Recensione

Dopo la splendida prova offerta con il marchio Angor Animi ritorna Kjiel con gli Eyelessight, quella che è stata la prima band a metterne in luce il talento.

Sei anni dopo il demo I-I e quattro dopo il primo full length Mantra per sopravvivere inutilmente, Athazagorafobia e un’opera ancor più ambiziosa in quanto si svincola in parte dal depressive black, per spingersi verso una forma musicale ed un lirismo che vanno ben oltre i confini talvolta ristretti di questo sottogenere.
La musicista abruzzese per l’occasione rafforza la fruttuosa collaborazione con Déhà, il quale si è occupato della realizzazione del lavoro negli studi di Bruxelles, e con la consolidata presenza di Hk realizza un’opera preziosa, nella quale lo stato depressivo nelle sue tragiche e svariate forme viene affrontato in una forma meno compulsiva e più organica, pur senza smarrire le caratteristiche proprie di questa particolare offerta musicale.
L’athazagorafobia è la paura d’essere abbandonati o, comunque, dimenticati da tutti ed è uno dei molti disturbi che colpiscono le persone più fragili e sensibili, le quali sono naturalmente le più esposte alle varie patologie mentali: gli Eyelessight ci immergono in un mondo in cui le diverse fobie ammorbano esistenze che continuano ad essere connesse alla realtà da un filo sottilissimo, sempre in procinto di spezzarsi irrimediabilmente.
Rispetto al passato il sound è meno estremo e quindi, come detto, meno legato agli stilemi del depressive vero e proprio e in questo diviene determinante anche la crescita come interprete di Kjiel , òa quale si dimostra capace oggi di disimpegnarsi al meglio con la voce pulita, fornendo così un’alternativa alle sue strazianti e sempre funzionali urla di disperazione.
Momenti di pace, con liquide note ad accompagnare voci sussurrate o apparentemente calme, si alternano in un tragico bipolarismo alle sfuriate di matrice black in cui lo screaming di Kjiel e di Hk ci fanno ripiombare nelle pieghe più profonde ed insondabili dell’umana psiche.
Quel che colpisce, come sempre nelle opere di questa musicista, è l’innata capacità di ammantare di struggenti passaggi melodici anche i momenti più drammatici, cosa che in questo lavoro avviene in maniera toccante specialmente in brani come Smarrendo illusioni e Ossessiva Nostalgia.
La Nostomania (paura del ritorno alla propria dimora abituale), la Monofobia (l’ossessione maniacale verso un qualcosa) e l’ancora più temibile Anedonia (l’incapacità di provare interesse o piacere per qualsiasi tipo di attività) sono tutte facce di un stessa medaglia fatta di solitudine, incomunicabilità e dolore, sentimenti spesso celati al mondo circostante da una maschera di convenienza, appiccicata a forza da una società che sempre meno tollera debolezze o fragilità
Gli Eyelessight dipingono nella maniera più fedele e dolente questo grigio quadro solcato da rivoli scarlatti e regalano un’opera di rara intensità emotiva; come sempre questa non può essere musica per tutte le orecchie ma, mai come in questa occasione, si percepisce il valore aggiunto di una sensibilità femminile che ammanta questo disperato grido di dolore rivolto ad un mondo che non sa e non vuole provare a raccoglierlo.

Tracklist:
1. Nostomania
2. Surrealtà
3. Smarrendo illusioni
4. Monofobia
5. Ossessiva nostalgia
6. Anedonia

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