Obscure Sphinx – Epitaphs

Gli Obscure Sphinx sono decisamente una gemma tenuta fino ad oggi ben nascosta: nonostante i risconti entusiastici ottenuti in occasione del loro primo full length (Anaesthetic Inhalation Ritual – 2011), ed ancor più con il secondo (Void Mother- 2013), dubito che la stragrande maggioranza degli appassionati pronuncerebbe il loro nome piuttosto che quello dei Cult Of Luna, tanto fare un esempio, dovendo citare una band di spicco nel panorama post metal odierno.

Epitaphs costituisce così l’ennesima scossa tellurica provocata dall’apparizione sulla scena all’inizio del decennio di una band come quella polacca, in possesso di tutti i crismi per rovesciare gerarchie già scritte e consolidate.
Un album come questo non possiede un solo punto debole, se non vogliamo considerare tale la necessità di ascoltarlo con la dovuta attenzione perché, nonostante appaia superfluo dirlo, qui siamo di fronte a quasi un’ora di musica decisamente non per tutti.
Musica pericolosa per l’intensità spasmodica che si riversa dalle casse quando una vocalist stupefacente per versatilità come Zofia aggredisce l’audience con il suo screming growl spaventoso, prima di placarsi ed assumere sembianze quasi angeliche, quanto mai ingannevoli per il loro apparente intento rassicurante.
In un tourbillon di sensazioni spiazzanti, gli Obscure Sphinx raccontano a modo loro la vita e la morte, e le nostre contraddizioni, la ferocia, la rabbia, lo sgomento, la fragilità, l’abbandono ed il disincanto, rivelandosi gli ideali moderni cantori di una razza umana ormai aliena rispetto al pianeta che la ospita.
La miscela perfetta di post metal, doom e ambient,  combinata a sua volta con una prepotente indole progressiva, porterà più d’uno a provare ad accostare il gruppo di Varsavia a qualche nome di spicco della scena, cercando di intuirne o vederne corrispondenze ed affinità assortite: fatica sprecata, questi sono solo gli Obscure Sphinx, autori di un album che prosciuga per intensità ed in constante crescendo dalla prima all’ultima nota. I brani migliori? Tutti, perché non appena uno ci inchioderà alla poltrona, quello successivo apparirà ancora più bello, in una sorta di infinito loop che prende il via con l’ultima nota di At The Mouth Of The Sounding Sea e ripartendo con la prima di Nothing Left.
Questo autentico capolavoro, che temo faticherà non poco a fare breccia in un paese come il nostro, dove chi ascolta certa musica è confinato in un’angusta bolla virtuale assieme ad altre poche anime tormentate, è l’ennesimo sfregio nei confronti di chi disprezza a prescindere tutta l’arte musicale di qualità stellare che l’underground produce a getto continuo; certo, un’interprete dal talento “illegale” come Zofia sarebbe capace di trasformare con il suo tocco il piombo in oro e l’acqua in vino, ma qui si parla di una band con la B maiuscola, con ogni suo singolo componente che è altrettanto decisivo per la riuscita del lavoro .
Epitaphs rappresenta l’attuale stato dell’arte del post-metal, non serve aggiungere altro.

Tracklist:
Part I: Pre-mortem
1. Nothing Left
2. Memories Of Falling Down
3. Nieprawota

Part II: Post-mortem
4. Memorare
5. Sepulchre
6. At The Mouth Of The Sounding Sea

Line-up:
Zofia “Wielebna” Fras – Vocals
Aleksander “Olo” Lukomski – Vocals – Guitars
Tomasz “Yony” Jonca – Guitars
Michal “Blady” Rejman – Bass
Mateusz “Werbel” Badacz – Drums

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2 risposte

  1. Come al solito recensione coinvolgente ! Gia’ ordinato spero arrivi presto per poterlo apprezzare a fondo,come sicuramente merita ..

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