Recensione

I Darkflight sono probabilmente una tra le band bulgare più note in ambito metal e, dal fatto che non stiamo propriamente parlando di un nome che è sulla bocca di tutti, se ne deduce che la scena del paese balcanico non è così vivace, anche dal punto di vista numerico, come quelle di nazioni confinanti quali la Romania o ancor più la Grecia.

Tutto questo non ha impedito al duo composto da Ivo Iliev e Dean Todorov di costruirsi una solida fama in ambito doom grazie ad una storia ormai decennale e a un disco di ottima fattura come “Perfectly Calm”, risalente ormai al 2008. Questo nuovo lavoro chiarisce ulteriormente, però, come l’etichetta doom parzialmente associata ai Darkflight stia loro piuttosto stretta e, per averne conferma, è sufficiente ascoltare le prime due tracce, sempre in bilico tra la disperazione del depressive e la melancolia melodica del post metal, il tutto adagiato ovviamente su una base ritmica sempre piuttosto compassata. Lo stesso contenuto lirico dell’album, incentrato sul tragico tema del fine vita, non lascia spazio a gaiezze assortite e ispira ai due musicisti di Varna sonorità che corrono sempre sul sottile filo della tensione emotiva, salvo aprirsi di tanto in tanto in partiture sinfoniche che portano in primo piano la malinconia, relegando sia pure per poco in secondo piano le cupe atmosfere da tregenda: Contemplating Suicide è uno di questi episodi, in grado di imprimere uno scossone psichico all’ascoltatore, costringendolo a condividere l’atroce sofferenza raccontata dai Darkflight.
Closure va necessariamente ascoltato più volte, un po’ a causa di una produzione piuttosto particolare che ne rende faticosa la fruizione ai primi ascolti ma, soprattutto, perché la drammaticità del songwriting dopo qualche decina di minuti rischia di portare ad un sovraccarico dal punto di vista emotivo. Il rantolo disperato di Ivo fa il resto, in un ambito stilistico che trova la sua discontinuità nelle già citate aperture orchestrali, a metà strada tra l’effetto disturbante ed un solenne senso di ineluttabile decadenza (esplicativa in tal senso la magnifica Cognitive Dissonance).
Closure regala oltre un’ora di musica che tocca le corde di chi sa d’essere ancora vulnerabile di fronte all’esibizione del dolore da parte di chi resta aggrappato con tutte le sue forze alla propria esistenza terrena. Un disco che probabilmente non riuscirà a convincere tutti in eguale misura per certe sue caratteristiche, potenzialmente ostiche per chi predilige una certa pulizia dei suoni ma che, personalmente, ritengo una prova di sconvolgente bellezza proprio per il senso di precarietà emotiva che è in grado di evocare sia musicalmente che liricamente. Se vi è piaciuto il bellissimo As The Stars degli Woods Of Desolation, sappiate che Closure è ancor più coinvolgente, il che è tutto dire…

Tracklist:
1. Worse Things Than Dying
2. Closure
3. Contemplating Suicide
4. Cognitive Dissonance
5. Day In, Day Out
6. It Wasn’t Meant to Be
7. Monument of Sadness
8. Limbo (Alive and Well)…

Line-up :
Ivo Iliev – Vocals, Guitars, Keyboards
Dean Todorov – Bass, Percussion

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