Recensione

Gli Zero Down tornano con un nuovo album intitolato Larger Than Death, l’ennesimo capitolo di una discografia incentrata sull’heavy metal più classico e riottoso, un concentrato potente e adrenalinico di metal classico e punk rock in puro stile anno ottanta.

Il quintetto proviene da una città importantissima per lo sviluppo delle sonorità hard & heavy, quella Seattle patria di Jimi Hendrix, dei Queensryche, dei Metal Church e del movimento grunge.
In effetti, i musicisti coinvolti in questo progetto hanno più o meno tutti un passato che li vede coinvolti in band vicine alle sonorità per cui la piovosa città nello stato di Washington è diventata famosa, ma con gli Zero Down tornano indietro di qualche anno per respirare a pieni polmoni aria che sa di tradizione metallica, con un heavy metal oscuro che guarda ai primi Metal Church, ma pregno di quell’attitudine punk che ricorda i Maiden quando dietro al microfono Paul Di Anno si sbarazzava di tutti i vocalist dell’epoca con la sua carica inarrestabile.
Dall’opener High Priestess è un susseguirsi di riff scolpiti nella storia dell’heavy metal: le influenze del gruppo si permeano di un’anima priestiana (Lightening Rod) e il tutto funziona, almeno per chi ama l’heavy metal classico, a tratti attraversato da una vena horror (Lone Wolf).
Larger Than Death è un lavoro di hard & heavy tra la scuola americana e quella britannica, classico e senza fronzoli, assolutamente old school sia nell’attitudine sia nella scelta di suoni che rimangono legati al suono metal per eccellenza e che, in questo caso, sono assolutamente perfetti.

Tracklist
1.High Priestess
2.Mean Machine
3.Lightening Rod
4.Racoon City
5.Curandera
6.Western Movies
7.Preacher Killer
8.Lone Wolf
9.Larger than Death
10.Horns

Line-up
Lenny Burnett – Lead & Rhythm Guitars, Vocals
Matt Fox – Lead & Rhythm Guitars, Vocals
Ron E. Banner – Bass, Vocals
Chris Gohde – Drums
Mark “Hawk” Hawkinson – Lead Vocals & Screams

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