Recensione

Fulmineos, fronmant degli Ordinul Negru (ed ex voce e chitarra dal 2010 al 2013 degli storici Negura Bunget) è sicuramente un polistrumentista ed un artista fuori dal comune.

Una carriera di quasi trent’anni, incentrata pressoché unicamente nell’ambito del black metal; una serie di band (se ne contano almeno 15 tra le più famose) e con alle spalle almeno 50 produzioni (tra full-length, split, demo ed ep) e una spiazzante semplicità nel passare da uno strumento ad un altro (dalla chitarra al basso, dalla batteria alle tastiere, senza dimenticare la costante “vocals” in quasi tutte le sue band, di cui spesso è anche stato compositore di musiche e liriche) hanno reso questo artista, negli anni, una vera e propria icona del genere e fonte di ispirazione per molte band , anche al di fuori della stessa Romania.
Amante della lettura, della pittura Impressionista e di quella Surrealista, assiduo frequentatore di musei ed accanito cinefilo, Fulmineos ha da sempre arricchito ed impreziosito le sue composizioni, grazie alla sua grande cultura poliedrica.
Come detto, la sua attività di musicista si è incentrata pressoché completamente in ambito black, sebbene alcune sue band presenti e passate, subiscano forti influenze folk (Fogland), Industrial (Ekasia) e death (Apollinic Rites), con qualche strizzatina d’occhio a post metal, gothic, atmospheric e ambient.
In tutta franchezza, ci si può permettere di spaziare in così tanti generi e sottogeneri musicali, suonando differenti strumenti, unicamente quando ispirazione artistica, vena compositiva e capacità strumentali, sono parte integrante del proprio DNA.
Nati come one-man band, e rimasti tali sino all’album del 2011 (Nostalgia of the Fullmoon Nights), gli Ordinul Negru vantano ben 8 album, moltissimi split (guarda caso alcuni dei quali realizzati proprio con gli altri gruppi di Fulmineos), un ep e un demo. Il genere proposto è black metal con connotazioni esplicitamente mediterranee (molto Rotting Christ, ad essere sinceri) e tematiche sempre orientate verso i lati oscuri e più arcani della natura e dei miti ad essa connessi (come Dioniso, il Dio Greco della natura, della danza e del vino, forse meglio conosciuto – ed amato… – col nome di Bacco).
L’ultimo album Faustian Nights – uscito per la rumena Loud Rage Music – si dipana su 8 tracce della durata totale di circa 47 minuti.
Antiche magie ed oscuri poteri correlati ad una natura non sempre benevola, riferimenti alle mitologie greche, nonché espliciti nessi a personaggi della storia romana (“Burn it! Burn the city of Rome!”. Quasi un omaggio a Nerone nella track Oculta Kormos) costituiscono l’immutabile costante del pensiero del compositore.
Approaching the Door of Damnation (unico pezzo che vede come main vocalist il nuovo membro Urmuz – già seconda chitarra degli O.N.- e non Fulmineos) fin dai primi secondi ci accompagna in una mortuaria passeggiata verso la porta della dannazione eterna. Illusi dai primi accordi dall’incedere funereo, che ci fa presumere di essere di fronte ad un classico funeral black, crolliamo di fronte ad un esplosione di up-tempo black tiratissimi. E qui, la seconda illusione, interpretando (erroneamente) i primi lentissimi secondi del pezzo, come una semplice intro di una traccia di hyper black che ci induce in una corsa sfrenata, ci sfracelliamo contro un miscellaneous musicale, rimbalzando tra up-tempo, mid-tempo, momenti industrial, atmosfere nuovamente funerarie e sapiente utilizzo dei synth, che ci accompagnano per tutti gli 8 minuti del pezzo, quasi fossimo personaggi della “Danza Macabra”, famoso dipinto dell’introverso gotico pittore cinquecentesco, Baschenis de Averara, indotti al tenebroso ballo da ghignanti scheletri, simboli della Morte Sovrana.
Killing Tristan rappresenta l’omicidio della felicità. Un bellissimo black mediterraneo, fa da cornice ad una vera condanna verso tutto ciò che è speranza e ricerca della gioia. Un mid-tempo centrale ornato da meravigliosi orpelli melodici, smentisce drasticamente nientepopodimeno che Sant’Agostino, annichilendo chi, come molti di noi, trovò nella sua “De Beata Vita”, scampoli di speranza sulla ricerca della felicità.
In The Apocalypse Through a Hierophant’s Eye, ci caliamo in uno dei più misteriosi culti della storia. Lo ierofante, capo religioso supremo dell’antichissima Attica e potente sacerdote del culto misterico degli Eleusi, ci descrive, tra scream e voci clean, l’Apocalisse a noi miseri postulanti, come ineluttabile fine della Creazione. Il Demiurgo Fulmineos, sapiente musicista, ci indottrina sui culti esoterici, attraverso sonorità che danzano tra black metal e scaltri accorgimenti atmosferici, che rendono questa nostra iniziazione ancor più agonizzante.
Riappaiono bruscamente i Rotting Christ in Oculta Kormos, sublime traccia di maestoso black atmosferico. Qui si abbandona l’esoterismo e la cultura greca, per essere violentati dalla terribile consapevolezza che tutto ha una fine e noi, arsi vivi come Roma da Nerone, non siamo che vittime sacrificate all’arte dell’autocrate romano (“From peoples sacrifices I make my art!”).
Elder Magik segue la scia del precedente. Primordiali riti magici, di cui si è perso memoria, ci rimandano alla favolosa As If By Magic dei signori del black metal ellenico. Incalzanti mid-tempo, sostenuti da ritmiche thrash e da una doppia cassa, potente ma suonata con estrema lucidità e sagacia da Putrid, alias Andrei Jumugă, rendono il pezzo un maestoso omaggio al capolavoro A Dead Poem.
Faceless Metamorphosis sfreccia senza timori, come un razzo interstellare di nera musica, concedendo all’ascoltatore pochissime pause. Velocità mostruose e tremolo, feroci blast beat intervallati da brevi e gelidi mid-tempo, in cui il parlato talvolta sostituisce volentieri lo scream, incoronano la traccia come vero ed unico momento di black metal scandinavo di tutto l’album.
Sol Omnia Regit (il Sole regola ogni cosa, o meglio tutto dipende dal Sole) premia tutti gli amanti del black più atmosferico. La sensazione e la consapevolezza della fragilità umana, difronte all’incombenza della natura e della grandiosità del cosmo, ci annichiliscono con l’incedere della canzone, con un impianto musicale così maiestatico e monumentale, che non ci impone di leggerne il testo, per apprenderne l’immenso senso cosmico. Potrebbe anche essere un momento solo strumentale, privo quindi di lyrics esplicative ed illuminanti, tale è imponente nella sua struttura, che ci ricorda mestamente l’infinitesimale limitatezza della nostra natura umana.
La title track omaggia le notti del protagonista dell’Opera Prima di Goethe, spese tra cupi pensieri e difficili scelte tra studi intrapresi tra alchimia, filosofia e teologia, e l’oscura tentazione di accedere ai misteri della natura attraverso l’indagine e la lettura di antichi trattati sulla magia. Qui subentra il miglior Fulmineos che, attraverso le sue sopraffine doti compositive e la sua grande cultura a tutto tondo riesce, parafrasando il profondo sibillino significato dell’Opera (la natura nasconde oscuri segreti a cui accedervi è concesso unicamente tramite il Maligno – Faust invoca un elementale, accorgendosi poi di aver invece evocato Mefistofele stesso), a donarci un meraviglioso ma malvagio affresco di marmorei suoni, dolorose litanie, invocazioni musicali e magiche fosche melodie, che chiudono maestosamente questo splendido album.

Tracklist
1.Approaching the Door of Damnation
2.Killing Tristan
3.The Apocalypse Through a Hierophant’s Eye
4.Oculta Kormos
5.Elder Magik
6.Faceless Metamorphosis
7.Sol Omnia Regit
8.Faustian Nights

Line-up
Fulmineos – Guitars, Vocals, Lyrics (except track 1)
Putrid – Drums, Percussion
Orthros – Bass
Urmuz – Guitars, Vocals

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