Recensione

Prima di parlare di questo disco sono andato ripescare ciò che scrissi tre anni fa a proposito di Umbriel (Das Schweigen zwischen den Sternen), ultimo lavoro pubblicato dai Nocte Obducta prima di questo Mogontiacum (Nachdem die Nacht herabgesunken).

Tutto sommato penso che, nonostante un po’ di tempo sia passato, i concetti espressi in quell’occasione siano sempre validi: la band tedesca è oggi una realtà di tutto rispetto, dedita ad una musica dark avanguardistica e dai tratti sperimentali che può essere catalògata nell’ambito del metal soprattutto per il suo passato, al netto di qualche sfuriata che, inserita nell’attuale struttura compositiva, potrebbe apparire persino fuori luogo.
Si può nel contempo affermare, però, che la freschezza espressiva dimostrata negli anni passati si è progressivamente dispersa, facendo venire meno un certo effetto sorpresa e, di conseguenza, momenti realmente memorabili.
I Nocte Obducta odierni sono una band che fornisce un’interpretazione efficace dell’avanguardismo in ambito metal ma che, nel farlo, ha perso di vista l’obiettivo finale che deve essere il coinvolgimento dell’ascoltatore, optando per un sound sempre più frastagliato e dispersivo.
Nonostante questo, la band di Mainz possiede sempre un suo riconoscibile tratto stilistico e piazza, su un’ora e passa di musica, almeno una mezz’oretta di eccelso livello che corrisposnde alla lunghisima Desihra Mogontiacum ed alla conclusiva Im Dunst am ewigen Grab der Sonne (oltre alle due brevi tarcce strumentali Lethe, Stein und See – Teil I e II).
Sono questi i momenti in cui il sound sembra focalizzarsi meglio sull’una o l’altra componente o, quantomeno, rendere efficace la coesistenza delle diverse sfaccettature stilistiche.
Desihra Mogontiacum, nel suo lungo snodarsi, mostra le doti migliori dei Nocte Obducta, con la melodia che ingentilisce le residue asprezze black, inserendosi in un contesto ricco di brillanti intuizioni pervase dal giusto grado di tensione.
Il resto non è affatto deprecabile, è ovviamente eseguito in maniera impeccabile, ma fornisce la sensazione d’essere molto più studiato che spontaneo, e la forma spesso finisce per affossare la sostanza, lasciando scorrere il sound in innumerevoli rivoli che prendono direzioni diverse, destinate a non trovare mai un vero punto d’incontro.
Poi è chiaro che la competenza e l’esperienza di questi musicisti di vaglia fa sì che Mogontiacum resti un buonissimo lavoro, che a mio avviso però è più indirizzato a chi predilige sonorità complesse a prescindere, piuttosto che a chi ricerca emozioni immediate.

Tracklist:
1. Am Ende des Sommers
2. Glückliche Kinder
3. Ein Ouzo auf den Nordwind
4. Lethe, Stein und See – Teil I
5. Löschkommando Walpurgisnacht
6. Desîhra Mogontiacum
7. Die Pfähler
8. Am Waldrand
9. Lethe, Stein und See – Teil II
10. Im Dunst am ewigen Grab der Sonne

Line-up:
Marcel – Guitars, Vocals, Keyboards, Bass
Torsten – Vocals
Matze – Drums
Flange – Keyboards, Vocals
Stefan – Guitars, Vocals
Heidig – Bass

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