Recensione

Torna quattro anni dopo il precedente full length il musicista piacentino Matteo Gruppi (già noto per la sua altra incarnazione atmospheric black Chiral) con Vastness, seconda tappa su lunga distanza del suo progetto funeral doom Il Vuoto.

Se già in Weakness si era potuto costatare quanto la catalogazione in ambito funeral era per certi versi solo indicativa, poiché il sound spesso defluiva verso un avvolgente post metal mostrando un volto ben poco soffocante e privilegiando piuttosto un incedere malinconico, in Vastness tutto ciò viene ulteriormente accentuato, nel senso che la dicotomia tra i drammatici passaggi contraddistinti dal growl e da un potente e rallentato riffing e i momenti più rarefatti ed intimisti è sempre ben presente, ma il tutto appare ancor più concatenato ed organico.
Tutto questo rende il nuovo lavoro de Il Vuoto piuttosto peculiare, se inserito all’interno di un certo contesto, proprio perché il sound non è affatto scontato e porta l’ascoltatore sul terreno voluto da Matteo senza fretta e senza ricorrere a soluzioni di facile presa, lasciando eventualmente al solo lavoro della chitarra solista il compito di catturare l’attenzione tramite magnifici bagliori emotivi.
Vastness è un album magnifico anche per un crescendo emotivo che è ben tangibile, all’interno di un percorso stilistico che non appare mai scontato nel suo riuscito tentativo di mettere i musica i dolori dell’esistenza visti da differenti angolazioni: se la title track si sviluppa seguendo le coordinate più classiche del funeral, con i suoi riff che spiovono sull’ascoltatore abbinati ad un growl che questa volta è opera dello stesso musicista piacentino, la successiva Weakness ne interpreta lo struggimento di fronte all’incapacità di arginare le avversità che inchiodano lo spirito oltre alle membra.
Gli splendidi arpeggi chitarristici ci accompagnano in un microcosmo lattiginoso, entro il quale vengono meno le risorse necessarie ad organizzare una reazione verso un stato delle cose che pare ineluttabile, e questo incedere apparentemente consolatorio prosegue anche in Her Fragile Limbs, traccia in realtà dai contenuti altamente drammatici e commoventi, visto che il tema trattato è il suicidio visto come unica via di fuga possibile da un’esistenza fattasi troppo pesante benché sia di fatto ancora tutta da vivere: qui affiorano anche passaggi di chitarra solista dal mirabile contenuto melodico.
Torniamo ad un più canonico ma non meno avvolgente funeral atmosferico con V (The Fifth Nail), brano che non teme confronti con il meglio prodotto dai maestri del genere per intensità, esecuzione e potenziale evocativo, prima che il lavoro si chiuda con le atmosfere rarefatte della più breve As The Whole World Failed.
Se le precedenti uscite de Il Vuoto avevano fornito l’impressione di trovarsi di fronte ad un progetto di grande spessore ma ancora per certi versi in divenire, Vastness consegna alla scena italiana una realtà che oggettivamente mancava in questo specifico segmento musicale, ovvero qualcuno che fosse in grado di muoversi agevolmente in quell’ideale spettro sonoro che racchiude Mournful Congreation, Ea e tutte le altre band capaci di offrire le sonorità dall’effetto catartico che gli appassionati di funeral ricercano.
Vastness è un lavoro che, per essere apprezzato al meglio, necessità d’essere ascoltato più volte, possibilmente come se fosse un corpo unico senza saltare da un brano all’altro: solo così si potrà godere pienamente della bellezza di quest’opera (non a caso pubblicata da un’etichetta specializzata in sonorità dolenti di elevata qualità come la Hypnotic Dirge) destinata a divenire un termine di paragone per il genere negli anni a venire, almeno a livello nazionale.

Tracklist:
1. Vastness
2. Weakness
3. Her Fragile Limbs
4. V (The Fifth Nail)
5. As The Whole World Failed

Line-up:
Matteo Gruppi – all instruments and vocals

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