Recensione

Anche se gli ultimi split album nei quali mi sono imbattuto mi hanno fatto in gran parte rivedere il mio parere iniziale, che vedeva questo formato utile per band ai primi passi e invece motivo di dispersione d’energia e talento per quelle già avviate, quest’operazione della Chaos Records che abbina due realtà death-doom quali i messicani Majestic Downfall e gli australiani The Slow Death, mi ha riaperto qualche dubbio.

Premetto che delle due band conoscevo solo la prima, che di fatto è sempre stata un progetto esclusivo di Jacobo Cordova, soprattutto per il bellissimo disco d’esordio “Temple Of Guilt”; in quest’occasione il musicista messicano mette sul piatto una mezz’ora di musica eccellente, grazie a tre brani capaci di attingere ciascuno alle diverse sfumature del genere, a partire dal black-death doom di The Dark Lullaby, passando per le atmosfere drammatiche di Renata e finendo con Obsidian, che si spinge su versanti gothic doom andando ad evocare talvolta i sempre graditi fantasmi di Paradise Lost e Fields of The Nephilim. Jacobo non si dimostra solo un bravissimo chitarrista ma anche e soprattutto un ottimo interprete con il suo growl sempre espressivo, capace di passare dai toni profondi dell’opener ai tratti più aspri e pregni quasi di disperazione di Renata. Insomma, con altri 10-15 minuti all’altezza ne sarebbe venuto fuori un full-length coi fiocchi ma, anche così, un Ep a nome dei soli Majestic Downfall ci sarebbe stato ampiamente. Tutto questo non è volto a sminuire in alcun modo l’operato degli inquilini della seconda metà dello split, i bravi The Slow Death: semplicemente, vista anche la durata complessiva dei tre brani che ciascuna band aveva a disposizione, c’erano tutti i presupposti per due uscite separate anche se è evidente che in periodi di vacche magre per chi produce e distribuisce musica, mai come oggi vale il famoso detto per cui l’unione fa la forza. I The Slow Death sono una band australiana che ha due full-length all’attivo e che propende per il versante più introspettivo e cupo del genere, cosa che fanno ottimamente con la splendida Criticality Incident I, traccia pregna di melodie dai tratti dolenti. Il problema della band del Nuovo Galles del Sud è, a mio avviso, nella prestazione vocale: qui l’abusato ricorso alla doppia voce femminile-maschile non funziona come dovrebbe, essenzialmente perché i due timbri sono in un caso eccessivo (il growl di Gregg Williamson è di fatto un vero e proprio grugnito privo di un minimo di espressività) e nell’altro inadatto (Mandy Andresen opta per uno stile vagamente sciamanico che mostra la corda particolarmente in una traccia più rarefatta come People Like You). I The Slow Death dimostrano grandi qualità a livello compositivo e il loro sound è tutt’altro che scontato, peccato che questi particolari ne offuschino la proposta invece di esaltarne le caratteristiche. Con tutto ciò, questo resta comunque uno split album da accaparrarsi senza indugi vista la qualità e la quantità del materiale presente, anche se al termine dell’ascolto rimarrà sicuramente la voglia di riascoltare subito i brani dei Majestic Downfall e magari un po’ meno quelli dei pur validi The Slow Death.

Tracklist:
1.MD – The Dark Lullaby
2.MD – Renata
3.MD – Obsidian
4.TSD – Criticality Incident I
5.TSD – Criticality Incident II
6.TSD – People Like You

Line-up:
MAJESTIC DOWNFALL
Jacobo Córdova – All Instruments, Vocals.

THE SLOW DEATH
Stuart Prickett – Guitars, Keyboards, Vocals
Mandy Andresen – Vocals, Keyboards
Gregg Williamson – Vocals
Yonn McLaughlin – Drums
Brett Campbell – Lead Guitar
Dan Garcia – Bass

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