Evil Priest – Evil Priest

Le atmosfere catacombali che aleggiano su tutto l’ep, il growl che spunta da un buco collegato al centro degli inferi ed il senso di morbosa devastazione, lo rendono un nero gioiellino, da ascoltare se si è amanti del metal estremo dalle venature più malvagie.
Heaven’s Guardian – Signs

Signs non va oltre la sufficienza, rimanendo un album confinato nel limbo dei lavori piacevoli ma facilmente dimenticabili, poco per un gruppo nato nel secolo scorso.
Sinister – Syncretism

Syncretism ci consegna una band in forma, ancora in grado di aggredire con inumana cattiveria e di proporre almeno una manciata di brani mastodontici.
Gravebreaker – Sacrifice

Il lotto di brani presentati convince a più riprese, specialmente quando l’heavy metal più diretto viene attraversato da riusciti interventi tastieristici dal piglio horror.
The Picturebooks – Home Is A Heartache

I titoli sono solo un proforma, un modo per dare un senso di inizio e di fine ai deliri contenuti i questo Home Is A Heartache, che non lascia scampo e si insinua come un serpente sotto la coperta.
Havok – Conformicide

Conformicide è una mastodontica opera estrema da più di un’ora di durata, ma che sa tenere per il collo l’ascoltatore, strapazzato dall’ottovolante su cui gli Havok lo hanno legato ed imbavagliato.
Inire – Cauchemar

Un album che piace e che ha in un songwriting frizzante la sua maggiore virtù, mettendo da parte le ovvie similitudini con band già note, concentrato solo sull’impatto e l’ottima carica sprigionata dagli Inire.
Immolation – Atonement

Sono tornati i re del death metal della East Coast, gli imprescindibili Immolation, creatura storica di un modo di concepire il metal estremo e, nella loro lunga storia, sinonimo di impatto, attitudine e coerenza.
Dischordia – Thanatopsis

I cultori del technical detah metal avranno di che gioire all’ascolto di Thanatopsis, un album difficile ma assolutamente affascinante.
Pleurisy – Experience The Sacrilege (reissue)

Un plauso doveroso va alla Vic Records per la tenace opera volta alla riscoperta di album che avrebbero rischiato di cadere prematuramente nell’oblio.
Mindscar – What’s Beyond the Light

Secondo album per il trio capitanato dall’ex Trivium Richie Brown: i Mindscar sono protagonisti di un sound che trova il perfetto equilibrio tra death metal classico, metalcore e soluzioni progressive.
Crohm – Humanity

Bersaglio centrato in pieno per la band valdostana con Humanity, che si rivela un buon esempio di metal vecchia scuola.
Scarved – Lodestone

Album che cresce con gli ascolti, leggermente monocorde nelle ritmiche ma ottimo nella prova della cantante e in qualche fuga strumentale, Lodestone risulta senz’altro un buon inizio per il gruppo belga.
The Replicate – The Selfish Dream

Questo lavoro merita un minimo di interesse, ma per la prossima volta speriamo in qualche ragguaglio in più per conoscere meglio i protagonisti di cotanto dolore musicale.
Soen – Lykaia

Il problema di questo album è il suo essere prevedibile in ogni passaggio, studiato per portare l’ascoltatore verso la fine senza donargli quelle emozioni che chi ascolta musica del genere ricerca.
Omnisight – Power Of One

Mezz’ora di musica progressiva fuori dai soliti cliché in compagnia dei canadesi Omnisight.
Black Map – In Droves

Quindici brani, cinquanta minuti catturati da melodie e arrangiamenti fatti per imprigionare l’ascoltatore nel mondo patinato, delicato, a tratti aggressivo del rock del nuovo millennio.
Mors Principium Est – Embers Of A Dying World

Magniloquente, aggressivo, malinconico, duro come una spada forgiata e poi lasciata raffreddare tra i ghiacci, affascinante ed atmosferico, questo lavoro mette in guardia tutti sulle frecce che ancora ha nel proprio arco il death melodico.
Radio Free Universe – Casa Del Diablo

Casa Del Diablo è consigliato senza riserve ai rockers dai gusti vintage, genere che di questi tempi regala bellissimi lavori come caramelle e dolcetti il giorno di Halloween!
Within The Ruins – Halfway Human

Halfway Human si piazza nelle migliori uscite di questo inizio anno per quanto riguarda il deathcore e, in tempi di dischi tutti uguali, non possiamo che fare i complimenti ai quattro musicisti americani.