Recensione

Alamut è un ep della durata di circa mezz’ora che rappresenta l’esordio in formato fisico per i Tannoiser, band bresciana dedita ad un’interessante forma di doom (al 2016 invece risale l’altro ep Mekkano, uscito solo in digitale).

Con una classica formazione a tre, i Tannoiser propongono un lavoro che spazia con buona fluidità tra le influenze dichiarate (Celtic Frost, Electric Wizard e primissimi Cathedral), mettendo a frutto l’esperienza live maturata in questi anni.
Baba Vanga apre al meglio il lavoro con un giro di basso killer, facendo presupporre un approccio catchy al genere che in realtà poi non si rivelerà tale: infatti, sin dalla seconda traccia Paradacsa, il sound si fa sempre più buio, rallentato e disturbato, accompagnato dal ringhio sgraziato ma efficace dell’addetto alle quattro corde Bruno Almici. Le distorsioni pronunciate di Necrophage donano al brano un’aura particolare, mentre con March of Wrecks i ritmi divengono ancor più rarefatti, e se The Void rilancia in parte l’andatura, la conclusiva Mekkano pianta i classici chiodi sulla bara con il suo doom mortifero ed essenziale.
Proprio quest’utimo aspetto a tratti può rivelarsi un limite, perché un sound leggermente più ricco (magari con l’apporto di una tastiera sullo sfondo) valorizzerebbe ancora di più le buone intuizioni dei Tannoiser: Alamut è in ogni caso un altro buonissimo tassello, piazzato al posto giusto allo scopo di edificare sonorità oscure capaci di intrecciarsi efficacemente con un contenuto lirico affascinante che, partendo dalla citazione della storica fortezza iraniana che dà il titolo all’album, trae spunto dal passato finendo per tratteggiare scenari foschi per l’umanità riguardo al suo futuro.

Tracklist:

1. Baba Vanga 04:11
2. Paradacsa 05:33
3. Necrophage 05:20
4. March of Wrecks 03:59
5. The Void 05:52
6. Mekkano

Line up:
Davide Serpelloni Drums (2015-present)
Francesco Bellucci Guitars (2015-present)
Bruno Almici Vocals, Bass (2015-present)

2018