Recensione

Gli Infernal Angels, black metal band potentina, giungono al traguardo del terzo full-length in una dozzina d’anni di una carriera dopo l’esordio sulla lunga distanza “Shining Evil Light” (2006) e “Midwinter Blood (2009).

Pestilentia arriva quindi cinque anni dopo, tempo che non è trascorso invano vista la qualità di questo lavoro che, lo dico a scanso di equivoci, è uno dei più belli in questo genere che mi sia capitato di sentire nell’ultimo anno, andandosela tranquillamente a giocare nelle mie preferenze con l’ultimo album dei grandi Handful Of Hate.
L’album, come si può intuire dal titolo, tratta dell’incubo della peste in cui caddero l’Europa e l’Italia molti secoli fa, un argomento agghiacciante ma ugualmente affascinante, arrivato fino a noi non solo dai libri di storia ma alquanto trattato in romanzi e film e circondato da migliaia di leggende in ogni paese.
Dimenticatevi ogni sorta di contaminazione, il black dei nostri è una devastante prova di come il genere, suonato professionalmente e prodotto alla grande, riesca ad affascinare e tenere botta anche senza il supporto di orchestrazioni ed altri orpelli, macinando come in questo caso riff su riff e bombardando l’ascoltatore di atmosfere nere, putride come i corpi lasciati a marcire nelle strade delle città e dei borghi che, al passaggio del malefico morbo, si trasformarono in gironi dell’inferno sulla terra: la band descrive tutto ciò con gelide atmosfere, chitarre taglienti ma non “zanzarose” ed una sezione ritmica sconvolgente per potenza e velocità.
Il cantato del vocalist Xes si avvicina più al death che allo screaming classico del genere, rivelandosi perfetto per raccontare le devastazioni compiute dal virus, un demone che ci rende spettatori di drammi e disperazione, facendoci girovagare tra i cadaveri straziati dai ratti, tra l’incuria di strade lasciate in mano al male al suo stato più puro.
Il lavoro del duo Manegarmr (chitarra e basso) e Mid (batteria) è eccezionale e dona al sound degli Infernal Angels coordinate stilistiche vicine a Carpathian Forest e Dark Funeral, mantenendo in ogni caso un tratto molto personale favorito chiaramente dall’esperienza del gruppo.
La title-track, impreziosita da rallentamenti da far gelare il sangue, In the Darkness, marziale nel suo lento incedere a metà brano, e la massacrante Domina Nigra, sono le tracce migliori di questo infernale e bellissimo lavoro, acquisto obbligato per i blacksters, consegnatoci da una band capace di esprimersi ai suoi massimi livelli.

Tracklist:
1. 1347
2. Pestilentia
3. Blood Is Life
4. In the Darkness
5. Domina Nigra
6. Carpathians
7. Cold Fog Rises
8. Thorns Crown
9. A Night of Unholy Soul

Line-up:
Manegarmr – Guitars, Bass
MiD – Drums
Xes – Vocals

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