Right To The Void – Light Of The Fallen Gods

Imperterrito al trascorrere del tempo, specialmente in ambito underground, il death metal melodico continua a partorire band di ottime potenzialità, non solo rivolte a quello più moderno violentato da ritmiche core, tanto caro ai giovani fan di questi tempi, ma anche al più vecchio e mai domo scandinavian melodic death dei primi anni novanta, che dall’underground ha acquistato nuova linfa non potendo più contare sulle band che lo resero popolare allora, ammaliate dai dollari statunitensi e in gran parte sbiadite parodie di se stesse.

I Right To The Void, gruppo francese al secondo full-length, licenziato in questi giorni per la sempre più imprescindibile WormHoleDeath, la lezione l’hanno imparata eccome ed il loro nuovo album risulta un ottimo esempio di come si possa, seguendo sentieri già tracciati, risultare ugualmente convincenti sotto ogni punto di vista. La band esordisce con un demo nel 2010 per poi approdare nel 2013 al primo album (“Kingdom Of Vanity”), sempre per la label italiana, acquisendo nel contempo una buona esperienza live dividendo il palco con band del calibro di Napalm Death ed Immolation, esperienze che forgiano i musicisti transalpini, qui in ottima forma e più compatti che mai. Light Of The Fallen Gods si rivela così un gran lavoro di genere, sempre in bilico tra soluzioni od school e melodic-death impreziosite dall’ottimo lavoro delle chitarre, che alternano bordate estreme a solos melodici di ottima fattura(Paul e Gauthier). Una sezione ritmica di grande impatto (Hugo alle pelli e Romain al basso) ed un vocalist (Guillame) sugli scudi per tutto il lavoro, bravissimo sia nel classico growl che nell’uso dello scream dai rimandi black, molto usato nel genere ma poche volte così convincente, fanno sì che la decina di brani proposti lascino il segno; il gruppo non dà tregua e l’album, fin dall’opener Swallow’s Flight parte a mille per non fermarsi più, regalando botte di metallo estremo, cavalcate elettriche devastanti che, a tratti, lambiscono atmosfere di epicità oscura dalla notevole resa. Siamo al cospetto degli Dei, come recita il titolo, ed allora tra cielo e terra infuria la battaglia, feroce, senza esclusione di colpi, dove anche l’ascoltatore vacilla sotto il bombardamento di canzoni come le velocissime Death Circles, Fate Of Betrayal, Through The Grave e, mentre i due eserciti se le danno di santa ragione, riprendiamo fiato con la prima parte strumentale della stupenda The One Who Shoulder’s The Light. Con una produzione al top e una copertina che trasuda epicità nordica, questo lavoro potrebbe piacere non poco ai seguaci di Amon Amarth e compagnia vichinga, pur non essendo comunque un prodotto viking “tout court” ma tenendo ben saldo il cordone che lega la band al melodic death; etichette a parte, un album da ascoltare e far vostro. Promossi a pieni voti.

Tracklist:
1. Swallow’s Flight
2. Death Circles
3. Fate of Betrayal
4. The Sun of the Living Ones
5. Throught the Grave
6. The One Who Shoulders the Light (Part I)
7. The One Who Shoulders the Light (Part II)
8. Majesty’s Doors
9. Origins of a New World
10. This Is Our Time

Line-up:
Fabien – Bass
Hugo – Drums
Paul – Guitars
Gauthier – Guitars
Guillaume – Vocals

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