Recensione

C’è sempre un sano e più che giustificato timore reverenziale quando si parla dei Forgotten Woods, leggende nel vasto e difficile campo del depressive black metal ma che hanno sempre avuto un’attitudine verso il black vero e proprio, finendo a congiungere magistralmente i due generi, che pure sono già l’uno parte dell’altro.

Cogliamo l’occasione del remaster del secondo dei loro tre album, lo storico The Curse of Mankind, datato 1996, per tornare a parlare della band norvegese, una delle poche ancora rimaste legate alla propria essenza originaria, e che non sente il bisogno di produrre una quantità smisurata di album per soddisfare la sete dei fan, che pure c’è ed è ovviamente legittima. D’altronde, i Forgotten Woods hanno battuto l’ultimo vero e proprio colpo con Race of Cain, nel 2007. Il tempo passa in fretta, si sa, ma non per The Curse of Mankind, che dopo quasi ventidue anni ha ancora una fortissima presa emotiva sui “seguaci” della band.
Proprio per questo, in questa ristampa ogni tratto distintivo a livello musicale è stato lasciato intatto, e gli accorgimenti approntati da Rune Vedda sono pochissimi. Ciò che contava era mandare un messaggio a chi avesse nostalgia dei tempi andati, anche se tutto sono fuorché tali, apparendoci quanto mai attuali.

Tracklist
1. Overmotets Pris
2. My Scars Hold Your Dreams
3. The Starlit Waters I, The Mountain
4. With Swans I’ll Share My Thirst
5. Den Ansiktslose
6. The Velvet Room

Line-up
Olav Berland – Guitars, Drums
Rune Vedaa – Bass, Lyrics
Thomas Torkelsen – Vocals (lead)
Rune Jamne – Vocals (additional)