Recensione

Sempre a proposito di post metal strumentale, eccoci alle prese con il secondo full length degli inglesi Telepathy.

Cominciando a diventare una formula piuttosto inflazionata, si fa sempre più complesso ma ancor più doveroso provare a separare gli stracci dalla seta, cosa appunto non facile, visto che sovente tali uscite sono accomunate da una uguale abilità tecnica dei musicisti e da buone melodie sorrette da una robusta intelaiatura metallica.
Non resta che filtrare tutto ciò in base ad un criterio soggettivo rappresentato dalla capacità di coinvolgimento che un album riesce ad indurre, anteponendo così l’aspetto emotivo a quello prevalentemente tecnico, e i Telepathy entrano a buon diritto a far parte di quelle band che sono riuscite in tale intento.
Probabilmente il mio personale gradimento deriva da una certa inclinazione per sonorità più piene e “fangose” di matrice sludge doom che si alternano sapientemente ai passaggi più liquidi, creando quel contrasto che è uno degli aspetti essenziali del post metal; dove però la band britannica fa la differenza è nell’esibire un raro dono della sintesi, nel senso che ogni passaggio si rivela funzionale alla struttura dei brani tenendosi alla larga dall’arido tecnicismo.
Ecco cosi che Tempest finisce per offrire una quarantina di minuti di splendida musica, come detto quasi tutto strumentale si se fa eccezione per Echo Of Souls, dove in una sorta di mutazione post black nella parte centrale fa capolino uno screaming.
Nel complesso l’album si dipana in maniera più che convincente, facendo sentire meno di quanto accade normalmente la mancanza delle parti vocali, in virtù di un incedere cangiante, laddove le più robuste sfuriate chitarristiche sono propedeutiche a passaggi rarefatti, contraddistinti da melodici e delicati arpeggi.
Con i due picchi a mio avviso rinvenibili nelle bellissime Celebration Of Decay e Metanoia,  Tempest si rivela un lavoro che non mostra punti deboli in alcun aspetto, sia esso quello compositivo piuttosto che dell’esecuzione tecnica o della produzione.
Quindi, come si diceva in fase introduttiva, nonostante l’ampia e qualificata concorrenza, l’operato dei Telepathy merita d’essere posto nella giusta evidenza, alla luce di una profondità del sound che regala nuove e piacevoli sensazioni ad ogni successivo ascolto.

Tracklist:
1.First Light
2.Smoke From Distant Fires
3.Celebration Of Decay
4.Echo Of Souls
5.Apparition
6.Hiraeth
7.Water Divides The Tide
8.Metanoia

Line-up:
Albert Turek
Piotr Turek
Teddy-James Driscoll
Richard Powley

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