Genus Ordinis Dei – Great Olden Dynasty

La premessa doverosa sulla qualità altissima dei prodotti che escono dal nostro paese è diventata una prassi da ormai qualche anno, rischiando persino che le lodi alla scena rock/metal italiana diventino un qualcosa di scritto e ripetuto all’infinito.

D’altronde davanti a opere come Great Olden Dynasty, secondo lavoro dei Genus Ordinis Dei, non si può che supportare con ancora più convinzione le band di casa nostra, ormai perfettamente in grado di tenere botta ai colleghi stranieri.
La band di Crema, fondata nel 2009 e con un bellissimo esordio alle spalle datato 2013 (The Middle), torna dopo tre anni dall’ep omonimo con questo bellissimo esempio di death metal feroce, epico e maestoso.
Prodotto da Simone Mularoni ai Domination Studio, con Cristina Scabbia dei Lacuna Coil presente come ospite sulla conclusiva Salem, il nuovo lavoro dei Genus Ordinis Dei è un bellissimo esempio di metal estremo che, accompagnato dalle orchestrazioni sempre presenti e non solo usate come intro o outro ai brani, travolge l’ascoltatore con un suono violento e pomposo, vario e dal taglio progressivo nelle ritmiche, diretto e dall’impatto di un carro armato sinfonico.
Nick K, singer dotato di un growl da brividi, prende per mano il sound, valorizzato dalle splendide orchestrazioni create da Tommy Mastermind e dal lavoro ritmico di Steven F.Olda (basso) e Richard Meiz (batteria) e l’album deflagra fin dall’opener The Unleashed per non scendere più sotto il livello d’eccellenza.
Il death metal viene glorificato dai Genus Ordinis Dei, che ne accentuano l’epicità e la magniloquenza con sfavillanti orchestrazioni, atmosfere oscure rese drammatiche dai tasti d’avorio che ci fanno sentire circondati dalla musica.
Dall’ascolto escono prepotentemente la straordinaria bellezza di Morten, brano in crescendo che, da una partenza atmosferica da ballata metal, si trasforma in una portentosa traccia progressiva, e le mille varianti ritmiche ed atmosferiche della conclusiva Greyhouse, traccia che torna al sound caratterizzante l’album dopo la parentesi Salem, canzone più in linea con il death metal dal piglio melodico valorizzato dalla voce di Cristina e da un ottimo chorus.
Great Olden Dynasty è un album intenso ed estremo, che arriva come un fulmine a ciel sereno in questo ultimo scorcio dell’anno, ennesimo colpo di coda di una scena metal nazionale di altissimo livello.

Tracklist
1. The Unleashed
2. You Die In Roma
3. Cold Water
4. The Flemish Obituary
5. Sanctuary Burns
6. Morten
7. ID 13401
8. Halls of Human Delights
9. Salem (featuring Cristina Scabbia)
10.Greyhouse

Line-up
Nick K – vocals & guitars
Tommy Mastermind – guitars & orchestra
Steven F. Olda – bass
Richard Meiz – drums

GENUS ORDINIS DEI – Facebook

Genus Ordinis Dei - Great Olden Dynasty - death

In Your Eyes ezine webzine dal 1999

  • Baol di Stefano Benni
    by Marco Sommariva on 22 Febbraio 2026 at 11:59

    Scopri "Baol" di Stefano Benni: un viaggio tra maghi malinconici, regimi grotteschi e satira sociale. La recensione del capolavoro neorealista di Feltrinelli.

  • Flaming Sideburns – Scandinavian riot (2000-2003)
    by Reverend Shit-Man on 21 Febbraio 2026 at 22:30

    Come sta già avvenendo per gli Hellacopters, anche i loro “cugini” finlandesi, i veterani Flaming Sideburns, in questi ultimi due anni, stanno facendo uscire del materiale riassuntivo e d’archivio per festeggiare i trenta anni del proprio percorso musicale. Dopo le due raccolte “Rocket science” (che raccoglieva brani risalenti al periodo 1996-1999) e “Alternative passages 2007-2017”

  • Visions from the void Proton Packs
    by Claudio Frandina on 21 Febbraio 2026 at 16:08

    Visions from the Void dei Proton Packs è la colonna sonora per un mondo a bassa risoluzione. Tra glitch, post-punk e ironia distopica, scopri il nuovo album.

  • Marongiu & I Sporcaccioni – Galina vecia fa bon brodo
    by Massimo Argo on 21 Febbraio 2026 at 14:19

    Vent'anni di rock 'n' roll bisiaco: scopri la raccolta "Galina vecia fa bon brodo" di Marongiu & I Sporcaccioni. 9 classici riregistrati tra punk e dialetto.

  • La Chooma – Local Spirits
    by Leonardo Pulcini on 20 Febbraio 2026 at 18:05

    Il disco di debutto dei La Chooma è la colonna sonora di un’Africa sci-fi sospesa tra afrobeat e dub, con un cosmic jazz per niente scontato a fare da collante.

GRAZIE A TUTTI

Come preannunciato all’inizio dell’estate, l’attività di MetalEyes è cessata ufficialmente dal 31 agosto con la pubblicazione dell’ultima recensione. Il sito rimarrà comunque online ancora per

Leggi Tutto »
Esogenesi - Esogenesi - metal

Esogenesi – Esogenesi

I quattro lunghi brani, inframmezzati da un breve strumentale, testimoniano in ogni frangente lo spessore già ragguardevole raggiunto dagli Esogenesi al loro primo passo, sicuramente non più lungo della gamba in quanto preparato con tempi debitamente lunghi come si conviene a chi si dedica ad un genere per sua natura antitetico a tutto ciò che appare frettoloso o superficiale.

Leggi Tutto »
Hardline - Life - rock

Hardline – Life

La cover di Who Wants To Live Forever dei Queen come perla incastonata tra la dozzina di tracce che compongono l’album, valorizza, se ce ne fosse bisogno il gran lavoro degli Hardline a conferma dell’ottimo stato di forma dell’hard rock melodico.

Leggi Tutto »
Walkways - Bleed Out, Heal Out - metal

Walkways – Bleed Out, Heal Out

In un momento di scarsa qualità delle proposte alternative rock vicine al metalcore questo gruppo è una bella scoperta e vi regalerà degli ascolti molto piacevoli e duraturi.

Leggi Tutto »