Zane Young – Everything

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