Recensione

Quando un musicista riesce, con i suoi primi dischi, a lasciare un’impronta profonda nel panorama musicale, paradossalmente si ritrova nella scomoda posizione di dover far fronte ad aspettative sempre più pressanti.

Infatti questo nuovo disco del musicista transalpino si espone inevitabilmente alle critiche di chi attende sempre il colpo di genio o l’elemento innovativo che rende memorabile un album.
Forse andrò controcorrente rispetto ai criteri utilizzati da gran parte della critica ma ogni volta che ascolto un nuovo disco cerco di rimuovere per quanto mi è possibile l’identità dell’artista, la sua storia e tutto ciò che può condizionare il giudizio.
Appare evidente che, a posteriori, non si può fare a meno di tenere in debita considerazione i suddetti aspetti, ma esclusivamente per poter esprimere un parere più esaustivo.
Tale premessa è necessaria per rimarcare quanto l’album degli Alcest sia un lavoro di assoluto valore, anche se, di fatto, non porta alcuna componente di novità nella discografia della band.
Neige, affiancato dal batterista Winterhalter (impegnato pure nei Les Discrets), ci propone un lavoro affascinante, che possiamo collocare a metà strada tra i precedenti “Souvenirs d’un Autre Monde” e “Écailles de Lune”; 50 minuti di atmosfere sognanti, di delicati affreschi sonori screziati sporadicamente da accelerazioni ritmiche e vocals in screaming, unico retaggio di quel black metal che ha caratterizzato i primissimi passi degli Alcest.
Con Autre Temps e Là Où Naissent les Coulers Nouvelles l’album parte decisamente bene, con due brani di assoluto valore per quanto diversi tra loro; mentre nel primo, infatti, emerge l’aspetto più spirituale espresso con atmosfere quasi impalpabili, il successivo presenta ancora il residuo lato metal sotto forma di distorsioni chitarristiche unite all’apparizione fugace dello screaming.
L’espediente vocale si ripete anche in Faiseurs de Mondes, altro splendido episodio che contribuisce a rompere l’omogeneità che contraddistingue quasi tutti i brani successivi alla coppia iniziale .
“I viaggi dell’anima” si concludono con l’incedere lieve di Summer’s Glory e la sensazione che si prova è quella di aver raggiunto, in totale sintonia con l’artista, la pace interiore.
Il disco non è comunque esente da imperfezioni: le cause vanno ricercate sia nel timbro vocale sempre un po’ piatto di Neige sia in una certa uniformità di fondo che, al netto di qualche sporadica accelerazione, appesantisce in diversi frangenti l’ascolto; del resto, sembrerebbe di scorgere una naturale evoluzione del musicista francese verso sonorità ancora più eteree rispetto al passato.
Questo inficia solo limitatamente il valore di un lavoro che consolida lo status degli Alcest come band guida in un ambito che si può definire shoegaze o post metal ma che alla fine è “solo” ottima musica, composta da un’artista il cui nome ormai è sinonimo di elevata qualità.

Tracklist:
1. Autre Temps
2. Là Où Naissent les Couleurs Nouvelles
3. Les Voyages de l’Âme
4. Nous Sommes l’Emeraude
5. Beings of Light
6. Faiseurs de Mondes
7. Havens
8. Summer’s Glory

Line-up:
Neige – Vocals Guitar, Bass, Keyboards
Winterhalter – Drums