Heretique – De Non Existentia Dei

Non solo metal estremo ma molti inserti atmosferici di un’intensità sopra le righe che formano un lavoro vario e coinvolgente, in cui si respira insana malignità

Il death metal dalle reminiscenze black e dai contenuti fortemente anticristiani e guerreschi è molto diffuso nell’est europeo, tanto da considerare alcune delle band provenienti da quei paesi ( specialmente dalle terre polacche)tra ii maestri indiscussi di questa corrente estrema.

Con gli storici Behemoth a tirare le fila di questo esercito del male, non sono poche le realtà estreme che in ambito underground si sono imposte all’attenzione degli addetti ai lavori, forti di una proposta senza compromessi che amalgama con risultati devastanti il death metal old school, soffocante e pregno di potenza monolitica, con la furia iconoclasta del famigerato black metal.
De Non Existentia Dei ne è un buon esempio, secondo lavoro sulla lunga distanza di questi sacerdoti neri, al secolo Heretique, che, nella cattedrale alzata all’oscuro signore, svolgono le loro blasfeme liturgie.
Attivo da quasi dieci anni, il gruppo polacco aveva già lasciato ai famelici posteri un primo lavoro dal titolo Ore Veritatis uscito quattro anni fa.
Le campane della cattedrale di ossa sono tornate a battere il loro funebri rintocchi ed il nuovo lavoro conferma la totale brutalità oscura della musica creata dal combo, death metal feroce, reso delirante e terrorizzante da spunti black e doom, nero inno al maligno e totale mancanza di umana pietà.
Non solo metal estremo ma molti inserti atmosferici di un’intensità sopra le righe che formano un lavoro vario e coinvolgente, in cui si respira insana malignità tra brani disturbanti e malefici.
Un ottimo lavoro chitarristico, sia nelle parti estreme che nei momenti di spettrali armonie acustiche, un massacro la prova della sezione ritmica, ed un cantato che alterna growl brutale a schizoidi parti in scream non fanno che alzare il mood estremo e diabolico di questo lavoro, valorizzato da ottimi brani come Sweet Stench of Rotting Human Flesh, Dimension e Spiritus Antichristi.
Behemoth e Morbid Angel sono i gruppi a cui la band fa riferimento, creando un armageddon di note luciferine dall’alto potenziale satanico.
Se siete amanti del genere l’album è altamente consigliato, puro male in musica.

TRACKLIST
1. Chimera
2. Sweet Stench of Rotting Human Flesh
3. De Non Existentia Dei
4. Dying in Hate
5. Following Through
6. Dimension
7. Czarna polewka
8. From the Black Soil
9. Unknown Whispers
10. Spiritus Antichristi
11. The Raven
12. End of Transmission

LINE-UP
Wojciech “Zyzio/Wojtas” Zyrdoń – Bass
Grzegorz “Igor” Piszczek – Drums
Piotr “Peter” Odrobina – Guitars
Grzegorz “Celej” Celejewski – Guitars, Vocals
Marek “Strzyga” Szubert – Vocals

HERETIQUE – Facebook

Lustravi – Cult Of The Blackened Veil

I Lustravi omaggiano Satana e le sue legioni di demoni con un black metal rituale e molto sporco, davvero vicino a certe punte death che si sono viste sotto il sole della Florida.

Da Panama City in Florida, i Lustravi spargono per il mondo un blackened metal molto marcio e veloce, di ottima fattura e molto potente.

I Lustravi omaggiano Satana e le sue legioni di demoni con un black metal rituale e molto sporco, davvero vicino a certe punte death che si sono viste sotto il sole della Florida. Oltre a questa influenza il black metal dei Lustravi si rivela essere molto personale e d originale. I ragazzi non puntano molto sulla velocità, bensì sul pathos dell’esecuzione, con molti stacchi potenti e calibrati, e pezzi composti molto bene, con una ricercatezza sonora difficile da trovare altrove.
Il tutto è composto e suonato per omaggiare le tenebre, e la voce di Morgan Weller è molto particolare e adattissima allo scopo. Le loro canzoni sono cavalcate nella notte, sono coltelli che si abbassano su giovani vergini, sono offerte e richieste al nero signore. I Lustravi sono un gruppo che un black metal tutto loro, veramente underground e notevole.
Cadete nell’oscurità.

TRACKLIST
1.In Nomine Cultus (Intro)
2.Evil Incarnate
3.The Nineteenth Key
4.Salute To The Angels
5.Et Plebs Tua Laebitur In Te (Interlude)
6.Dona Nobis Chaum
7.The Rites Of The Goatchrist
8.Dreams Haunt My Sleep
9.O, Sanctifier
10.Terminus Est Aetas (Outro)
11.Sabrina

LINE-UP
Morgan Weller – Bass/Vocals.
Geoffrey McWhorter – Guitar.
Cory Keister – Drums.
Zachary Lee Cook – Guitar.

LUSTRAVI – Facebook

Sarcoptes – Songs And Dances Of Death

Il disco è una buona prova di black death, ma sinceramente è molto nella media, certamente compatto e soddisfacente, ma privo di talentuose fughe in avanti.

Duo proveniente da Sacramento, in Killafornia, è nato nel 2008, ma ha pubblicato l’ep di esordio solo nel 2013 con Thanatos.

Il duo californiano fa un black metal di ispirazione scandinava, con una forte dose di thrash e death di matrice vecchia scuola. Il suono del duo è molto compatto e molto dedito ai grandi nomi del male provenienti dal Nord Europa, in più i Sarcoptes coniugano molto bene cavalcate sympho con pezzi balck death molto convincenti. Il disco è una buona prova di black death, ma sinceramente è molto nella media, certamente compatto e soddisfacente, ma privo di talentuose fughe in avanti. I crismi ci sono tutti, i Sarcoptes sanno suonare e sanno dove vogliono andare, per cui la solidità c’è. Manca un guizzo, ma questo disco farà la gioia di molti black metaller e si pone nella tradizione a stelle e strisce del genere.

TRACKLIST
1.The Veil Of Disillusion
2.The Sexton’s Spade
3.The Fall Of Constantinople
4.When Stars Hide Their Fires
5.Barbarossa
6.Within The Labyrinth Mind

LINE-UP
Sean Z. – Guitar, Bass, Keyboards
Gar – Vocals, Drums

SARCOPTES – Facebook

Narvik – Ascension to Apotheosis

Siamo al cospetto di un black metal classico, essenziale e dalle raggelanti atmosfere e il paragone con le più oltranziste realtà norvegesi viene da sè.

I Narvik sono un gruppo tedesco, suonano black metal ed il loro monicker prende il nome da una città norvegese che diede i natali a Robert Burås, musicista scomparso prematuramente e fonte di ispirazione per i tre blacksters di Friburgo.

Attivo da una decina di anni, il trio composto da Lupus (chitarra), Redeemer (voce) e P. (batteria) ha dato alle stampe oltre al classico demo di inizio carriera, un primo album nel 2013 dal titolo Triebe nach der Endlichkeit e due ep, Snake of Paradise e Fecundity of Death, rispettivamente del 2014 e nello scorso anno.
Tornano con un’opera sulla lunga distanza tramite Folter Records, in questa prima metà del 2016, a confermare la proposta scarna e evil dei loro precedenti lavori, basata su un esempio di black metal senza compromessi, malvagio ma pregno di mid tempo e ritmiche marziali.
Uno scenario di desolazione e morte, senza speranza di luce, un’armageddon diabolico che si abbatte scandendo ogni nota come i secondi di un orologio che fa bella mostra di sé alla parete di una chiesa sconsacrata, un gelido inno alla morte, da non perdere se siete amanti del black metal più oltranzista e ruvido.
Niente di più e niente di meno, Ascension To Apotheosis non lascia scampo, vi avvolge come nelle fredde spire di un serpente, servo del signore oscuro, destabilizza decadente e maligno tra lunghe marce e accelerazioni appena abbozzate ma perfettamente collocate tra lo spartito scritto con il sangue dai Narvik.
Una proposta che si colloca nei classici lavori only for fans, causa la totale immersione nel genere, dove disperazione, male e gelido terrore la fanno da assoluti padroni.
Wounds Of Aspiration, Fecundity Of Death e la conclusiva BarrenSemen vi accompagneranno nel mondo dei Narvik, valorizzato da una buona produzione l’album non da tregua circondandoci di atmosfere evil e malatissime.
Siamo al cospetto di un black metal classico, essenziale e dalle raggelanti atmosfere, il paragone con le più oltranziste realtà norvegesi viene da se, dunque se siete blacksters incalliti l’album merita la vostra attenzione, gli altri girino alla larga.

TRACKLIST
1. Invokation II
2. Wounds Of Aspiration
3. Geist zu Scherben
4. Psychotic Redeemer
5. Fecundity Of Death
6. Berstende Säulen
7. The Shore
8. BarrenSemen

LINE-UP
P. – Drums
Lupus – Guitars
Redeemer – Vocals

NARVIK – Facebook

Front – Iron Overkill

I Front fanno la guerra con il loro metal, che deve molto anche a gruppi come i Marduk. La loro alta velocità viene da lontano, proviene dal basso di Lemmy dei Motorhead, e dal black metal scandinavo tutto.

Death black metal di guerra e violenza, con i Motorhead nel motore.

I Front sono una nuova formazione nel panorama finlandese, ma in realtà i suoi componenti hanno militato in gruppi importanti dell’underground finnico, come Sacrilegious Impalement, Evil Angel, e Neutron Hammer, fra gli altri.
La nascita del gruppo data 2015, come la sua prima uscita su Iron Bonehead, con il nome di Demo 2015. I Front fanno la guerra con il loro metal, che deve molto anche a gruppi come i Marduk. La loro alta velocità viene da lontano, proviene dal basso di Lemmy dei Motorhead, e dal black metal scandinavo tutto. La produzione moderatamente lo fi rende molto bene il suono ruvido ed il senso di minaccia incombente che i Front vogliono trasmettere. Anche il loro outfit è molto metal anni ottanta. L’assalto sonoro di Iron Overkill è una della cose più notevoli sentite nel mondo metal quest’anno. La carica di questo disco è altissima, come l’intensità con la quale suonano, che non è scevra da un nichilismo punk hardcore che è comunque presente in certi sottogeneri del metal. Malvagità e guerra sono due cose che vanno di pari passo, e la crudeltà può essere raccontata in molti modi, ma questo dei Front è forse il migliore, perché il carrarmato deve travolgerti per farti capire.

TRACKLIST
1. Defiance
2. Legion Front
3. I Am Death
4. Wargods Unbound
5. Kypck
6. Tribunal of Terror
7. Cold Gravel Grave
8. Heathen Resistance

LINE-UP
Revenant – Drums, Vocals.
Von Bastard – Guitars, Bass, Vocals.
Kaosbringer – Vocals.

FRONT – Facebook

Fausttophel – Sancta Simplicitas

Un’altra ottima realtà proveniente dall’Ucraina consigliata agli amanti delle sonorità oscure dalle reminiscenze black, ma con tanta melodia a far da contrasto alle sfuriate estreme ed un’accentuata vena progressiva e classica.

Si torna a parlare di metal estremo proveniente dall’Ucraina con i melodic blacksters Fausttophel, al secondo lavoro sulla lunga distanza che segue l’esordio Thirst Of Oblivion, licenziato nel 2013.

Un’altra ottima realtà che Iyezine propone agli amanti delle sonorità oscure dalle reminiscenze black, ma con tanta melodia a far da contrasto alle sfuriate estreme ed un’accentuata vena progressiva e classica, molto presente nelle realtà provenienti da quelle nobili terre.
Paesi che sul fronte musicale non sono secondi a nessuno, ricchi di tradizioni classiche che anche in questo caso sono la base su cui il gruppo di Poltava, ora trasferitosi in Russia, costruisce il suo sound.
Black metal feroce che si scontra con aperture melodiche, oscure quanto si vuole ma che permettono a Sancta Simplicitas di piacere già dal primo approccio e che ne fanno un ascolto piacevole e colmo di sorprese per tutta la sua durata.
Armonie pianistiche, splendidi accordi acustici, l’uso della lingua madre e di quella russa, compongono un’opera estrema molto ben congeniata, la parte metallica si avvicina al sound scandinavo con i Dissection ed i Dimmu Borgir a fare da principali influenze, mentre le varie parti progressive guardano ai maestri Opeth, in versione folk.
Non mancano infatti atmosferiche parti dove le melodie tradizionali e popolari del proprio paese valorizzano alcuni brani (Sick Earth), mentre le tastiere formano vortici orchestrali (Dimmu Borgir) e le asce sparano riff black metal tremendamente efficaci e dal sapore classico (Dissection).
Buona la prova dei musicisti, ma non è certo una novità nei gruppi di quelle regioni, e perfetta la produzione, soprattutto quando la tempesta estrema si abbatte con furia sui padiglioni auricolari.
The Lot of Emptiness, The Dark Pit of Absurdity, i nove minuti della mini suite The Song of the Leper, sono gli episodi cardine di questo ottimo lavoro, con la cover di Black Tears degli immensi Edge Of Sanity (da quel capolavoro che fu Purgatory Afterglow) che fa sobbalzare il sottoscritto e ci consegna un’altra band sopra le righe ma che, fuori dai soliti circuiti musicali, rischia di perdersi tra le steppe … fortunatamente per voi c’è Iyezine.

TRACKLIST
1. Wandering… Searching…
2. The Lot of Emptiness
3. The Word
4. God’s Place is on the Cross
5. Sick Earth
6. The Dark Pit of Absurdity
7. The Song of the Leper
8. Lunar Onlooker
9. The Whirl Ends Where it Began
10. Black Tears (Edge Of Sanity cover)

LINE-UP
Alexander “Adams” Savinyh – bass, vocal
Valentin “Mau” Samohin – vocal
Vladimir Aldushkin – guitar
Vladislav Ustinov – guitar
Nikolay «Domovoy» Vyhodtsev – drums

Grimness – A Decade Of Disgust

Ristampa celebrativa del primo album dei Grimness.

Ristampa celebrativa del primo album di questa band romana di black death metal.

La loro prima uscita discogafica fu nel 2002 con l’ep autoprodotto Dogma, poi fu la volta di Increase Humanity Disgust, che è stato ristampato ora con l’ep Dogma dentro, un nuovo artwork, una versione live di una canzone e un altro inedito tratto dalle registrazioni di Trust in Decay. Questo debutto è un grandissimo album di black death, di grande potenza, ottima tecnica e melodia. Per fare un paragone improprio, tutti vorrebbero ascoltare un nuovo album dei Satyricon che suonasse prprio così. In questi anni i Grimness hanno suonato molto e prodotto un altro grande disco, ma il loro primo album a mio avviso è davvero di un altro livello, e perderselo in questa nuova edizione sarebbe un vero peccato. A Decade Of Disgust è un lavoro che testimonia un momento magico per il genere, come di un gusto che si è un po’ perso, ovvero quello di saper fondere due ma anche tre generi insieme senza perdere la propria originalità e nemmeno il senso di ciò che si vuole esprimere.
Questo è un grande disco di un gruppo che merita molto per ciò che ha seminato, soprattutto dentro le nostre orecchie.

TRACKLIST
1-Introspection of the engine
2-Dimension Evil
3-Katharsis in Vain
4-Slay the Demiurge
5-From the cosmic chaos
6-Nihil addiction
7-Blood calls blood
8-N.d.e
9-Outroofthebody
10-A new version of reality
11-Evil in men
12-At night’s dawn
13-River of the damned
14-Punishment
15-Proud to be damned

LINE-UP
Valerio Di Lella – vocals and guitars.
Jonah Padella – drums.
Andrea Chiodetti- guitars.
Giulio Moschini- bass.

GRIMNESS – Facebook

Old Pagan – Ogdrun Jarhar

Un disco di black metal come si deve, forse un po’ ripetitivo in certe soluzioni, ma comunque al di sopra della media.

Old Pagan è una one man band di black metal formata da Machosis, ex mebro degli ora defunti Pagan Winter, e proviene dalla zona di Saarbrucken in Germania.
Il progetto nasce nel 1996, e ha pubblicato in questi venti anni molti dischi. Il suo black metal è debitore della prima ondata di questo genere, è duro ossessivo e misantropo, senza però disdegnare qualche buon intarsio melodico.
Questo nuovo disco è una discesa agli inferi, una veloce ripassata di tutto ciò che può farci paura e violenza senza i vincoli giuridici del vivere in società. Machosias, oltre ad essere un ottimo batterista e musicista, è una persona che conosce la vera essenza del genere e lo trasmette ai posteri. Un disco di black metal come si deve, forse un po’ ripetitivo in certe soluzioni, ma comunque al di sopra della media.

TRACKLIST
1.Ogdrun Jarhar
2.Amon Ramah
3.Dark Chaos
4.Malditz
5. Christ Termination
6.Endless Agony
7. Seven Gods Of Chaos
8.Leichengott (Secrets Of The Moon cover)

OLD PAGAN – Facebook

Humanitas Error Est – Human Pathomorphism

La loro potenza è notevole, ed in alcuni passaggi si scorgono con piacere i migliori Satyricon.

Progetto nato nel 2013 in Germania, con membri di gruppi come Lebenssucht e Goatfuck e Valgaldrar.

La missione è fare un black pagan metal il più possibile spinto verso la misantropia e le peggiori pulsioni anti religiose e direi che ci riescono molto bene. Il suono è molto aggressivo, con forti legami con la seconda ondata del black metal. La loro potenza è notevole, ed in alcuni passaggi si scorgono con piacere i migliori Satyricon. Ogni musicista qui è coinvolto per fare male, per essere lupi fra le pecore, per tradurre in musica l’odio che muove i passi di certi persone. Gli Humanitas Error Est però non sono solo questo ma molto altro, perché hanno un’ottima capacità di composizione che permette loro di tenere molto alta la tensione per tutto il disco.
Un ottimo disco di nera misantropia.

TRACKLIST
1.Destroyer Of Worlds
2.Quod Homo Appellatur Morbus Est
3.Pain Feeder
4.Jagdzeit
5.My Sexual Benediction
6.Raping Religions
7.One Piece Human
8.Die Macht Deines Glaubens
9.Skinning Alive
10.Bestial Penetration
11.Human Pathomorphism

LINE-UP
S CAEDES – vocals
GHOUL – vocals
TSAR – guitar
VOID114 – guitar
ROGAN – bass
AHEPHAÏM – drums

HUMANITAS ERROR EST – Facebook

Cepheide – Respire

I Cepheide raffigurano in maniera credibile una dimensione di afflizione e disperazione che si staglia su un tappeto atmosferico di buona fattura.

Ancora dalla fertile Francia arrivano i Cepheide, band che, con questo Respire, giunge alla seconda uscita dopo il demo d’esordio De silence et de suie, pubblicato nel 2014.

I parigini sono autori di un black metal molto atmosferico che sconfina spesso e volentieri nel depressive, aiutato in questo dalle urla costanti che, più che declamare testi, assumono alla fine la funzione di vero e proprio strumento aggiuntivo.
Tutto ciò raffigura in maniera credibile una dimensione di afflizione e disperazione che si staglia su un tappeto melodico di buona fattura: il lavoro si rivela così molto interessante per la sua intensità anche se, per converso, alla lunga potrebbe pagare dazio a causa della sua uniformità espressiva.
Per sfuggire a questo rischio bisogna considerare Respire (uscito in origine come autoproduzione nel 2015 e riedito oggi dalla Sick Man Getting Sick Records in formato vinilico) quasi come una sorta di flusso sonoro volto a disegnare lo stato d’animo di chi, su questa terra, ha rinunciato a scendere a patti con il modo circostante e, soprattutto, con se stesso.
I due lunghissimi brani, che brillano per un’intensità a tratti spasmodica, differiscono parzialmente in quanto Le souffle brûlant de l’immaculé possiede un incedere più apocalittico ed in qualche modo aderisce agli stilemi del black metal nella sua forma più cupa e depressiva, mentre La chute d’une ombre esibisce passaggi ambient e, anche quando riesplode la furia ritmica, si ammanta di una certa aura cosmica.
Respire è un lavoro decisamente intrigante, anche se non per tutti, in virtù dei suoi pregi, rappresentati in primis dall’elevato impatto emotivo, che superano di gran lunga i difetti, tra i quali si segnala invece una produzione non proprio limpidissima.
I Cepheide hanno posto le basi per produrre prossimamente qualcosa in grado di lasciare un segno profondo, perché il malessere e la disperazione che vengono espressi in quest’opera, ancora perfettibile, assumono quei tratti tangibili che band appartenenti allo stesso segmento stilistico non riescono ad esibire con analoga profondità.

Tracklist:
1. I. Le souffle brûlant de l’immaculé
2. II. La chute d’une ombre

Line-up:
Thomas Bouvier
Gaétan Juif

CEPHEIDE – Facebook

CEPHEIDE – Bandcamp

Sektemtum – Panacea

Band di Montpellier che offre un’eccezionale prova a 360° di musica pesante, dal black al death, dal crust al groove metal, sempre diverso, sempre di ottima qualità.

Band di Montpellier che offre un’eccezionale prova a 360° di musica pesante, dal black al death, dal crust al groove metal, sempre diverso, sempre di ottima qualità. Panacea potrebbe essere la risoluzione a molti dei nostri mali, almeno di quelli musicali.

Dopo cinque anni di silenzio, e la separazione dal precedente cantante, i Sektemtum ritornano con una prova furiosa e magnifica, fatta di musica suonata con il cuore e lo stomaco, lanciandosi in uno stage diving lungo molta della musica pesante conosciuta.
E tutto funzione molto bene, con canzoni di attitudine hardcore, perché questi francesi hanno molto da dire e lo gridano forte. Vi è anche molta sofferenza, molto disagio accumulato e tirato fuori con questa catarsi musicale davvero molto interessante. Il disco è vario tanto da sembrare una compilation, ma non cade mai nella confusione o in strani cul de sac, scorrendo benissimo e facendo venire voglia di ripremere play, o di girare più volte il vinile.
Come tutte le opere è difficilmente catalogabile, e qui vi è la sua grandezza. Comandano i loro ascolti, le loro sensazioni, incidendo un disco composto quasi dal vivo con ottimi risultati. Istantanee di rabbia e vita.

TRACKLIST
1. Place à la Comédie
2. Ebony Grand Master
3. Direction Cataclysme
4. Empire
5. Pantheon
6. Le Crépuscule des Idoles
7. Bad Winds
8. Lord Hear Our Prayers
9. 218’
10. Subsonic
11. Zero Bravo
12. Panacea

LINE-UP
REL
REV3REND
SIX

SEKTEMTUM – Facebook

Havukruunu – Rautaa Ta Julta

Rutaa Ta Julta è un disco magnifico e magnificente, e i boschi finlandesi sanguinano ancora.

Quando arriva del metal dalla Finlandia difficilmente non è buono, e questo disco ne è la conferma.

Acciaio e fuoco, questa è la traduzione italiana del titolo, che rappresenta alla perfezione ciò che vuole dire il disco. Questo duo inanella un canzone clamorosa dietro l’altra parte, usando vari stili soprattutto il black metal, ma riuscendo a trasmettere veramente lo spirito del nero metallo. Ogni traccia è notevole, ogni giro di chitarra è buttato in faccia a chi ascolta, la batteria miete vittime, ma poi come estranei nelle radure ecco un lento giro di morte che si avvicina, per poi riprendere velocità.
Questo disco è il luna park per gli amanti del black, almeno per quelli con una mentalità vogliosa di assorbire vibrazioni leggermente differenti dalle solite. Rautaa Ta Julta è un disco magnifico e magnificente, e i boschi finlandesi sanguinano ancora.

TRACKLIST
1.Pakkanen
2.Rautaa ja Tulta
3.Musta Yö
4.Ne Salaperäiset
5.Valhallan Portit
6.Verta ja Tuhkaa
7.Maat Mennyttä Soi
8.Surmatuli
9.Joka Puun Takaa
10.Maan Alainen

LINE-UP
Humö – Voice, Bass Guitar.
Stefan – Voice, Guitars & Percussion

HAVUKRUUNU – Facebook

Briargh – Eboros

Il progetto Briargh è una limpida fonte di black metal e pagan, suonato con stile old school, forte e deciso che regala forti emozioni ad ascoltatori che cercano un certo tipo di emozioni.

Progetto personale di Erun, ex dei Crystal Moors, che con questo disco arriva alla tetrza uscita, proseguendo un discorso di recupero attraverso il black, il pagan ed il folk, delle radici celtiche della Cantabria, gran bella terra della penisola iberica.

Il progetto Briargh è una limpida fonte di black metal e pagan, suonato con stile old school, forte e deciso che regala forti emozioni ad ascoltatori che cercano un certo tipo di emozioni. Il disco non vive mai momenti di calma, o peggio, di noia. Moltissimi sono i riferimenti a gruppi o solisti del passato metal, poiché Erun aka Briargh ha solide fondamenta nella nera arte del metal. Dentro Eboros vi sono amore per la propria terra, ricerca di un essere diverso dalla attuale omologazione e soprattutto ottima musica. Vi è sempre una certa tensione, un continuo volo d’aquila su terre ancora invitte, in un tempo ed in una dimensione che non sono la nostra. Notevolissimo.

TRACKLIST
1.El Llanto del Bosque
2.Silom Sego
3.Sword of Woe
4.Dubos Etenos
5.Sun of the Dead
6.El Canto de las Anjanas (Pt II)
7.El Nubero de Samhain
8.Eboros – Epitome of Death

LINE-UP
Erun

MORBID SHRINE – Facebook

Wóddréa Mylenstede – Créda Beaducwealm

Questo è davvero un disco black metal al cento per cento, senza fronzoli e volontà di piacere.

Il black metal nasce nelle oscurità, trae linfa vitale dall’incontro con le tenebre, è quasi un dialogo con la nostra ombra.

Tra le tante cose che può essere il black metal vi è anche quella di musica ancestrale, di risveglio di antichi usi e credenze, che ci sono state tolte e cancellate per l’intervento di un qualcosa che non è mai stato completamente nostro. I Wóddréa Mylenstede sono un gruppo inglese proveniente dallo Yorkshire, e fanno un black metal grezzo, distorto e cantato in inglese antico. La lingua degli antichi inglesi era una lingua fortemente influenzata dall’occulto, dal rapporto che avevano i parlanti con uno o più mondi che non erano i nostri, ma che interagivano con noi. Gradualmente con la colonizzazione del cattolicesimo, esso stesso è diventato l’unico referente della gente, l’unica porta alla quale si doveva bussare per avere qualcosa. Invece vi sono alti mondi che premono e gli antichi inglesi lo sapevano benissimo. Nelle campagne dello Yorkshire si aggiravano e si aggirano tuttora strane creature, strani avvenimenti riportati da questo gruppo black metal odierno con una musica che sembra davvero provenire da un’altra dimensione, lamenti furiosi di voci distanti, il tutto con una musica marcia ed in bassa fedeltà che funzione benissimo. Il disco è oscuro, tormentato e fortemente underground e riporta il black metal dove deve stare, senza commercializzazione o hype. Antiche oscurità inglesi tornano nelle strade a loro care, richiamate dalla loro stessa lingua. Il mulino diabolico, questo vuol dire Wóddréa Mylenstede, ha scritto e cantato interamente il disco in inglese antico, e già solo per questo sono da premiare. In più questo è davvero un disco black metal al cento per cento, senza fronzoli e volontà di piacere. Il gruppo si era già segnalato per dei demo ma soprattutto con lo split con i portoghesi Black Cilice, che li aveva portati all’attenzione internazionale. Gli antichi stanno tornando.

TRACKLIST
1. Hreómóde Blódgéotend
2. Mearrweard Dócincel
3. Léafa Súslbana
4. Werbeámas Haeden Gilda
5. Beadurófan
6. Hygecraeft (Eardgiefu)

Lebensnacht – A Raging Storm of Apocalypse

Se mai Mike Oldfield componesse un disco black metal, ecco come sarebbe il risultato

L’idea base è quella della fine di un viaggio per mare, visto che la copertina, assieme all’ intro Dark clouds gather, provocano un funesto sentire nel quale perdersi è l’unico modo per sopravvivere.

Grim alternato a stacchi puramente cascadian, riempiono la sorte di chi non soddisfatto continua l’ascolto con la seconda traccia The End is Near e, finalmente sceso dalla zattera , si accinge incerto a muovere i primi passi in questa foresta desolata . Lebensnacht ricorda Morgul nella scelta dei testi e quindi le tonalità aperte, per quanto semplici all’ascolto, che hanno un nucleo freddo e pronto a spiazzare in ogni momento. Tralasciando la terza traccia, che ha comunque un suo fascino, lascerei cadere l’accento su quanto segue, From fire to ice, il vero concept probabilmente dell’intero disco, per struttura e composizione del brano che mostra un interesse sibillino per il mutamento alchemico. Anche accendere un fuoco da naufraghi può riportare a lidi ben distanti dall’isola alla quale siamo approdati, meno tropicale, più siderale. Gli elementi sono due finora, quindi: acqua e fuoco. E cosa ci aspetteremo se non aria e terra? Decisamente scontato, al buio possiamo solo contemplare cosa c è attorno a noi, e dal basso. Il vuoto stellare fatto di piccoli insignificanti puntini che tornano sublimi ad una seconda occhiata, quando appunto il fuoco è diventato cenere e quindi ghiaccio. Il rituale è quasi concluso, con l’invocazione avvenuta in The Gate has opened, di lovecraftiana memoria, dove le tastiere evocano qualcosa di estremamente tragico e non reversibile. Into the cosmic eternity chiude a lutto la disperazione che celava forse l’unica possibilità ciclica di speranza, in un viaggio che, come scritto nell’inciso, non ha null’altro che memoria ciclica. Trionfale, seppure con qualche ascolto in più, ma per essere il quarto opus della serie, A Raging Storm of Apocalypse vince quanto di medio passa oggigiorno. Consigliato l’ascolto durante l’estate, nonostante la produzione sia figlia di un inverno ormai passato.

TRACKLIST
1.Dark Clouds Gather
2.The End Is Near
3.The Storm
4.From Fire To Ice
5.Frostbitten Ashlands
6.The Gate Has Opened
7.Into Cosmic Eternity

LINE-UP
Robert Brockmann – chitarra, tastiere, voce, suoni digitali
Martin “Lord Skull” Krell – batteria

LEBENSNACHT – facebook

Mørknatt – Witchcraft of Domination

I tre musicisti ci sanno fare e si sente, l’atmosfera è pregna di grondante metallo evil, tra parti velocissime e cadenzate marce verso l’abisso.

Le vie di Lucifero sono infinite, dalle terre scandinave il verbo maligno portato con tanto ardore dalle orde black metal nate in quei freddi, desolati ed oscuri luoghi, hanno infestato la vecchia Europa e prima di attraversare l’atlantico, destinazione nuovo continente, si sono impossessate di molte anime nelle terre latine, tra cui la Spagna.

E proprio a Tarragona, in terra spagnola, che il seme putrido e demoniaco dei servi di Satana ha dato i natali a questo mefistofelico e blasfemo bombo chiamato Mørknatt, trio fondato dal chitarrista Kongen av Slanger, a cui si sono aggiunti altri due demoni, Kunstdood alle pelli e Fenrir ad urlare nel microfono nefandezze contro religione e genere umano.
Witchcraft of Domination è il debutto, un ep di quattro brani con tanto di copertina che riprende a grandi linee l’artwork dello storico Fuck Me Jesus, ep dei devastanti maestri Marduk, uscito nel lontano 1991, in piena gloria per il genere satanico per eccellenza.
Black metal old school anche nel sound dei nostri, un violento inno al male che non manca di stupire per l’ottimo lavoro della sei corde, neanche troppo distante dai maestri Dissection.
Quindi tra i solchi delle terribili Calanda Of Antichrist, la magnifica Serpents e l’inno al male Ave Leviathan troverete black metal di scuola nordica, perfido e distruttivo, un assalto ben congeniato e valorizzato da un’ottima produzione.
I tre musicisti ci sanno fare e si sente, l’atmosfera è pregna di grondante metallo evil, tra parti velocissime e cadenzate marce verso l’abisso.
L’ep funge da anticipazione per il primo lavoro sulla lunga distanza che si intitolerà Victorious Satan e che dovrebbe uscire in questi mesi, date un ascolto a questo lavoro e mettetevi comodi in attesa del full length, il gruppo merita sicuramente l’attenzione dei blacksters più ortodossi.

TRACKLIST
1. Calanda of Antichrist
2. Satanic Sex
3. Serpents
4. Ave Leviathan

LINE-UP
Fenrir – Vocals
Kunstdood – Drums
Kongen av Slanger – Guitars, Bass

MORKNATT – Facebook

Morth – Towards the Endless Path

Lungo ed epico viaggio nel black metal dal taglio melodico, l’album si sviluppa per più di un’ora immerso nel leggendario mondo di una terra di mezzo raccontata attraverso lunghi mid tempo tastieristici

Morth è il monicker di questa one man band attiva dal 2002 proveniente dalla Bulgaria e fondata dal polistrumentista Erilyne, musicista attivo in molte band della scena estrema del suo paese.

Towards The Endless Path è il primo full length e segue il demo uscito un paio di anni fa e che ha dato il via alla discografia di Morth.
Lungo ed epico viaggio nel black metal dal taglio melodico, l’album si sviluppa per più di un’ora immerso nel leggendario mondo di una terra di mezzo raccontata attraverso lunghi mid tempo tastieristici, con la gracchiante voce di questo menestrello del male ed accompagnata da un’aura epica.
Il musicista bulgaro se la cava sia con gli strumenti che con un songwriting che pur essendo prolisso mantiene una buona tensione e non stanca.
Qualche lacuna in fase di produzione non inficia la riuscita globale dell’album che alterna black, heavy e dark metal con buona ispirazione.
Orchi, maghi e stregoni ci attendono tra le montagne incantate di questa terra di fantasia, tra valli verdeggianti e cime innevate, il mood dell’album riporta alla mente opere come Il Signore Degli Anelli o Il Trono Di Spade, mondi di guerre, magia e lotte secolari tra il bene ed il male.
La sei corde richiama l’heavy metal classico, qualche rallentamento atmosferico il dark metal, mentre le sempre presenti armonie tastieristiche danno al sound un taglio epico ed oscuro.
I brani superano per gran parte i dieci minuti di durata, perciò l’ascolto necessita di concentrazione e l’album più giri nel lettore per essere fatto proprio, ma il risultato è soddisfacente, specialmente per gli amanti del genere.
Mortiis, Summonning ed Immortal sono i gruppi che maggiormente escono dai solchi di brani dalla riuscite atmosfere epic fantasy come Dark Dawn Arise, Shadows from Ancient Battles e Towards the Endless Path of War; non fatevi spaventare dalla durata dell’opera e provate ad immergervi nel mondo di Morth.

TRACKLIST
1. Cold Moonlight Mysticism
2. Dark Dawn Arise
3. Echoes of Ancient Winds
4. Shadows from Ancient Battles
5. The Black Fog of Times
6. Towards the Endless Path of War

LINE-UP
Erilyne – All instruments, Vocals

MORTH – Facebook

Candelabrum – Necrotelepathy

La musica che proviene da Necrotelepathy è un discorso di un antico di Lovecraft, un’ultima maledetta elegia di un cadavere in decomposizione.

In Portogallo hanno una politica verso le droghe che funziona, bei posti e una scena black metal che fa spavento.

Qui trattiamo del debutto di Candelabrum, un musicista che in un anno circa prima di questo disco si è costruito una solida reputazione con tre demo. Questi ultimi erano buoni esempi di black metal lento e marcio, mentre qui è proprio una musica proveniente da un mondo diverso. Addirittura è difficile descriverlo come black metal, poiché la musica che proviene da Necrotelepathy è un discorso di un antico di Lovecraft, un’ultima maledetta elegia di un cadavere in decomposizione. Due sono le tracce, entrambe oltre i quindici minuti, esplorazioni di un qualcosa che vive oltre il nostro cervello. Il lo fi è un linguaggio presente, ma non è l’unico. I testi sono ululati di mondi lontani, lingue diverse, non solo intellegibili, che scaturiscono da un impianto mentale differente dal nostro. Necrotelepathy è una porta multidimensionale aperta da un musicista che non è nemmeno definibile tale, ma è più uno psicopompo. Altro capolavoro della scena portoghese.

TRACKLIST
1. Nekrotelepathy Part I – Distant V
2. Nekrotelepathy Part II – Prayers

Saligia – Fønix

Superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia, è l’unione delle prime lettere dei sette peccati capitali che forma la parola Saligia, monicker di questa black metal band norvegese.

Superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia, è l’unione delle prime lettere dei sette peccati capitali che forma la parola Saligia, monicker di questa black metal band norvegese, attiva come duo dal 2007 ed arrivata al secondo lavoro sulla lunga distanza, dopo un terzetto di demo, il primo full length (Sic Transit Gloria Mundi del 2011) e lo scorso mini cd dal titolo Lvx Aeternae, uscito un paio di anni fa.

Un sound destabilizzante che accompagna un concept incentrato sull’occultismo è quello che propongono il gruppo di Trondheim, al secolo Ahzari (voce, chitarra e basso) e V. alle pelli, lontano dall’armageddon sfrenato delle black metal band, o dalle reminiscenze sinfoniche di molti gruppi Emperor style e molto più vicine al doom/dark.
Ossianico, pur in un contesto black, si potrebbe definire il modus operandi dei Saligia, dato anche dalla voce ruvida e declamatoria, poco valorizzato da una produzione grezza, ma in molti passaggi suggestivo il giusto per non sfigurare sul mercato dei prodotti evil.
Pochissime accelerazioni e tanti mid tempo che formano una lunga messa nera, dove il suono scarno della sei corde accompagna il drumming vario e fantasioso di V., mentre si continuano a mietere vittime inconsapevoli della pericolosità dei due sacerdoti del male.
Ed all’ascolto delle varie Fire Tear Apart The Veil, Revelation: A Sign Reveals o Fønix: Flame Coronation sembra davvero di essere al cospetto di una cerimonia messianica dove i due puniscono gli astanti, ognuno con il proprio peccato capitale da farsi perdonare, ma trovano solo punizione, sofferenza e dolore.
Difficile fare paragoni con band affermate, il sound è alquanto originale anche se non tutto fila liscio e la proposta ha bisogno di più ascolti per essere assimilata in pieno.
Rimane un album interessante, di non facile lettura ma fuori dai soliti cliché abusati senza ritegno dai gruppi del genere, quindi provate ad addentravi nel mondo dei Saligia, potrebbe piacervi.

TRACKLIST
1. Fire: Tear Apart the Veil
2. Revelation: A Sign Reveals
3. Abyss: In Darkness Forge Alight
4. Voices: Her Hidden Darkness
5. Fønix: Flame Coronation

LINE-UP
Ahzari – Vocals, Guitars, Bass
V. – Drums

SALIGIA – Facebook