Recensione

Quando si pubblica un secondo full legth a sette anni di distanza da quello d’esordio è normale attendersi dei cambiamenti, in certi casi anche piuttosto sensibili.

È questo il caso dei portoghesi Painted Black, i quali dopo un album come Cold Comfort, riconducibile al filone gothic death doom, sono approdati ad una forma di rock/metal oscuro che non rinnega affatto le origini ma che sposta decisamente la barra verso lidi più melodici e liquidi; un’evoluzione per certi versi naturale e che trova i suoi potenziali prodromi nell’album d’esordio del progetto Sleeping Pulse, che vedeva all’opera Luís Fazendeiro, chitarrista e compositore principale della band lusitana, avvalersi della voce di Mick Moss per raggiungere vette di lirismo prossime, appunto, a quelle degli Antimatter.
Non stupisce più di tanto, quindi, ritrovare in Raging Light riferimenti a quell’area stilistica che parte dai Katatonia ed arriva fino agli ultimi Anathema, con la band svedese che aleggia sicuramente nei passaggi leggermente più robusti e meno atmosferici e quella inglese, invece, che emerge dai brani più melodici e suadenti, tutto questo senza dimenticare del tutto le radici metal che di tanto in tanto riemergono restando un elemento importante ma non preponderante nell’economia del lavoro.
Il sound dei Painted Black è decisamente elegante, sempre controllato e modellato con sapienza da Fazendeiro e compagni, con Daniel Lucas capace di fornire una buona prestazione vocale sia con voce pulita che in growl.
L’album parte ottimamente con due brani davvero belli come The Raging Light, oscillante tra un’indole intimista e l’antico retaggio gothic doom, e Dead Time, dallo sviluppo simile ma contenente una più decisa accelerazione nella fase centrale, il tutto sempre caratterizzato da un notevole lavoro chitarristico a tessere le opportune trame.
Il resto del lavoro si muove costantemente attraverso queste oscillazioni, mantenendo un’aura malinconica per la quale il colore più indicato nel monicker sarebbe il grigio piuttosto che il nero.
La chiusura è affidata ad una traccia molto lunga come Almagest, vera e propria summa dell’idea musicale dei Painted Black, i quali dimostrano d’aver raggiunto quella maturità necessaria per mettersi nella nobile scia dei maestri del gothic metal lusitano ed europeo chiamati Moonspell, facendolo però con una buona personalità e soprattutto cercando con successo di sottrarsi ad imbarazzanti paragoni con la band di Ribeiro.
Raging Light non rappresenta ancora l’album perfetto per i Painted Black, perché a mio avviso l’emotività che dovrebbe trasmettere un’opera di questo tipo arriva ancora in maniera discontinua, ma per certi versi questo è un bene, in quanto significa che la band portoghese ha nelle proprie corde un potenziale ancora superiore a quello già importante esibito in quest’occasione

Tracklist:
1 – The Raging Light
2 – Dead Time
3 – The Living Receiver
4 – Absolution Denied
5 – Chamber
6 – In The Heart Of The Sun
7 – I Am Providence
8 – Almagest

Line-up:
Daniel Lucas – Vocals
Luís Fazendeiro – Rhythm & Lead Guitars, Clean Guitars, Piano & Synths, Bass on tracks 1,3,5 and 8
Gonçalo Sousa – Lead & Rhythm Guitars

Guests:
Marcelo Aires – Drums
Pedro Mendes – Bass on tracks 2,4,6 and 7
Mick Moss – spoken words on track 3
Amber Moss – spoken words on track 3
Jenny O’Connor – spoken words on track 3

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