Recensione

I sardi Ubiquity esordiscono sotto l’egida della Third I Rex con questo ottimo Forever Denied.

Muoversi oggi all’interno del post metal sludge è un po’ come camminare su un campo minato, perché è facile restare intrappolati da un certo manierismo che talvolta affligge il genere, laddove si predilige soprattutto l’impatto perdendone di vista l’intensità e quindi l’aspetto emotivo
A questo pericolo sfuggono abilmente gli Ubiquity, partendo subito con l’evocativa ripresa della poesia di Tiziano Sclavi, La Ballata della Morte, tratta dal suo romanzo (e poi film) Dellamorte Dellamore, e portando il tutto su un piano comunicativo ben preciso, grazie ad un sound che mantiene sempre alto il suo carico tensione, tra sfuriate post hardcore, black metal, pesantezze sludge e limitate pause di interlocutoria riflessione.
Il vocalist Davide si sgola seguendo i canoni del genere, mentre i suoi compagni compongono con disinvoltura un puzzle sonoro che è per lo più aspro senza disdegnare però qualche apertura melodica, con la chitarra di Leonardo capace di disegnare trame di buona intensità, specialmente nella splendida Lost Pt.2, ma l’attenzione dell’ascoltatore viene tenuta ben desta fino all’ultima nota della conclusiva Form, altra traccia davvero rimarchevole
Dall’antica Ichnusa stanno emergendo con continuità realtà metalliche di grande spessore, specialmente nell’ambito dei generi più estremi, tutte accomunate da un’invidiabile chiarezza di intenti ed una selvaggia spontaneità che ne eleva in maniera esponenziale la freschezza e conseguentemente l’impatto: gli Ubiquity si vanno a collocare da subito tra le migliori, in virtù di un album come Forever/Denied che non ha davvero nulla da invidiare alle più celebrate band continentali.

Tracklist:
1. Forever, Denied
2. Hopes
3. Lost Pt. I
4. Lost Pt. II
5. Form

Lineup:
Davide – Vocals
Alessio – Bass
Leonardo – Guitar
Marco – Drums

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