Recensione

Anche se parlare di rituale della mano morta può far sorridere, pensando a biechi individui all’opera su autobus o metropolitane affollate, questo Blood Oath è in realtà un serissimo esempio di black doom composto e suonato con tutti i crismi da questo gruppo belga.

I due artefici di tutto questo, Lykaios e Isangrim, sono musicisti attivi in diverse band fiamminghe e li ritoviamo peraltro assieme anche nei validi Hemelbestormer.
Blood Oath si compone di quattro lunghi brani, più un breve intermezzo strumentale, nel corso dei quali i Rituals of the Dead Hand offrono un sound cupo, privo per lo più di sbocchi melodici ma molto compatto, tanto dall’essere assimilabile alla scuola della vicina Germania (i Secrets Of The Moon di Privilegivm sembrano essere a tratti un termine di paragone abbastanza plausibile).
Ovviamente in tale contesto non mancano pulsioni post metal e una densità vicina allo sludge, e tutto questo contribuisce a creare un suono di grande efficacia che, se non si farà ricordare per il suo impatto melodico, trova un suo perché in un ottundente martellamento.
Un brano magnifico come The Scourge spiega tutto molto meglio di molte parole, con il suo incedere soffocante, rallentato, distorto, che appare nella sua prima parte come espressione di una malevola creatura che che ti cinge le caviglie impedendoti di riaffiorare da un liquido denso e stagnante, per poi aprirsi in un più ritmato finale di puro black metal che beneficia anche di una bellissima linea melodica.
Blood Oath è un album molto valido, e si capisce dopo poche note che questo, pur trattandosi di un esordio per la band, è in realtà il frutto del lavoro di musicisti di notevole esperienza e conoscenza della materia: tutto ciò lo rende un ascolto caldamente consigliato a chi apprezza queste tipo di sonorità

Tracklist:
1. Bonderkuil
2. Sworn
3. The Gathering
4. They Rode By Night
5. The Scourge

Line-up:
Lykaios – Bass, Keyboards, Guitars, Vocals
Isangrim – Drums

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