Recensione

Nati due anni fa come one man band del polistrumentista Nate Garret, poi raggiunto da altri tre musicisti (Jeff Owens, Chase Mason, Marcus Bryant), gli statunitensi Spirit Adrift licenziano il loro secondo lavoro sulla lunga distanza e completano una discografia che vedono la band protagonista anche di un ep ed uno split in appena due anni.

Tanta carne al fuoco non inficia una sufficiente qualità e Curse Of Conception si rivela un altro album di doom metal tradizionale ispirato in parti uguali agli anni settanta come ai sacerdoti metallici emersi nei successivi decenni.
Quindi, oltre ad un’aura a tratti epica, troverete ottimi solos heavy, ritmiche grasse e un andamento mai troppo lento, pesante ma regolato su mid tempo alla Cathedral di Carnival Bizarre.
I Black Sabbath sono assolutamente la fonte di ispirazione del sound del gruppo, così come appunto la band di Lee Dorrian e quelle americane con a capo il duo Pentagram/Trouble, questo in poche parole è quello che ci offre il polistrumentista di Phoenix.
Piuttosto derivativo, dunque, anche se non mancano buoni spunti che fanno dell’album un ascolto da consigliare agli amanti del doom metal tradizionale, che verranno ipnotizzati dal piglio evocativo della voce, un classico nel genere.
L’opener Earthbound e la title track sono le tracce rappresentative di questo album che, con il passare del tempo, perde un po’ d’interesse per una certa ripetitività, forse il difetto più grande che si porta dietro.
Un album di genere per gli amanti del genere niente di più, niente di meno.

Tracklist
1. Earthbound
2. Curse Of Conception
3. To Fly On Broken Wings
4. Starless Age (Enshrined)
5. Graveside Invocation
6. Spectral Savior
7. Wakien
8. Onward, Inward

Line-up
Nate Garrett
Jeff Owens
Chase Mason
Marcus Bryant

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