Recensione

Esordio monolitico e bellissimo per i bellunesi Organ, gruppo di musica pesante strumentale.

Tre pezzi che superano tutti gli otto minuti, tre racconti di rumore, con uno stile che si avvicina agli Yob, ai Neurosis e agli Amen Ra, ma non vi è nulla di derivativo, bensì la nascita di un grande gruppo che fa un ep da brividi. Musica magniloquente e a tratti mastodontica, come un pianeta in movimento, echi di passato e di futuro che si fondono in un messaggio che non conosce né speranza e né disperazione, ma che semplicemente attraversa gli eoni, ed è Eterno. Ci sono riverberi ed archetipi che passano da un punto all’altro della storia affatto circolare dell’uomo, o almeno quella dannatamente parziale che conosciamo, e che qui possiamo ritrovare. Se si chiudono gli occhi, ci si disconnette dalla matrice e ci si abbandona agli Organ, verremo portati in posti dove la fisicità è una chitarra che si incontra con una batteria, un basso che fluttua come un serpente e nessun canto, perché non serve capire quello che si ha dentro, ma farlo uscire. Gli Organ sono un gruppo che ha tempi e modi giusti, non esagerano mai, anche la produzione di Marcello Batelli è perfetta, lasciando quel tocco di lo fi che fa apprezzare di più la maestosità del gruppo bellunese. Il tutto è stato poi masterizzato da Giulio Ragno Favero, già chitarrista degli One Dimensional Man e bassista del Teatro Degli Orrori e figura chiave di una certa concezione di underground italiano di qualità e sostanza. Inoltre c’è davvero un “organo” negli Organ, ad arricchire notevolmente il tutto. Questo è un lavoro per il quale ognuno deve farsi la propria idea, perché oggettivamente è un grandissimo disco, pieno di archetipi e mille sfumature, ma è un qualcosa che fa nascere cose differenti dentro ognuno di noi.

Tracklist
1.Aidel
2.Faithless
3.Decadence

Line-up
Alessandro Brun: Guitar, Vocals
Luca Rizzardi: Guitar, Vocals
Alessandro De Pellegrin: Bass
Giulio Fabbro: Drums

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