Recensione

I brasiliani Helllight giungono, con Journey Through Endless Storm, alla quinta tappa su lunga distanza in una carriera che ha preso l’avvio nel secolo scorso ma che, di fatto, ha assunto forma e consistenza a partire dall’album d’ersordio “In Memory of the Old Spirits”, datato 2005.

La band, guidata dal cantante e chitarrista Fabio De Paula, ha avuto un processo evolutivo piuttosto lento ma costante, passando dalle ingenuità non prive di momenti brillanti dei primi due dischi (specie nel programmatico “Funeral Doom”) fino all’odierna forma compiuta e pressoché perfetta dal punto di vista della costruzione di un sound evocativo e nel contempo compatto ed elegante.
Rispetto ai già buonissimi “…and Then, the Light of Consciousness Became Hell…” e “No God Above, No Devil Below”, la nuova opera non mostra debolezze (se non vogliamo considerare tale una durata che sfiora gli ottanta minuti) in virtù di una tracklist uniforme per il valore dei singoli brani e per un netto miglioramento delle clean vocals di De Paula, un elemento importante nell’economia del suono degli Helllight che, nei precedenti lavori, veniva proprosto in maniera stentorea ma un po’ troppo forzata.
Sempre rispetto alla passata produzione, non si può fare a meno di notare quanto si sia concretizzata una “saturnizzazione” del suono, che viene così disseminato costantemente di melodie chitarristiche capaci di evocare atmosfere cariche di brumosa malinconia.
La quadratura nel cerchio trovata dagli Helllight viene ampiamente dimostrata da una tracklist priva di punti deboli: uniforme, certamente, con una pioggia battente a fare da sfondo al susseguirsi dei vari brani tra i quali, però, non ce n’è uno che non meriti di essere assaporato in tutto il suo lento incedere, con punte di toccante lirismo raggiunte nelle meravigliose Time e Shapeless Forms of Emptiness.
Tastiere avvolgenti, una chitarra solista che regala a profusione assoli dolenti ed un growl efficace, sono le componenti che ci fanno amare a dismisura una band come i Saturnus e di conseguenza tutte quelle, come gli Helllight, che dai maestri danesi hanno preso spunto, consapevolmente o meno.
Volendo proprio trovare un termine di paragone ancor più preciso, però, la band paulista oggi si muove parallelamente ai Doom Vs. di Johan Ericson, sia per un impronta maggiormente drammatica, con più di un elemento funeral conferito al sound, sia per il già citato ricorso alle clean vocals che, solo quando sono appropriate come avviene in questo lavoro, si rivelano un valore aggiunto e non un elemento di rottura del pathos creato dallo sviluppo strumentale.
Journey Through Endless Storm è l’album che saluta il definitivo ingresso degli Helllight nel gotha del funeral/death doom melodico, grazie a un sound inspirato e di matrice chiaramente europea ma che racchiude al suo interno, sebbene non venga esibito mai in maniera particolarmente esplicita, un senso di nostalgico abbandono tipicamente latino.

Tracklist:
1. Journey Through Endless Storm
2. Dive in the Dark
3. Distant Light that Fades
4. Time
5. Cemetherapy
6. Beyond Stars
7. Shapeless Forms of Emptiness
8. End of Pain

Line-up:
Alexandre Vida – Bass
Fabio de Paula – Guitars, Vocals, Keyboards
Rafael Sade – Keyboards
Phill Motta – Drums

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