Recensione

La Liguria è una regione costiera dell’Italia, dove a poca distanza dal mare si ergono colline e monti, dando un effetto davvero particolare, sia al panorama che alle sue genti.

Dalla Liguria provengono appunto i Varego, fondati nel 2009 da musicisti che vantavano già una lunga militanza nell’underground ligure. Varego in dialetto ligure veniva utilizzato per indicare la pianta Euforbia, che ha sia un effetto terapeutico che un effetto venefico. Nel medioevo il termine averragare veniva usato per descrivere l’uso di avvelenare le rive per pescare pesci. Quindi Varego è qualcosa di stonante, di velenoso. La loro musica è un antico mantra di distruzione e di venerazione verso antiche entità ed antiche forze, come i Grandi Antichi descritti da H.P.Lovecraft. I Varego dilatano le distanze e fissano l’occhio del ciclone che spazzerà via la razza umana.

Nel loro maelstrom musicale si possono trovare echi di sludge, dei Neurosis, cose dei Natas o passaggi mastodoniani. Ritengo però che la loro musica e la loro maestosa visione si avvicini maggiormente ai Neurosis. The arrival of Maelstrom è un’intro, un surfare sopra la ultima onda, per preapararci all’ Horror in the sky, una forma mostruosa che coprirà il cielo e rigetterà tutte le altre forme di vita. I Varego schiacciano sull’acceleratore per la terza traccia Carved in stone, malefica visione di porte astrali aperte su abomini, e inoltre splendide aperture sonore, valorizzate dalla splendida voce di Davide Marcenaro, che sposa benissimo vari registri vocali. Continua il viaggio nell’inenarrabile con Centauro d’abisso, titolo italico ma testo in inglese come il resto del disco, gran pezzo con mille note e passaggi, che rimanda ai grandi nomi del genere, nomi a cui i Varego non devono invidiare proprio nulla. Nel pezzo Cataclysm and mutation viene fuori il grande amore che i Varego nutrono per gli Alice In Chains, padrini di tutta una generazione, nella quale fieramente mi annovero, che dal grunge è partita per approdare a un qualcosa d’altro molto differente, ma imprescindibile da esso. Soul to devour  è l’unico pezzo non scritto dal chitarrista Gerolamo Lucisano, ma dal bassista Marco “ Red “ Damonte vera forza della natura incanalata in un basso elettrico; questo pezzo è un’amara constatazione di ciò di cui è capace l’umana razza, portatrice di dolore e sventura. The Threatening Horizon è un pezzo strumentale nel quale i Varego fanno mostra di tutta la loro bravura musicale, dando davvero la sensazione di trovarci davanti ad un minaccioso orizzonte.

Arriviamo quindi a Odissey , magniloquente descrizione di un viaggio maledetto oltre gli ultimi astri…insanity swells the sails and bear us on to the seas beyond the sun…
Dopo il girovagare e la distruzione arriva una specie di rinascita Heralding the resurection, un salvataggio singolo che fa diventare regnanti, e può essere il preludio di qualcosa. L’album si chiude con Shapes of beauty, la fine di questo viaggio davanti ad un’anima immortale che fa proseliti e giace senza morte in un universo che non conosciamo, descritto da una musica ora psichedelica ora aggressiva e definitiva.. Praticamente il disco è un concept album, che passa attraverso processi di distruzione, ricostruzione e creazione,con processi molto simili a quelli dell’alchimia. La musica dei Varego è la colonna sonora di un qualcosa che dorme nel nostro abisso, magnifica opera diabolica di distruzione del maledetto genere umano. Non c’è una canzone noiosa, un passaggio inadeguato, un momento di bonaccia, i musicisti sono ottimi a partire dalla batteria nucleare di Simon Lepore ai sopracitati colleghi, c’è un groove continuo che macina sinapsi neuronali e fa nascere nuovi mondi.

Un disco davvero notevole, un debutto che colpisce subito, infatti non a caso è stato masterizzato da Billy Anderson, produttore fra gli altri di Melvins, Neurosis e Eyehategod. A mio avviso i Varego sono alla pari di questi nomi, e non esagero, hanno una poetica potentissima e una musica spaccatutto. E’ la colonna sonora dell’apocalisse, un tumulto.

Varego