Recensione

Il profumo della grandezza e della tradizione mitologica ha sempre accompagnato i Solstice nella loro carriera, e continua a farlo senza perdere un colpo nel nuovo White Horse Hill.

La band inglese ha ormai al suo attivo un grandissimo numero di lavori in ormai 27 anni di attività, ma non si lascia intaccare nel suo spirito, rispolverando con il proprio inconfondibile stile epico tra il doom e il power metal, gli splendori raggiunti in album come Halcyon (1996) e New Dark Age (1998), ma non solo.
In questo nuovo album i Solstice hanno messo tutti gli elementi che li caratterizzano e di cui si è parlato all’inizio. Lungo tutto il disco, la solennità e l’autorità delle chitarre regnano sovrane, insieme all’inconfondibile tocco della batteria di Rick Budby. White Horse Hill rende sicuramente giustizia al passato della band, la quale vuole forse dirci in questo modo che il presente merita altrettanto rispetto e interesse.
Vi sono pezzi molto evocativi quali To Sol a Thane, con la sua intro di chitarra che può essere definita al tempo stesso da pianto funebre e da celebrazione regale, o Behold, a Man of Straw, dalla breve durata e prettamente riflessiva, ma che non stona per nulla con l’attitudine dei Solstice.
Riguardo la (relativamente) breve durata del disco, gli stessi componenti della band hanno dichiarato di averlo fatto perché “preferiamo la qualità alla quantità, e la maggior parte delle band oggi rilasciano album che durano oltre 70 minuti per alimentare il mercato dei CD”. Un intento sicuramente nobile per una band mai scontata nella sua storia, e che non vuole certo iniziare oggi ad esserlo.

Tracklist
1. III
2. To Sol a Thane
3. Beheld, a Man of Straw
4. White Horse Hill
5. For All Days, and for None
6. Under Waves Lie Our Dead
7. Gallow Fen

Line-up
Richard M. Walker – Guitars
Rick Budby – Drums
Andy Whittaker – Guitars
Paul Kearns – Vocals
Ian Buxton – Bass

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