Recensione

Magnifico esordio per questo trio di Portland, capace di portare il proprio sludge post metal su livelli sorprendenti.

I Flood Peak non definiscono nuove strade per il genere ma ne offrono un’interpretazione straziante come raramente è stata data occasione di ascoltare: più doloroso di molti dischi funeral, più lacerante di gran parte del depressive, Plagued by Sufferers è un monumento alla sofferenza, che viene esplicitata sia tramite le spasmodiche vocals di Peter, sia nei momenti più liquidi che spesso preludono anche a sprazzi melodici che non possono lasciare indifferenti.
Come detto, non c’è nulla che renda i Flood Peak differenti dalle band guida del settore (Amenra in primis) se non quell’intensità e quell’urgenza che impedisce al sound di apparire forzato, esibendo una disperazione solo di facciata.
Nei momenti più furiosi, e soprattutto nella splendida Mire, il trio dell’Oregon ricorda i precursori Disbelief, specialmente quelli del capolavoro Worst Enemy, ma il valore aggiunto che viene immesso è un sottile filo melodico che contribuisce a mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore senza che la tensione possa minimamente scemare.
Se qualcuno può pensare che la mezz’ora di durata del disco sia un fatturato scarso si sbaglia, perché è difficile resistere più a lungo ad un’espressione musicale così cupa e lancinante: Plagued by Sufferers si propone di diritto come uno dei miglior esordi in assoluto del 2018.

Tracklist:
1. Precursor
2. Scourge
3. Mire
4. Veiled by Summoners

Line-Up:
Peter – Guitars, Vocals
Pierre – Bass
Dylan – Drums

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