Assassin – Combat Cathedral

Ottimo ritorno per il gruppo tedesco, il nuovo lavoro sazierà di violento thrash metal tutti gli amanti dei suoni estremi provenienti dal decennio ottantiano

I thrashers tedeschi Assassin sono da sempre considerati alla stregua di una cult band per gli amanti del genere: attivi dalla prima metà degli anni ’80 con il primo demo Holy Terror ed il debutto sulla lunga distanza The Upcoming Terror, datato 1986, si misero in mostra per il loro stile violentissimo e senza compromessi.

Interstellar Experience, secondo lavoro licenziato nel 1988, vide la band fare un passo indietro a livello qualitativo, da qui in poi numerosi problemi portarono allo split, fino al 2005 che segnava la reunion e l’uscita del terzo full length, The Club.
Il precedente Breaking The Silence, uscito cinque anni fa, seguito da un DVD ed una compilation hanno dato alla band la meritata continuità discografica e questo ottimo Combat Cathedral non fa che confermare il periodo di grazia del combo tedesco.
Accompagnato dalla copertina illustrata da Marcelo Vasco (Slayer, Machine Head, Soulfly), il nuovo lavoro presenta dodici brani di devastante thrash metal alla Slayer, tra tradizione ottantiana e massacrante groove, che basta per rendere la proposta al passo coi temi e per niente nostalgica.
Gli Assassin sono una macchina da guerra metal, violenta e feroce, se qualcosa si perde nei più di cinquanta minuti di durata, i loro punti il quintetto tedesco li riacquistano con un impatto ed una furia distruttrice sopra le righe ed una prova tecnica notevole.
Le ritmiche spazzano via ogni cosa, le chitarre urlano e il vocalist spacca letteralmente con una prova rabbiosa e sul pezzo, in ogni istante di questa guerra totale che è Combat Cathedral.
Ingo “Crowzak” Bajonczak è una furia disumana al microfono, la sezione ritmica esplode in ripartenze da infarto (Joachim Kremer al basso e Björn “Burn” Sondermann alle pelli), mentre le due asce sono armi letali in mano ai due axekillers Michael Hoffmann e Jürgen “Scholli” Scholz.
Non un attimo di respiro, i brani si susseguono una più violenta ed estrema dell’altra con l’opener Back From The Dead, la devastante Undying Mortality, la velocissima Whoremonger e la clamorosa Ambush a fare da traino a questo branco di voraci e crudeli metal songs.
Ottimo ritorno dunque per il gruppo tedesco, il nuovo lavoro sazierà di violento thrash metal tutti gli amanti dei suoni estremi provenienti dal decennio ottantiano, che la battaglia abbia inizio.

TRACKLIST
1. Back From The Dead
2. Frozen Before Impact
3. Undying Mortality
4. Servant Of Fear
5. Slave Of Time
6. Whoremonger
7. Cross The Line
8. What Doesn’t Kill Me Makes Me Stronger
9. Ambush
10.Word
11. Sanity From The Insane
12. Red Alert

LINE-UP
Ingo “Crowzak” Bajonczak – vocals
Michael Hoffmann – guitars
Jürgen “Scholli” Scholz – guitars
Joachim Kremer – bass
Björn “Burn” Sondermann – drums

ASSASSIN – Facebook

Devolted – Broken Kings

Segnatevi il nome di questa band irlandese, al prossimo giro che si spera sulla ruota di un full length potrebbero regalare uno spettacolo pirotecnico di fuochi d’artificio metallici.

Secondo lavoro in formato ep dei Devolted, gruppo irlandese attivo in quel di Dublino dal 2010 e con il primo mini cd uscito un paio di anni fa (The Curious Case).

Quattro brani per sedici minuti di metal ruvido, pesante e molto groovy, questo in sintesi è quello che affiora all’ascolto di Broken Kings e delle canzoni di cui è composto, ispirato tanto dal thrash metal, quanto dalle ultime sonorità che riempiono i lavori delle giovani modern metal band.
Ritmiche pesanti come macigni, rese potentissime da un groove in pieno Pantera style, un tocco di death metal melodico alla Soilwork e per questa giovane band il gioco è fatto, non facendo mancare chorus melodicissimi (My Monster) un’indiavolata carica thrash (Dogs Of War) e buone intuizioni di quel metal moderno tanto caro ai gruppi statunitensi (la title track).
Qualche riff richiama il metal tradizionale, ma sono attimi, schegge che partono impazzite a causa dell’esplosione dei tre brani, che travolgono, grazie anche ad una produzione esemplare che valorizza tutta la carica metallica in possesso alla band.
Il resto è un susseguirsi di metallo roccioso e debordante con una prova maiuscola di un singer rabbioso, ma perfetto nelle cleans, valorizzate da chorus dall’ottimo appeal (Rafal Smyczynski), una sezione ritmica spaccaossa ( lo stesso singer al basso in compagnia delle pelli di Dominik Tokarski) e due asce che non risparmiano riff debordanti e solos ultra heavy (Mark O’Reilly e Killian Chellar).
Segnatevi il nome di questa band irlandese, al prossimo giro che si spera sulla ruota di un full length potrebbero regalare uno spettacolo pirotecnico di fuochi d’artificio metallici.

TRACKLIST
1. My Monster
2. Dogs of War
3. God of Light
4. Broken Kings

LINE-UP
Dominik Tokarski – Drums
Mark O’Reilly – Guitars, Vocals (backing)
Killian Chellar – Guitars, Vocals (backing)
Rafal Smyczynski – Vocals, Bass

DEVOLTED – Facebook

Exalter – Obituary for the Living

La zampata di un’etichetta come la Transcending Obscurity non può che essere segno di qualità, ed infatti senza far gridare al miracolo, i sei brani presentateci non mancano di lasciare buone impressioni

Proviene dal Bangladesh il duo di thrashers che compone la line up degli Exalter, band formata tre anni fa, di cui Obituary For The Living risulta il secondo ep.

Il mini cd raccoglie tutto il precedente lavoro (Democrasodomy) dello scorso anno più due tracce inedite di thrash vecchio stampo che guarda agli States ed alla scena della Bay Area.
Il duo è composto da Tanim (voce e chitarra) e Afif alle pelli, mentre il basso è lasciato agli ospiti che si avvicendano in sede live.
Il sound della band è il classico thrash old school lineare, veloce ed in questo caso abbastanza melodico per risultare piacevole ad un primo ascolto.
Anche se le songs tendono ad assomigliarsi, una discreto lavoro in fase di registrazione e l’attitudine senza compromessi dei musicisti rendono Obituary For The Living un gagliardo biglietto da visita per gli Exalter.
La zampata di un’etichetta come la Transcending Obscurity non può che essere segno di qualità, ed infatti senza far gridare al miracolo, i sei brani presentateci non mancano di lasciare buone impressioni che si spera verranno confermate su un eventuale full length.
Thrash metal di scuola statunitense si è scritto, ed allora nei vari brani come Surrounded by Evil, Nuclear Punishment e Thrash Resurgence, una bufera di suoni che richiamano i vari Exodus, primi Metallica, Death Angel con qualche picco estremo alla Slayer, massacreranno per una mezzoretta i vostri delicati padiglioni auricolari.
Obituary For The Living non manca di sfoderare una notevole aggressione, così da portare a headbanging sfrenati i fans del genere.

TRACKLIST
1. Tortured Innocents
2. Surrounded by Evil
3. Sacrificial Immolation
4. Nuclear Punishment
5. Throat Cutters
6. Thrash Resurgence
7. White Phosphorus Shell

LINE-UP
Tanim- Vocal,Guitar
Afif- Drums

EXALTER – Facebook

Warfect – Scavengers

Una bomba thrash metal devastante, questo è il nuovo lavoro degli svedesi Warfect,un’esplosione di metallo velocissimo aggressivo ed arrembante che vi travolgerà senza pietà.

Una bomba thrash metal devastante, questo è il nuovo lavoro degli svedesi Warfect,un’esplosione di metallo velocissimo aggressivo ed arrembante che vi travolgerà senza pietà.

La Cyclone Empire licenzia Scavengers, terzo album del trio di Uddevalla, band che dal 2003 incendia palchi e distrugge lettori cd, disintegrati dalla forza dirompente dei primi due lavori, Depicting the Macabre (uscito nel 2009 per la nostrana My Kingdom Music) ed Exoneration Denied di tre anni fa.
Warfect è sinonimo di thrash metal old school, valorizzato da una produzione perfetta a cura di Fredrik Wester, chitarrista e cantante della band, una raccolta di songs che non conosce tregua, tra ritmiche indiavolate, solos fulminanti, un vocione arrabbiatissimo ma da manuale dei dieci comandamenti del genere e un’attitudine che esce prepotentemente dai solchi dell’album e ci investe in tutto il suo impatto debordante.
L’artwork curato da Andrei Bouzikov, già al lavoro per Municipal Waste, Autopsy e Fueled By Fire, in puro ed ignorante thrash metal style, valorizza questo tsunami metallico che non risparmia, velocità, ripartenze, solos armonici ed incredibili ritmiche che sembrano provenire da un pendolino in una folle corsa sui binari.
Sfuriate rabbiose, atmosfere oscure, un songwriting di altissimo livello, e tanta rabbia positiva, fanno di Scavengers un album imperdibile per i fans del vecchio e mai domo tharsh metal, brani elaborati ma travolgenti come Reptile, Watchtowers, The Resurrectionists ( un’apoteosi di mid tempo, stacchi fulminanti e ripartenze veloci come il vento) o la marziale e cattivissima Evil Inn riempIono l’orecchio ed il cuore e confermano che il genere è assolutamente in buona salute e, nell’underground, continua a mietere vittime innocenti come un serial killer crudele e feroce.
Il sound dei nostri tre baldi musicisti svedesi non ha nulla di originale (Slayer, Kreator, Whiplash), ma qui si fa thrash metal e lo si suona alla grande, dunque poche storie e fatevi travolgere nel mare di note metalliche in tempesta di Scavengers, sarà molto difficile tornare a riva.

TRACKLIST
01. Purveyors of Cadavers
02. Reptile
03. Anatomy of Evil
04. Watchtowers
05. Suffocate the Chosen
06. Predators
07. The Resurrectionists
08. Skin Bound
09. Evil Inn
10. Savaged by Wolves
11. Into the Crypt

LINE-UP
Fredrik Wester – Vocals and guitar
Kristian Martinsson – Bass
Manne Flood – drums

WARFECT – Facebook

Merciless Death – Taken Beyond

Uscito lo scorso anno, Taken Beyond viene riproposto dalla High Roller records in versione vinile.

Merciless Death è il nome di questo combo statunitense che con l’aiuto dell’auto produzione ha stampato nella sua carriera altri due full length, Evil In The Night nel 2006 e Realm Of Terror uscito nel 2008.
La band nel frattempo è rimasta un duo, Andy Torres (voce e basso) e Dan Holder (chitarra e batteria), insieme a far danni dall’ormai lontano 2003, anno di inizio della loro personale guerra a suon di thrash metal old school.
Taken Beyond può tranquillamente essere considerato una chicca per gli appassionati del thrash metal grezzo e molto vicino al death, rigorosamente di stampo statunitense, violento, nichilista ed assolutamente anticristiano.
Siamo in territori cari ai primissimi Slayer e Possessed, numi tutelari del metal old school dall’impatto devastante e senza compromessi, qualche sfumatura più estrema odora di obitorio custodito dai fratelli Tardy, colpevoli degli storici massacri sonori come Slowly We Rot e Cause Of Death, ma in generale è la band di Tom Araya che tiene banco su questo lavoro.
La produzione risente del clima old school che aleggia su questa raccolta di brani, non lasciando intravedere nessuna concessione alla benché minima soluzione in linea con le opere odierne.
Il problema maggiore di questo lavoro è la troppa somiglianza con le vecchie glorie a cui la band fa riferimento, le songs tendono ad assomigliarsi una all’altra e la mezzora abbondante di durata fa fatica a passare senza portare a qualche sbadiglio di troppo.
Prodotto che potrebbe trovare estimatori solo nei fans accaniti del genere, in definitiva.

TRACKLIST
1. The First Temptation
2. Manifestation
3. Witches Spell Of Death
4. Baptism At The Skull
5. Oath Of Revenge
6. The Evil Of The Night
7. Christians Of Gomorrah
8. Convictions
9. Prepare The Soul – Taken Beyond

LINE-UP
Andy Torres – Vocals, Bass
Dan Holder – Guitars, Drums

MERCILESS DEATH – Facebook

Cendra – Metal Punk

I catalani divertono moltissimo e fanno ciò che si aspetta da un album metal punk : casino, dita puntate, pogo e addio controllo.

Mai titolo fu più esplicativo : questo disco è totalmente metal punk.

I Cendra sono catalani e fanno un black thash con attitudine punk hardcore, dalle parti dei Venom ma meglio. Ascoltando Metal Punk se ne ama subito la furia, ma è anche interessante per capire la concatenazione dei sottogeneri del metal. Dal black al thrash e da questi al punk ci passa davvero poco e come lo ying è nello yang pure il punk è nel black e i Cendra lo dimostrano sul campo. I catalani divertono moltissimo e fanno ciò che si aspetta da un album metal punk: casino, dita puntate, pogo e addio controllo.
Questo suono metal molto debitore degli ’80 e dei ’90 sta producendo buoni album negli ultimi anni, e forse è l’interpretazione più ortodossa dello spirito metal: ascoltando questo disco lo capirete in maniera molto più immediata di quanto io possa spiegare.

TRACKLIST
1.Maniac Homicida
2.Boig Perdut
3.Sadic
4.Resurrecio
5.TU-PA-TU-PA!!!
6.Antisocial
7.Metal Punk
8.Lliures
9.Rates
10.Anirem a L’infern
11.Sense Objectius

LINE-UP
Joey – Drums, Vocals
Malparit – Guitar
Aggressor – Bass

CENDRA – Facebook

Barbarian – Cult Of The Empty Grave

Il loro metal è fortemente debitore di oscuri dischi anni ottanta, ma anche di echi dei grandi come Venom, Running Wild o Manowar, a seconda della canzone.

Metal barbarico ed assoluto per questo gruppo italiano in attività dal 2009, che nel 2014 ha dato alle tenebre il bellissimo Faith Extinguisher per Doomentia.

In questo nuovo disco per Hells Headbangers, i nostri fanno il loro Absolute Metal, come giustamente recita una loro canzone ivi contenuta. I Barbarian sono una macchina da guerra potente e che non fa prigionieri. Il loro metal è fortemente debitore di oscuri dischi anni ottanta, ma anche di echi dei grandi come Venom, Running Wild o Manowar, a seconda della canzone, con il risultato di fare un suono davvero accattivante e quasi commovente per gli amanti del metal, perché è questo il vero metal. Tutte le canzoni divertono, hanno un bel tiro e il suono è vintage il giusto, senza esagerare, e si può ascoltare la grande passione che hanno questi ragazzi per il genere. Absolute Metal !!!!

TRACKLIST
1.Bridgeburner
2.Whores of Redemption
3.Cult of the Empty Grave
4.Absolute Metal
5.Supreme Gift
6.Bone Knife
7.Remoreless Fury

LINE-UP
BORYS CROSSBURN – Necroharmonic guitarmageddon and invocations of baltic storms and polish metal albums
D.D. PROWLER – Bass-tard mock of human morals, eruptions of evil from the cracked earth
LORE STEAMROLLER- Fuck off bombardment

BARBARIAN – Facebook

Santa Sangre – Ali d’Amianto

Ali d’Amianto è un lavoro riuscito ed assolutamente consigliato per i fans del metal più diretto e senza fronzoli, e la carica distruttiva di cui è colmo non può certo passare inosservata.

La Qua’Rock ci presenta il nuovo lavoro dei Santa Sangre, trio toscano che propone un massiccio metal estremo tra thrash metal e hardcore, rigorosamente cantato in lingua madre.

Il gruppo nasce a Grosseto sei anni fa dalle ceneri dei Nerovena ed ha all’attivo hanno due demo ed un ep datato 2013 intitolato La Tua Ora.
Dopo la firma con la label corregionale, la band entra in studio per registrare l’ennesimo massacro sonoro, dal titolo Ali d’Amianto, una bella mazzata in pieno volto, senza compromessi e con l’obiettivo di far male, molto male.
Un sound molto vario contraddistingue un album in cui i brani passano dal thrash tout court, al grezzo hardcore, con ritmiche che si drogano di groove, veloci e schizoidi episodi di metallo, che amoreggia con attitudine punk ed impatto travolgente.
Le loro passate esperienze live, con nomi storici dell’hardcore statunitense come i Biohazard e ottime realtà groove metal nostrane come i Rebeldevil, sono servite non poco per definire le coordinate del nuovo lavoro.
Al gruppo non manca certo l’impatto, fondamentale nel genere, le variazioni ritmiche sempre potenti e veloci rendono l’album una monolitica incudine lasciata cadere da un grattacielo, gli strumenti creano un muro sonoro invalicabile ed il cantato in italiano non inficia la resa dei brani, grazie alle tonalità di stampo hardcore ed i testi intelligenti e al passo con la musica proposta.
Una proposta senza compromessi, che ha nell’ottima title track, nella seguente Schegge e soprattutto nella stonerizzata Visione Esoterica i brani cardine dell’album.
Ali d’Amianto è un lavoro riuscito ed assolutamente consigliato per i fans del metal più diretto e senza fronzoli, e la carica distruttiva di cui è colmo non può certo passare inosservata.

TRACKLIST
1.Ali D’amianto
2.Schegge
3.Al Guinzaglio
4.Manifesto
5.Passi Di Piombo
6.Visione Esoterica
7.La Gente Che Conviene
8.Samsara
9.Serpente Di cenere

LINE-UP
Antonio Viggiani – Drums
Alessandro Parrini – Guitars, vocals
Paolo Bencivenga – Bass

SANTA SANGRE – Facebook

Braindamage – The Downfall

Un post thrash, irruente, futurista, freddo ed industriale, ma comunque capace di incollare l’ascoltatore alle cuffie, cercando di seguire il mare di note che il terzetto senza sosta scaraventa, con forza disarmante, nello spartito.

Tornano dopo sette anni dal loro ultimo album gli storici Braindamage, nome di punta del metal estremo nazionale, dal 1988 impegnati a diffondere il verbo del thrash metal, progressivo e dissonante.

Ne è passata di acqua sotto i ponti dal debutto Signal de Revolta, album che portava il gruppo torinese all’attenzione delle cronache metalliche, non solo per l’ottima qualità del metal proposto, ma pure per il lavoro dietro alla console di Steve Albini, guru dell’alternative e del metal internazionale, impegnato con nomi altisonanti come Nirvana, Neurosis, Sonic Youth ed una buona fetta dei gruppi più importanti di quel periodo.
Un concept lirico che richiama il romanzo Kahlenberg, la Regina in Rosso ed Altri Racconti, scritto da Andrea Signorelli, bassista, cantate e membro storico della band, ed un’ottima vena compositiva, fanno di The Downfall un lavoro riuscito ed ispirato: il thrash metal moderno e progressivo di cui il gruppo è portabandiera non manca di creare mulinelli di musica che nell’originalità e nella non facile lettura costruisce il suo massimo punto di forza.
Un post thrash, irruente, futurista, freddo ed industriale, ma comunque capace di incollare l’ascoltatore alle cuffie, cercando di seguire il mare di note che il terzetto senza sosta scaraventa, con forza disarmante, nello spartito.
L’opener Substituting Forgiveness with Mass Destruction introduce a questo lavoro con l’impeto di un’esplosione nucleare metendo in evidenza la roboante, marziale e fantasiosa sezione ritmica (Andrea Signorelli e l’ottimo drummer Cosimo De Nola) e i solos chirurgici della coppia Alex Mischinger e Gigi Giugno.
She Can Smell The Blood Of A Surrendering Race, futurista e travolgente, dall’impatto di un disco volante in caduta libera sulla terra, annichilisce così come le altre songs, che hanno nella seguente I Owe You A Billion Years Of Terror un esempio di terrificante thrash metal industriale, con i Killing Joke, una delle influenze primarie del gruppo, a poggiare la loro ala distruttiva sul sound.
Non esiste tregua nell’assalto cyber thrash dei Braindamage, bellissima e coinvolgente Subhuman’s Towns Merciless Obliteration, con un Signorelli leggermente più melodico rispetto al tono rabbioso che contraddistingue la sua prova, mentre Queen Acadienne’s Floating Mirrors And Tarots è una marcia siderale verso l’annientamento dei padiglioni auricolari.
I sette minuti di The Downfall Is Here To Stay, I Shall Fight Until The End concludono alla grande questo nuovo lavoro, un ritorno assolutamente da non perdere per i fans del gruppo e per tutti gli amanti del genere.
I Braindamage si confermano uno dei nomi più titolati nel portare avanti il suono creato dai maestri Voivod, accompagnati da un’esperienza ed una personalità da grande band. Bentornati.

TRACKLIST
01. Substituting Forgiveness With Mass Destruction
02. god Granted Your Prayers Through Nuclear Warheads
03. She Can Smell The Blood Of A Surrendering Race
04. I Owe You A Billion Years Of Terror
05. Subhuman’s Towns Merciless Obliteration
06. Queen Acadienne’s Floating Mirrors And Tarots
07. Last Of The Kings, First Of The Slaves
08. The Shadow That I Cast Is Yours, Not Mine
09. You Nailed My Soul I Burned Your Flesh
10. The Downfall Is Here To Stay, I Shall Fight Until The End

LINE-UP
Gigi Giugno- Guitars
Andrea Signorelli- Bass, vocals
Alex Mischinger- Guitars
Cosimo De Nola – Drums

BRAINDAMAGE – Facebook

Inallsenses – Checkmate

Checkmate potrebbe senz’altro fungere da ideale apripista ad un nuovo lavoro sulla lunga distanza, le sensazioni sono positive, aspettiamo fiduciosi le prossime mosse.

Attivi addirittura dalla seconda metà degli anni novanta, tornano con questo ep di quattro brani i campani Inallsenses, alfieri di un sound che mescola con sagacia death metal,thrash e metalcore in un unico terremotante frullatore musicale.

Il gruppo di Caserta rompe un silenzio che dura ormai da sei anni, da quel 2010 che segnò l’uscita dell’ultimo full length, Hysterical Psychosis, successore di The Experience, uscito nel 2008 e di due demo nei primi anni di carriera.
Una band di provata esperienza, culminata nel 2008 con l’apparizione al Wacken Open Air, messa al sevizio di quattro brani composti da pura adrenalina estrema.
Velocità ritmica ai limiti legali, un’ottimo uso delle due voci (clean e growl) ed un buon susseguirsi di solos melodici, sono le principali cause della buona riuscita dei brani che compongono Checkmate, ad iniziare dall’opener Expectation, la più moderna del lotto e vicina al sound estremo di moda in questi anni.
Si viaggia con l’acceleratore a tavoletta nella seguente The Anthem Of Revolution, una thrash metal song divisa tra l’irruenza del genere e i solos di estrazione melodic death, così come in New Automata, interpretata alla grande dalla doppia voce del chitarrista Matteo Recca.
La titletrack chiude questi diciassette minuti di flagello, qui i migliori Testament fanno capolino tra i solchi del brano, un arrembante e quanto mai riuscito macello sonoro, a cui la doppia voce dona un’altissimo appeal.
Buon ritorno per la band casertana, Checkmate potrebbe senz’altro fungere da ideale apripista ad un nuovo lavoro sulla lunga distanza, le sensazioni sono positive, aspettiamo fiduciosi le prossime mosse.

TRACKLIST
1. Expectation
2. The Anthem Of Revolution
3. New Automata
4. Checkmate

LINE-UP
Lorenzo Picerno – Bass
Bartolomeo D’Arezzo – Drums
Mateo Recca – Guitars, Vocals
Giuseppe Senese – Guitars

INALLSENSES – Facebook

VV.AA. – Thirteeen: An Ethereal Sound Works Compilation

Thirteen è la compilation che celebra i tredici anni di attività della label portoghese Ethereal Sound Works, nel cui roster sono comprese band lusitane dedite ai generi più disparati, ma tutte accomunate da una notevole qualità di fondo e da altrettanta verve creativa.

Thirteen è la compilation che celebra i tredici anni di attività della label portoghese Ethereal Sound Works, nel cui roster sono comprese band lusitane dedite ai generi più disparati, ma tutte accomunate da una notevole qualità di fondo e da altrettanta verve creativa.

Sono ben 19 i brani contenuti in questa raccolta piuttosto esaustiva con la quale il buon Gonçalo esibisce i suoi gioielli, anche quelli più preziosi ma, purtroppo, non più attivi come i Vertigo Steps.
Così, in questo caleidoscopio di suoni ed umori, troviamo il metal con il death dei Rotem e il power/thrash degli Hourswill, il rock alternativo di Secret Symmetry, Painted Black, Dream Circus e Artic Fire, il punk di The Levities, Chapa Zero e Punk Sinatra, il dark di And The We Fall, Rainy Days Factory e My Deception, l’indie dei The Melancholic Youth Of Jesus, il folk dei Xicara , la sperimentazione pura dei Fadomorse e l’ ambient degli Under The Pipe e dei Soundscapism Inc., quest’ultimo fresco progetto di Bruno A., successivo allo split dei Vertigo Steps, qui rappresentati dalla splendida Silentground.
L’eclettismo è il vero marchio di fabbrica della ESW, grazie alla quale abbiamo la possibilità di constatare come in Portogallo si produca tanta musica di qualità, in più di un caso oggetto delle nostre recensioni (che possono essere lette nella sezione sottostante denominata articoli correlati).
Non ci sono solo i Moospell o il fado, quindi, a rappresentare il fatturato musicale lusitano, e questa compilation offre una ghiotta possibilità di farsi un’idea più precisa di quel movimento, portando alla luce diverse realtà oltremodo stimolanti.

Tracklist:
1.Secret Symmetry – Disarray And Silver Skies
2.Vertigo Steps – Silentground
3.Painted Black – Quarto Vazio
4.Hourswill – Atrocity Throne
5.My Deception – Daylight Deception
6.Dream Circus – Ticking
7.Rotem – The Pain
8.The Levities – Split Lip
9.Chapa Zero – Vai Lá Vai
10.Punk Sinatra – Nunca Há Paciência
11.Under The Pipe – No Need Words
12.Artic Fire – Running
13.The Melancholic Youth Of Jesus – Insensivity
14.And Then We Fall – Ancient Ruins
15.Rainy Days Factory – Deep Dive
16.Fadomorse – Deicídio
17.Xícara – Cantiga (Deixa-te Estar na Minha Vida)
18.Dark Wings Syndrome – In My Crystal Cage (2015)
19.Soundscapism Inc. – Planetary Dirt

ETHEREAL SOUND WORKS – Facebook

Subliminal Crusher – Darketype

Darketype ci consegna una band che non ha nulla da invidiare ai gruppi d’oltreconfine, manifesto della qualità altissima raggiunta dalla nostra scena estrema.

Tornano a distanza di tre anni dal precedente Newmanity i Subliminal Crusher, band da considerarsi storica nel panorama estremo nazionale visto gli ormai quattordici anni di attività.

Il gruppo infatti è dal 2002 che sale sui palchi con il suo devastante sound, in compagnia di nomi altisonanti del mondo estremo come Entombed, The Haunted, Darkane e Sadus, portandosi dietro una discografia arrivata al quarto full length, dopo Antithesis, primo lavoro del 2005, E(nd)volution del 2008 e, appunto, Newmanity.
Il gruppo umbro anche questa volta non tradisce le attese e colpisce nel segno con terribile violenza, Darketype è un lavoro che, come da tradizione, annovera nel proprio sound death metal melodico e thrash, in un susseguirsi di songs dall’impatto devastante ma molto curate sotto l’aspetto melodico, specialmente nel gran lavoro delle due asce (Marco Benedetti e Lorenzo Lucchini) che inanellano una serie di solos dal forte sapore classico (The Jester Who Rules The World e la straripante No Future For Your Head), sulle ritmiche infernali provenienti dal basso di Jerico Biagiotti e dal quel mostro di bravura alle pelli che risulta Rawdeath, un vero spettacolo pirotecnico il suo drumming.
Sopra a questo ben di dio estremo, il growl rabbioso di Emiliano Liti fa il resto e Darketype deflagra fin dalle prime note di Violence, seguita da Archetype e andando a formare un duetto iniziale letteralmente fulminante.
Musica estrema, violenta, sparata a velocità della luce, o marmorea nel suo incedere cadenzato (grandiosa Eternal And Hollow), compone questo album a tratti entusiasmante, il death metal melodico di estrazione scandinava viene irrobustito a dovere da elementi thrash, i solos non risultano mai banali, non mancano aggressive cavalcate metalliche e violentissime sfuriate (Vermin’s Choirs) il tutto suonato in modo esemplare.
Dopo tanto core, ormai insinuatosi nel sound di molti gruppi estremi, finalmente un vero esempio di death metal melodico come i maestri scandinavi insegnano, Darketype ci consegna una band che non ha nulla da invidiare ai gruppi d’oltreconfine, manifesto della qualità altissima raggiunta dalla nostra scena estrema.

TRACKLIST
01.Violence
02.Archetype
03….And Then the Darkness Came
04.Ashes of Mankind
05.Condemned to Exile
06.The Jester Who Rules the World
07.Eternal and Hollow
08.Vermin’s Choirs
09.No Future for Your Head
10.Obscure Path

LINE-UP
Jerico Biagiotti – Bass
Rawdeath – Drums
Marco Benedetti – Guitars
Lorenzo Lucchini – Guitars
Emiliano Liti – Vocals

SUBLIMINAL CRUSHER – Facebook

Tombstalker – Black Crusades

Incandescente miscela di death, thrash e groove metal, un po’ di Bolt Thrower e tanta violenza.

Incandescente miscela di death, thrash e groove metal, un po’ di Bolt Thrower e tanta violenza.

Dal Kentucky arriva l’esordio discografico di questa bestia che prende le mosse dai grandi del metal e soprattutto da quella grande epopea metal che fu la scena svedese degli anni novanta. L’incedere è da grande gruppo, si sente che di musica ne masticano molta e riescono e rielaborare ottimamente il tutto. Ci sono moltissime cose qui dentro, l’album è un attacco frontale che piacerà a moltissimi metallari di diversa estrazione. I Tombstalker fanno un album estremamente divertente che mette un certo metal al centro del discorso senza pose o atteggiamenti, ma solo tanta sostanza e violenza. Guerra Metal.

TRACKLIST
1.Forlorn Recollections
2.Chaos Undivided
3.Blood Thirster
4.Fate Weaver
5.Black Crusades
6.Soul Eater
7.Plague Father
8.Chaos Enthroned

LINE-UP
Conqueror Horus – howls and bellows of torment, soul shred.
Defiler – low frequency warfare, subliminal propaganda.
Basilisk – relentless blitzkrieg.

TOMBSTALKER – Facebook

Battle X – Imminent Downfall

Un lavoro di una bellezza metallica che commuove, esplosivo e dirompente ma anche intimista, drammaticamente melodico, fiero nel portare questa raccolta di note nell’olimpo del genere

Rigorosamente autoprodotto, come già l’ep di debutto datato 2010, Imminent Downfall è un album di metallo old school come attitudine, d’altronde i brani presenti richiamano a gran voce i Metallica del black album (The Hierophant), i Testament più melodici, accompagnati poi con elementi che portano ancora più indietro negli anni e alla New Wave Of British Heavy metal, il tutto suonato e prodotto talmente bene che potrebbe essere tranquillamente un album pubblicato da una grossa label.

I Battle X sono un quartetto, hanno in Jaka Črešnar non solo il chitarrista ritmico ma un cantante eccellente, perfetto ed emozionale, non solo un urlatore rabbioso ma monocorde, come tanti suoi colleghi, bensì interprete del sound altamente metallico del gruppo.
Blaž Lorenčič al basso e Simeon Garkov alle pelli formano una sezione ritmica precisa e potente, mentre la chitarra solista di Filip Gornik valorizza con bellissimi passaggi questo entusiasmante lavoro.
Perché di questo si tratta, un lavoro di una bellezza metallica che commuove, esplosivo e dirompente ma anche intimista, drammaticamente melodico, fiero nel portare questa raccolta di note nell’olimpo del genere, anche se magari rimarrà ad esclusiva di pochi fortunati che godranno di tanta qualità.
I Battle X hanno scritto una delle pagine più belle del genere degli ultimi tempi, e brani straordinariamente efficaci come l’opener Break Your Bones, la seguente e devastante Raise Hell, il capolavoro The Hierophant, la potentissima Whispers In The Sand e la conclusiva title track sconvolgeranno i thrashers che non vogliono fermarsi alle apparenze o al paese di provenienza.
Noi siamo Iyezine e non abbiamo paura di dare a Cesare quel che è di Cesare, anche se non c’è dietro una label di riferimento da blandire: per Imminent Downfall c’è solo da spellarsi le mani in scroscianti applausi.

TRACKLIST
1. Break Your Bones
2. Raise Hell
3. Final Confrontation
4. Face to Face
5. Dignity
6. The Hierophant
7. Whispers in the Sand
8. Circus of Trust
9. The Ascent
10. Imminent Downfall

LINE-UP
Blaž Lorenčič – Bass
Simeon Garkov – Drums
Filip Gornik – Guitars (lead)
Jaka Črešnar – Vocals, Guitar (Rhythm)

BATTLE X – Facebook

Ravens Creed – Ravens Krieg

Un album feroce e brutale, death/thrash che troverà estimatori negli amanti dei suoni old school

I Ravens Creed sono una band britannica attiva ormai da una decina d’anni, tra le sue fila militano musicisti di una certa importanza del metal underground, come il fondatore e chitarrista Steve Watson (ex Iron Monkey), Al Osta (ex Cerebral Fix) e Jay Graham (ex Skyclad).

Ravens Krieg è il terzo lavoro sulla lunga distanza, di una discografia che si completa con altri lavori minori, tra ep e split.
Il sound proposto è un minimale e ruvido death metal , dall’approccio diretto, musica estrema senza fronzoli, dalla furia thrash e dalle reminiscenze old school.
Ravens Krieg si sviluppa su tredici brani, dalla durata minima, giusto il tempo di scaricare mitragliate estreme, aggressive e da battaglia, una scarica di pugni in pieno volto, portati senza pietà, anche grazie al gran lavoro di Graham alle pelli.
Sicuramente un lavoro composto nel più puro spirito underground, dove velocità, pesantezza ed attitudine senza compromessi la fanno da padrone, non concedendo nessuno spazio a melodie facili, ma andando dritti al cuore, spaccandolo a colpi di metallo intransigente e aggressivo.
Dove il gruppo rallenta, si viene travolti da una cadenzata potenza guerresca (Victory In Defeat), trascinati dal growl abrasivo di Osta e dalle ritmiche che rilasciano putrido groove.
La produzione segue il filo conduttore di un sound grezzo, l’atmosfera che si respira è da tregenda, mentre una dopo l’altra le songs non lasciano all’ascoltatore un secondo per riprendere fiato, attanagliato dall’odore della polvere da sparo e dai cadaveri in decomposizione.
Il riffing a tratti pesantissimo (Bitten By Witch Fever) segna la marcia dei soldati della morte verso la carneficina (Brigade ’77), mentre l’album scivola verso un finale che non può che essere tragico.
Un album feroce e brutale, death/thrash che troverà estimatori negli amanti dei suoni old school, e a chi continua a preferire l’impatto più aggressivo ed ignorante al genere, rimane comunque l’impressione di essere al cospetto di musicisti di tutto rispetto,.

TRACKLIST
1. Rock Cemetery
2. Palmer the Harmer
3. Jungle Justice
4. Riding the Pillock
5. Lecturn of Burning Swords Reversed
6. Victory in Defeat
7. VIP Treatment
8. Go Home
9. Bitten by Witch Fever
10. Brigade ’77
11. Dirty Diary
12. While You Were Sleeping
13. Carrion Screaming

LINE-UP
Rod Boston – Bass
Jay Graham – Drums
Steve Watson – Guitars
Al Osta – Vocals

RAVENS CREED – Facebook

Eversin – Flagellum Dei

Un’uscita che conferma l’assoluta proposta senza compromessi degli Eversin, band unica nel panorama estremo nazionale ed assolutamente in grado di tenere testa ai gruppi stranieri, troppo spesso portati agli onori delle cronache metalliche nel nostro esterofilo paese.

Trinity: The Annihilation, un album violentissimo e disturbante, lontano dalle facili cavalcate care al thrash old school, o le moderne riminiscenze core delle nuove tendenze, aveva consentito al metal estremo tricolore di raggiungere uno dei propri apici.

Gli Eversin non si fermano e, per tenere ben accesa la fiamma estrema che li contraddistingue, immettono sul mercato questo singolo contenente quattro brani, confermando la voglia di bombardarci con il loro thrash metal tra Slayer, Testament, Forbidden e, questa volta Sepultura, sempre con il proprio marchio bene in mostra.
Si parte alla grande spinti a forza nel caos primordiale dell’opener di Trinity : The Annihilation, Flagellum Dei, brano che dà il nome al lavoro e che esplode come un’atomica, furiosa e devastante, un inferno nucleare dalle conseguenze fatali per la terra.
A seguire, Refuse/Resist, cover dello storico brano dei fratelli Cavalera, tratta dal monumento estremo Chaos AD, irrompe in tutto il suo fragore: la band ci mette del suo per far risultare l’impatto del brano ancora più violento (con le vocals rabbiose dell’ospite Mick Montaguti dei seminali Electrocution) cavandosela egregiamente e lasciando annichiliti per cotanto massacro sonoro.
For the Glory of Men MMXVI , riedizione della traccia presente nel secondo album Tears On The Face Of God, è un brano in pieno Slayer style, in cui il clima da tregenda apocalittica è meno accentuato a favore di un approccio più old school: qui gli Eversin si scontrano con un’icona del genere ed una delle loro ispirazioni principali senza perdere un grammo in impatto e pareggiando il conto con Araya e soci.
Flagellum Dei si chiude con il remix di We Will Prevail, uno dei brani cardine dello scorso album: freddo come un terminator che toglie l’ultimo respiro ai feriti sul campo di battaglia, si riveste di un’aura industrial ricordando i terrificanti Throne Of Molok, conterranei del gruppo siciliano.
Un’uscita che conferma l’assoluta proposta senza compromessi degli Eversin, band unica nel panorama estremo nazionale ed assolutamente in grado di tenere testa ai gruppi stranieri, troppo spesso i soli ad essere portati agli onori delle cronache metalliche nel nostro esterofilo paese.

TRACKLIST
1.Flagellum Dei
2.Refuse/Resist (Sepultura cover)
3.For the Glory of Men MMXVI
4.We Will Prevail (Electro-Industrial Remix)

LINE-UP
Angelo Ferrante-Lead Vocals
Ignazio Nicastro-Bass, Screaming And Growling Vocals
Giangabriele Lo Pilato-Lead And Rhythm Guitars
Danilo Ficicchia-Drums

Guest voice on track n. 2 by Mick Montaguti from ELECTROCUTION

EVERSIN – Facebook

Prisoner Of War- Rot

12″ e mini cd d’esordio per questo truculento gruppo neozelandese che tratta principalmente tematiche di guerra.

12″ e mini cd d’esordio per questo truculento gruppo neozelandese che tratta principalmente tematiche di guerra, confermando una decisa ascesa della scena metal neozelandese, che si conferma veramente true e legata alla vecchia scuola.

I Prisoner Of War sono un bel trio di macellai, si sono uniti nel 2013 per fare un thrash sporco e cattivo, con intarsi anni ottanta per creare un bel magma sonoro davvero potente. Rot è stato registrato dal vivo in un pomeriggio solo, andando poi a overdubbare chitarre e voci a parte. Il risultato è notevolmente una mazzata, ancor di più se si leggono i testi che parlano in maniera diretta e vera della brutta realtà chiamata guerra. Un altro ottimo gruppo neozelandese, di cui aspettiamo un disco di più corposa durata.

TRACKLIST
01. Slow And Painful Death By Gas
02. Evil Sky
03. Purgatorial Shadow
04. Twisted Mass Of Burnt Decay
05. Rot

LINE-UP
Charred Remains – Vocals, Bass.
Typhoid Filth – Guitars.
MG – 42 – Drums.

http://www.facebook.com/IronBoneheadProductions

Uhttps://www.youtube.com/watch?v=0xpbi07uMtw

А.П. – Быть выше

Confermando l’attitudine senza compromessi della band, l’album esplode in una tempesta di suoni velocissimi ed arrembanti

Peccato non avere più informazioni su questo trio russo, perché il loro full length è un devastante e quanto mai aggressivo album di thrash metal, violentato da un’attitudine hardcore sopra le righe.

Il gruppo è al secondo lavoro, che segue di due anni il debutto del 2013, le songs sono state scritte nell’arco di tre anni (dal 2012 al 2015) per una durata che supera di poco i venti minuti, ma la carica violenta ed il songwriting ispirato ne fanno un piccolo gioiello di genere.
Tutto scritto in lingua madre, a confermare l’attitudine senza compromessi della band, l’album esplode in una tempesta di suoni velocissimi ed arrembanti; i musicisti del gruppo possiedono tecnica da vendere e i brani risultano uno più bello e massacrante dell’altro.
Gli А.П. sono formati da Eugene (chitarra e voce), Yura (basso e voce) e Diman (batteria), il loro sound svaria tra l’hardcore e il punk, con ottime intuizioni thrash metal, così che Быть выше, può tranquillamente sollazzare tanto gli amanti dell’hardcore/punk, quanto i metallari dai gusti estremi.
La voce travalica i generi, passando da uno scream cavernoso, al classico tono hardcore, la chitarra incendiano lo spartito con ritmiche fulminanti e la sezione ritmica è un mostro di velocità e precisione.
Spirito underground ed antisociale, il gruppo tramite il fondatore Eugene va avanti dal 2004, anche se è dal 2011 che la line up odierna gira a far danni per i locali della terra madre: А.П. è un combo che non lascia trasparire nessun compromesso ed è dotato di enorme talento, per i fans del genere un ascolto consigliato.

TRACKLIST
01. Быть выше
02. После нас
03. Выйди из игры
04. Враги солнца
05. Не откладывай на завтра
06. Стадо
07. Грёзы о будущем лучшего мира
08. Взрослеть – это больно
09. Быть овцой – тоже выбор
10. Постапокалипсис

LINE-UP
Eugene – guitar/vocals
Yura – bass/vocals
Diman – drums

А.П. – Facebook

Martyr – You Are Next

Altra reunion di una band storica dell’heavy power olandese, i Martyr, tornati sul mercato con l’ottimo Circle Of 8 del 2011, album che li vedeva tornare dopo ben 25 anni di silenzio, dal secondo lavoro Darkness at Time’s Edge, datato 1986.

Band nata nel lontano 1982, i Martyr seguivano i canoni dell’allora new wave of british heavy metal, dando alle stampe, nel 1985 il primo album, For The Universe.
Prima la Metal Blade con il precedente Circle Of 8, ed ora la Pure Steel, hanno dato credito a questa reunion, ed il quintetto di Utrecht si ripresenta dopo cinque anni in forma smagliante, confezionando un macigno heavy power thrash davvero potente .
Confermando il trend del precedente lavoro, i Martyr hanno spostato il tiro della loro proposta, verso un sound più ruvido ed arcigno: questo nuovo lavoro, pur garantendo uno stilema old school, è ben prodotto e contiene quelle atmosfere thrash che rendono il tutto pesante, a tratti devastante, lasciando che il mood classico si sposi con la grinta e la pesantezza del thrash dai richiami power.
Mai troppo veloce, ma dall’andamento monolitico, con tra i solchi un gran lavoro delle sei corde, protagoniste con la prova del singer Rop van Haren, un mostro di personalità debordante al microfono, You Are Next si trova esattamente a metà strada tra il power teatrale dei fenomenali Angel Dust di Border Of Reality ed i primi Testament.
Ne esce un album che, a tratti, entusiasma, forte di un ottimo songwriting e dell’abilità dei protagonisti, certo non dei novellini e dotati di un’esperienza trentennale messa al servizio di metallo aggressivo, dall’impatto terremotante, ma, allo stesso tempo, dotato di un’eleganza tutt’altro che nascosta dalle cascate di riff e solos che i due axeman (Rick Bouwman e Marcel Heesakkers) riversano sullo spartito di questa raccolta di brani, alcuni davvero eccellenti.
Questi vecchietti con il viziaccio di suonare metal con la M maiuscola mi hanno letteralmente stupito: il loro suono risulta potente e fresco, le songs marciano spedite, già dall’opener Into The Darkest Of All Realms, introdotta dalla voce di un bimbo, mentre le chitarre esplodono e la sezione ritmica tiene il passo con mestiere (Wilfried Broekman alle pelli e Jeffrey Bryan Rijnsburger al basso).
Enorme Van Haren al microfono: personale, teatrale, potente e dannatamente coinvolgente, mette a ferro e fuoco i padiglioni auricolari con una prova d’applausi, mentre l’album prende il volo con Infinity, altro pezzo da novanta di You Are Next, e non si ferma più, rimanendo ad altezze elevate in fatto di qualità e coinvolgimento.
Monster e Mother’s Tear, la velocissima e violentissima In The End, sono gemme di heavy power, sparate da un cannone metallico, mentre il singer dàletteralmente spettacolo nell’inno ottantiano Don’t Need Your Money, posto a chiusura del disco ed esempio di come si suona l’heavy metal old school nel 2016.
Un ritorno esaltante, fatelo vostro.

TRACKLIST
1. Into The Darkest Of All Realms
2. Infinity
3. Inch By Inch
4. Souls Breathe
5. Unborn Evil
6. Monsters
7. Crawl
8. Mother’s Tear
9. In The End
10. Don’t Need Your Money

LINE-UP
Rick Bouwman – guitars
Rop van Haren – vocals
Wilfried Broekman – drums
Jeffrey Bryan Rijnsburger – bass
Marcel Heesakkers – guitars

MARTYR – Facebook

Sinphobia – Awaken

Un bombardamento sonoro che non lascerà indifferente sia chi predilige il death tout court, sia chi è propenso ad ascolti più in linea con il sound degli ultimi anni e che non nasconde una predisposizione insana per il thrash moderno.

La Bakerteam, oltremodo dotata di un gran fiuto per gruppi dall’alto spessore artistico, ci invita a fare dell’headbanging sfrenato con Awaken, nuovo lavoro dei veneti Sinphobia.

Il primo album autoprodotto, risalente a due anni fa, qui viene riproposto per intero con l’aggiunta di un’intro e due bonus track, dando vita ad un’ottimo lavoro che spazia tra death metal, thrash e soluzioni moderne, molto statunitense nel sound e dall’impatto di un carro armato.
Convincono a più riprese i quattro musicisti nostrani, il loro album risulta un assalto sonoro di notevole intensità, compatti ed affiatati, non lasciano punti deboli in balia di chi ascolta, grazie alla notevole prova del vocalist (Conso), al gran lavoro di una sezione ritmica che non risparmia blast beat a manetta, ritmiche dal groove micidiale, ed a tratti potenti bordate moderniste che incollano al muro (Darkoniglio al basso e Falsi alle pelli).
Una forza della natura il chitarrista Vain, punto di forza di questo quartetto di distruttori sonori: la sua prova, specialmente nelle ritmiche, è da applausi, contribuendo ad alzare un muro sonoro invalicabile di potenza estrema.
Un lavoro con gli attributi, senza fronzoli, un bombardamento sonoro che non lascerà indifferenti sia chi predilige il death tout court, sia chi è propenso ad ascolti più in linea con il sound degli ultimi anni e che non nasconde una predisposizione insana per il thrash moderno (Lamb Of God).
Il groove rimane sempre a livelli altissimi così come la tensione, i riff rompono ossa e triturano carni, il basso esplode sotto i colpi inferti da Darkoniglio sulle quattro corde, mentre le bacchette scintillano sulle pelli abrase dalla forza di Falsi.
Non manca qualche brano che spicca sul resto dell’album, a cominciare da Prayer To Wacry, la death metal Thread Of Salvation, il moderno groove di Respect e l’elaborata March Of The Lambs, tra velocità e rallentamenti , in una tempesta di suoni estremi molto ben congegnati.
Ottimo lavoro e gruppo che si candida come una delle sorprese dell’anno nel genere proposto: siamo in Italia, quindi supportare realtà meritevoli come i Sinphobia diventa un dovere per chiunque si professi un amante del metal estremo.

TRACKLIST
1. Fearless Horde (Intro)
2. Prayer to Warcry
3. Guilty of Downfall
4. The Punishing Hand
5. Thread of Salvation
6. Respect
7. Face Your Mirror
8. March of the Lambs
9. Tetra (Raw version)
10. Labyrinth (Elisa cover)

LINE-UP
Darkoniglio – Bass
Falsi – Drums
Vain – Guitars
Conso- Vocals

SINPHOBIA – Facebook