Recensione

Giusto dieci anni fa l’album Temple Of Guilt mise in luce il nome di Jacobo Córdova, al passo d’esordio su lunga distanza con il suo progetto Majestic Downfall.

In questo lasso di tempo il musicista messicano ha consolidato la propria fama all’interno della scena doom d’oltreoceano e oggi giunge, con Waters Of Fate, al proprio quinto full length, un traguardo che normalmente viene raggiunto da chi ha realmente il talento e la continuità necessaria per mantenere viva la fiamma della passione musicale.
Il nuovo album non delude le giuste aspettative di chi ha imparato a conoscere questo interessante progetto nel corso degli anni, e l’opener Veins è il miglior viatico possibile in quanto ci mostra subito il volto più efficace dei Majestic Downfall, quello capace di unire con grande disinvoltura passaggi di grande robustezza ad ampie aperture melodiche, mantenendo il tutto nell’alveo dei death doom melodico più tradizionale.
Nonostante una traccia come questa offra diversi e stimolanti cambi di scenario nel corso dei propri tredici minuti, ci sarà sempre qualcuno che non perderà l’occasione di ricordarci come in tali occasioni il tutto appaia già sentito: un parere lecito e spesso fondato, ma al riguardo il mio consiglio è di farsi un’idea propria, perché chi considera il doom estremo alla stregua di altri generi continuando a battere su questo tasto (a meno che, ovviamente, non ci si trovi di fronte ad un vero e proprio plagio) significa che non ne ha colto né l’essenza né la sua vera natura.
Waters Of Fate è in realtà un’opera densa, rocciosa e al contempo piuttosto ricca di aperture melodiche che si alternano senza soluzione di continuità a robusti riff e al growl di Jacobo che, talvolta, assume sembianze più disperate e strazianti: i quattro lunghi brani portanti sono esemplari per quanto riguarda l’interpretazione ottimale del genere e, come sempre, per poterne assimilare al meglio i contenuti sono necessari diversi ascolti; d’altra parte qui il dolore non viene esibito in maniera esplicita tramite passaggi dall’irresistibile potenziale evocativo, bensì va ricercato all’interno delle pieghe di un sound che, forse mai come in quest’occasione, trae linfa dai maestri Evoken, rielaborandone la lezione in maniera meno ottundente ed asfissiante e dando maggiore spazio a soluzioni acustiche e soliste, sia di chitarra che di basso.
Forse nei brani contenuti nello split con i The Slow Death del 21014 l’impatto emozionale era apparso ai massimi livelli, ma quest’ultimo lavoro esibisce una struttura solida e priva di cedimenti, frutto evidente di un lavoro compositivo ed esecutivo di grande maturità.

Tracklist:
1. Veins
2. Waters of Fate
3. Contagious Symmetry
4. Spore
5. Collapse Pitch Black

Line-up:
Jacobo Córdova – Vocals, Guitars, Bass, Keyboards, Drums
Alfonso Sánchez – Drums

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