Arabs In Aspic – Syndenes Magi

Quando il monicker di una band contiene la parola “aspic” e il genere offerto è il progressive, scatta inevitabilmente l’associazione di idee con uno dei tanti capolavori dei King Crimson.

Se poi, fin dalle prime note della title track, non si fa nulla per nascondere la devozione per la creatura frippiana, con i primi cinque minuti che omaggiano brani come, appunto, Larks’ Tongues In Aspic, Pictures Of A City e Easy Money, in una maniera così esplicita da apparire per assurdo del tutto limpida ed onesta, è evidente che gli Arabs In Aspic riavvieranno il consueto ed irrisolto dibattito che verte sull’utilità o meno di riproporre sonorità la cui genesi risale, ormai, a quasi mezzo secolo fa.
In fondo, la vita dei musicisti che si dedicano oggi a questo genere non è facile, almeno in Italia: l’appassionato di vecchia data, salvo rare eccezioni, si è fermato nella migliore delle ipotesi alla fine degli anni ’70, rigettando a priori qualsiasi proposta proveniente da band di formazione recente e presenziando regolarmente i concerti dei pochi reduci rimasti o, piuttosto, quelli delle numerose (e spesso ottime, bisogna ammetterlo) cover band dei gruppi storici; chi è approdato all’ascolto del prog nel nuovo secolo, invece, è più probabile che possa apprezzare maggiormente un diverso approccio, prendendo come punto di riferimento gruppi che in qualche modo contaminano il genere con robuste iniezioni metalliche.
Ecco perché, paradossalmente, una riproposizione così fedele alla tradizione, come è quella offerta dalla band norvegese, merita il massimo rispetto, visto che dietro non ci può essere alcun calcolo di tipo commerciale ma, semmai, uno smisurato amore per quelle sonorità che cambiarono non poco la vita a chi nacque negli anni ‘50 e ‘60.
L’approccio alla materia degli Arabs In Aspic è rispettoso, competente e a tratti commovente: la title track, posta in apertura dell’album, come già detto, dissipa qualsiasi dubbio su quali possano essere i contenuti dell’album, con il suo veleggiare  spedito grazie alla spinta di possente vento crimsoniano.
Le altre due tracce che vanno a comporre la tracklist di Syndenes Magi si intitolano Mörket 2 e Mörket 3, si sviluppano complessivamente per circa mezz’ora e cambiano parzialmente le coordinate sonore, non tanto per un’ipotetica modernizzazione del sound ma, piuttosto, per il loro aprirsi alla ricerca di nuove fonti di ispirazione che, in particolare nelle parti chitarristiche e per l’approccio vocale, portano direttamente ai Pink Floyd.
A proposito della voce, i nostri decidono di utilizzare la lingua madre, scelta che potrà anche apparire opinabile visto che il norvegese non è certo idioma di grande musicalità, ma che in quest’occasione conferisce al tutto un minimo di peculiarità.
La lunga traccia di chiusura conferma tutto quanto ci si poteva prefigurare in base ai venti minuti di musica offerti in precedenza, offrendone altrettanti nei quali la qualità complessiva non scende mai sotto la soglia dell’eccellenza, al netto dei riferimenti espliciti che si palesano di volta in volta (i vocalizzi femminili sono per esempio un rimando ai Pink Floyd di The Great Gig In The Sky), che devono essere visti, appunto, come un rispettoso omaggio e non come una comoda scorciatoia compositiva.
Gli Arabs In Aspic, infatti, sono molto di più che degli abili copisti, e la loro forza è la grande coerenza, quella che in certi passaggi fa stentare a credere che Syndenes Magi sia stato pubblicato in un’epoca come quella odierna, nella quale la sensibilità ed il romanticismo sono sentimenti sempre più sopraffatti dalla protervia di un’umanità che prosegue inconsapevole la propria folle corsa verso il baratro.
Ecco, quindi, che l’operato degli Arabs In Aspic appare sostanzialmente come un’oasi di purezza, una sorta di valicamento di un portale spazio temporale capace di far rivivere emozioni antiche, provocando forse anche un po’ di nostalgia, mista al piacere di ritrovare ancora oggi qualcuno in grado di evocare quelle stesse sensazioni proponendo meritoriamente musica scritta di proprio pugno.

Tracklist:
1.Syndenes magi
2.Mörket 2
3.Mörket 3

Line up:
Jostein Smeby: Guitars, Vocals
Stig Jørgensen: Keyboards, Organs
Erik Paulsen: Bass, Vocals
Eskil Nyhus: Drums

ARABS IN ASPIC – Facebook

Arabs In Aspic – Syndenes Magi - rock

In Your Eyes ezine webzine dal 1999

  • BEZOAR
    by :V: on 19 Marzo 2026 at 18:50

    Arriva da Torino, il power trio strumentale Bezoar, una miscela esplosiva di metal, rock, noise e hardcore saldamente uniti da una sana attitudine propensa ad una personale ricerca sonora, nonché ad un'estetica oscuramente attuale.

  • Sun City
    by admin on 19 Marzo 2026 at 13:44

    Scopri l'intervista esclusiva ai Sun City, la band che mescola synth, sax e nostalgia degli anni '80. Un'esperienza musicale che ti sorprenderà!

  • Il coraggio del pettirosso di Maurizio Maggiani
    by Marco Sommariva on 18 Marzo 2026 at 10:20

    Figlio di un fornaio anarchico italiano emigrato ad Alessandria d'Egitto dopo la Seconda guerra mondiale, Saverio Pascale racconta la storia di Pascal – balivo di Carlomagno – che sogna ogni notte, come fosse un romanzo a puntate.

  • Notwist News from planet zombie
    by Gabriella Capraro on 17 Marzo 2026 at 17:39

    Se nel 2026 qualcuno ti dicesse che i Notwist pubblicano ancora dischi capaci di suonare freschi, probabilmente penseresti a una di quelle cassette C90 registrate male che giravano nelle distro DIY negli anni ’90.

  • FRONTIERE SONORE 20
    by Simone Benerecetti on 17 Marzo 2026 at 11:05

    Ascoltiamo: Adam Randall Lewis, Western Grip, Copper Monn, Dreamwave, Gurvitz & Knob, BRÅND, The Valley, Rhythm Express, Napalm Death & Melvins, Boy Witch.

GRAZIE A TUTTI

Come preannunciato all’inizio dell’estate, l’attività di MetalEyes è cessata ufficialmente dal 31 agosto con la pubblicazione dell’ultima recensione. Il sito rimarrà comunque online ancora per

Leggi Tutto »
Esogenesi - Esogenesi - metal

Esogenesi – Esogenesi

I quattro lunghi brani, inframmezzati da un breve strumentale, testimoniano in ogni frangente lo spessore già ragguardevole raggiunto dagli Esogenesi al loro primo passo, sicuramente non più lungo della gamba in quanto preparato con tempi debitamente lunghi come si conviene a chi si dedica ad un genere per sua natura antitetico a tutto ciò che appare frettoloso o superficiale.

Leggi Tutto »
Hardline - Life - rock

Hardline – Life

La cover di Who Wants To Live Forever dei Queen come perla incastonata tra la dozzina di tracce che compongono l’album, valorizza, se ce ne fosse bisogno il gran lavoro degli Hardline a conferma dell’ottimo stato di forma dell’hard rock melodico.

Leggi Tutto »
Walkways - Bleed Out, Heal Out - metal

Walkways – Bleed Out, Heal Out

In un momento di scarsa qualità delle proposte alternative rock vicine al metalcore questo gruppo è una bella scoperta e vi regalerà degli ascolti molto piacevoli e duraturi.

Leggi Tutto »