Recensione

Rumori che vengono da dentro, esplosioni attese da anni che scoppiano in faccia, giri di chitarra che sembrano abitare nel nostro cervello, un attendere che sembra infinito per poi planare su corpi che non hanno bisogno di te ma che sono gli unici che possono capirti.

Apnea che fortifica l’orgasmo di sapere che non c’è godimento, finire sopra a dei nastri che ti tranciano le vertebre. Parlare di musica con alcuni dischi è davvero senza senso, bisogna solo sentire quelle note, quelle canzoni che ti fanno nascere vortici dentro, quei rari slanci musicali come questo Vertebre degli Stalker, in apparenza quattro pezzi di musica che spazia dall’hardcore al post hardcore, dal punk all’emo, dal post metal all’oltre tutto. Dentro questo ep ci sono tantissime cose, ci sono varie vite, prima di tutto di quelli che lo hanno fatto, e poi le nostre che lo stiamo ascoltando ed infine quelle che ci passano davanti. Il ritorno degli Stalker è un qualcosa che aspettavamo in tanti e loro stessi sono un qualcosa che assume mille mutazioni diverse: da una possibile evoluzione degli immensi Kafka, al gruppo dopo gli Ex Otago del cantante Alberto, ma in realtà l’unica cosa che sono è il loro nome e questa musica che suona come suonavano certi dischi anni fa. Forse nel passato le cose andavano meglio anche per la musica, ma un disco come questo in quella supposta età dell’oro non sarebbe potuto nascere, perché in quei giorni la speranza c’era ancora. Qui no, qui sta andando tutto a puttane, e Vertebre non è affatto un disco consolatorio, ma è un disco che grida e noi con lui. Hardcore, post, prima o durante metal, i generi non sono affatto importanti, perché qui è la totalità ad emergere, a picchiarti contro, musica come un’onda che tutto travolge. Siamo cambiati, gli Stalker con noi, e dopo il meraviglioso debutto omonimo del 2008, che conteneva già in nuce Vertebre, hanno fatto un capolavoro, la perfetta descrizione del naufragio di pirati che hanno provato a conquistare qualcosa di troppo difficile per loro. Quei pirati che forse siamo noi, ora sono naufragati e si sono rotti le ossa, forse anche le Vertebre, e non rimane loro altro che gridare. Sequenze di vita, immagini di momenti che portano tutti alle sconfitte, e quello forse è il nostro destino. Però nel buio le Vertebre risplendono come nessun’altra cosa, e le grida che salgono insieme al rumore sono splendide. Oceani aperti che ci inghiottiscono e allora ricompariremo da altre parti, dove forse affonderemo nuovamente. Piccolo capolavoro al crocevia di tanti generi ed emozioni, un sentire qualcosa che è stato declinato in molte maniere, un sentimento che parte da lontano e arriva dove siamo noi, che pensavamo potesse andare meglio, ma non è una sconfitta perché ne possiamo parlare.

Tracklist
1. Tornado
2. Vertebre
3. Masonic Youth
4. Mai più

Line-up
Mauro – Guitar
Michele – Drums
Luca V. – Bass
Alberto – Vocals
Matteo – Gui

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