Slow – V-Oceans

In occasione della riedizione in vinile e cd da parte della code666 di questo splendido album, riproponiamo la recensione pubblicata nella scorsa estate con la speranza di catturare l’attenzione di qualche nuovo estimatore della musica targata Slow.

Quinto atto per uno dei mille progetti del multiforme Déhà, un artista che non teme rivali stante l’elevatissimo rapporto tra la debordante quantità della musica proposta e la sua sempre stupefacente qualità.
Oceans non viene meno alle aspettative, stavolta, però, facendo esattamente quanto un estimatore del musicista belga si sarebbe aspettato, ovvero dare alle stampe con il monicker Slow qualcosa di molto vicino al disco funeral doom atmosferico definitivo, tramite il quale obbligare ciascuno ad esibire senza alcuna maschera il proprio turbamento ed il dolore sordo e latente che accompagna anche l’esistenza più spensierata.
Senza farsi aiutare in questa occasione dal suo grande amico Daniel Neagoe (ma i due hanno in serbo perle irrinunciabili delle quali parleremo prossimamente), Déhà mette in scena quasi un’ora di note in cui il genere viene sviscerato nella sua veste più toccante, con la lenta e costante reiterazione delle linee melodiche che vanno man mano a modificarsi in maniera impercettibile, per poi arricchirsi di nuovi apporti, strumentali e vocali, prima di esplodere in autentiche tempeste emozionali.
Se in Mythologiae il sound, a tratti, risultava più etereo e, di conseguenza, meno intenso, Oceans ritorna alle sonorità più drammatiche e, se vogliamo, più dirette di Gaia, toccando le vette melodiche alle quali Déhà ci ha abituato nel corso di questi anni.
Il concept verte sull’elemento acquatico per il quale, altra novità in tal senso, Déhà ha delegato la composizione delle liriche alla giovane connazionale Lore Boeykens; l’album scorre appunto fluido come un liquido e privo di interruzioni tra i cinque lunghi brani, portandosi appresso dalla prima all’ultima nota quel marchio musicale che accomuna, al di là delle differenze di genere, progetti come Imber Luminis, Yhdarl, We All Die (Laughing), Deos, Vaer e Maladie, solo per citare quelli dal maggiore potenziale evocativo.
Appare così inutile parlare dei singoli brani, anche se non si può ugualmente fare a meno di notare come nei tredici minuti intitolati Déluge si raggiungano vertici di lirismo inimmaginabili per potenza e drammaticità, amplificati da un growl che non viene mai abbandonato nel corso del lavoro, conducendo l’ascoltatore tra lo stupore provocato da atmosfere basate su tastiere e chitarra e e percosse da una base ritmica tutt’altro che appiattita solo su ritmi bradicardici.
Dall’Aurora alle Tenebre, dal Diluvio al Nulla, per chiudere ineluttabilmente con la Morte: giocando con i titoli dei brani è questo il percorso cosparso di lacrime lungo il quale ci conduce ancora una volta il talento di Déhà, unico nel suo saper trasformare il dolore e lo sgomento in una forma superiore di arte musicale.

Tracklist:
1.Aurore
2.Ténèbres
3.Déluge
4.Néant
5.Mort

Line up:
Déhà – All instruments, Vocals

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