Sweeping Death – In Lucid

In Lucid è un album nel quale la tecnica importante dei protagonisti è al servizio di brani che non lasciano spazio alla banalità, rifacendosi a band storiche del genere ma con la dovuta dose di personalità.

Il precedente ep dal titolo Astoria ci aveva presentato una band assolutamente in grado di dire la sua nell’affollato panorama del metal progressivo europeo, grazie ad un sound maturo ed affascinante che univa thrash metal nobile alla Mekong Delta, intricate parti progressive ed heavy che molto avevano dei maestri Savatage, alternate a devastanti ripartenze classiche di scuola Annihilator.

Tornano così gli Sweeping Death con il primo full length, un’opera straordinariamente riuscita e perfettamente calata in un contesto metallico e progressivo di assoluto valore.
In Lucid risulta quindi un album nel quale la tecnica importante dei protagonisti è al servizio di brani che non lasciano spazio alla banalità, rifacendosi a band storiche del genere ma con la dovuta dose di personalità.
Squadra che vince non si cambia, e la line up è la stessa del precedente lavoro, con il vocalist Elias Witzigmann a scuotere le fondamenta dietro al microfono con una prestazione emozionante, i due Bertl (Simon ed Andreas, alla chitarra e al basso) coadiuvati da Markus Heilmeier (chitarra) e Tobias Kasper (batteria e piano) a formare una band che sanno il fatto suo, dimostrandolo in ogni passaggio.
Heavy/thrash metal progressivo, drammatico e a tratti teatrale, è quello che ascolterete tra le note di In Lucid, composto da nove brani uno più intenso dell’altro, a cominciare dalla magnifica Blues Funeral, per attraversare i cinquanta minuti a disposizione del gruppo tra atmosfere di tensione palpabile, tragiche note progressive e splendide partiture estreme che compongono le varie Suicide Of A Chiromantist, Resonanz e la title track, la quale aggiunge alle ispirazioni già citate gli Evergrey e i Symphony X.
In Lucid è un album fortemente raccomandato agli amanti del metal progressivo dalle atmosfere teatrali ed oscure.

Tracklist
1.Eulogue
2.Blues Funeral
3.Horror Infernal
4.Suicide of a Chiromantist
5.Purpose
6.Resonanz
7.Antitecture
8.Lucid Sin
9.Stratus

Line-up
Elias Witzigmann – Leadvox
Simon Bertl – Guitar / Backingvocals
Markus Heilmeier – Guitar
Tobias Kasper – Drums/Piano
Andreas Bertl – Bass

SWEEPING DEATH – Facebook

Bonehunter – Children Of The Atom

Speed metal, thrash, black e punk formano una miscela esplosiva che ha come padrini i soliti nomi di chi suona il genere, e i Bonehunter sanno come miscelare per bene questa bomba in musica, trascinando i fans in un vortice di metal ignorante, senza compromessi e blasfemo.

Trio proveniente da Oulu ed attivo dal 2011, i finlandesi Bonehunter pubblicano il terzo full length che va a rimpinguare una discografia abbondante, specialmente per quanto riguarda ep e split.

Children Of The Atom è il nuovo lavoro sulla lunga distanza, successore di Evil Triumphs Again uscito nel 2015 e del secondo massacro licenziato lo scorso anno dal titolo Sexual Panic Human Machine.
Syphilitic Satanarchist (voce e basso), Witch Rider (Guitars) e S.S Penetrator (batteria) suonano un thrash/black old school mosso da uno spirito demoniaco e punk: il loro nuovo album risulta una mazzata estrema di chiara ispirazione ottantiana, con un sound alimentato dalla confluenza di generi che ancora oggi si nutrono di anime nell’underground metallico mondiale.
Speed metal, thrash, black e punk formano una miscela esplosiva che ha come padrini i soliti nomi di chi suona il genere, e i Bonehunter sanno come miscelare per bene questa bomba in musica, trascinando i fans in un vortice di metal ignorante, senza compromessi e blasfemo.
Children Of The Atom parte sgommando e non si ferma più: il gruppo scarica mitragliate metalliche dove le ritmiche non danno tregua, l’attitudine punk risveglia sensazioni motorheadiane mentre Lucifero si crogiola tra invocazioni alla distruzione totale, alla guerra e al caos.
Tempestoso e velocissimo inno estremo, l’album gode di una produzione discreta e di dieci brani ispirati dove Venom, Slayer e Motorhead sono chiamati alle armi dai Darkthrone per dare vita ad una raccolta che vede Sex Messiah Android, la title track e Spider’s Grave quali momenti migliori di questa totale e violenta aggressione di matrice old school.

Tracklist
1.Initiate The Sequence
2.Demonic Nuclear Armament
3.Sex Messiah Android
4.Children Of The Atom
5.The Reek Of Reaper’s Scyte
6.Black Star Carcass
7.Spider’s Grave
8.Cybernetic Vampirism
9.Man Of Steel (Spiritus Mortis cover)
10.Devil Signal Burst

Line-up
Syphilitic Satanarchist – Vocals, Bass
Witch Rider – Guitars
S.S Penetrator – Drums

BONEHUNTER – Facebook

Voivod – The Wake

I Voivod si confermano ancora una volta autori di grande musica progressiva, metallica e straordinariamente fuori dal comune.

Un nuovo album degli storici Voivod è sempre motivo di discussione e consumo di litri di inchiostro vista l’importanza del gruppo all’interno della scena metallica fin dalla prima metà degli anni ottanta.

L’ultimo album The Wake viene licenziato in concomitanza con i trentacinque anni di carriera della band, un traguardo straordinario per una realtà sempre un passo avanti nella scena musicale mondiale fin dai primi devastanti lavori, passando per il progressive thrash metal melodico e spaziale degli anni novanta (con album bellissimi e sottovalutati come Angel Rat e The Outer Limits), per tornare al metal estremo degli esordi e nuovamente ora, con questo ottimo ultimo parto, alle digressioni space rock e progressive.
Langevin e Belanger, con i fidi Mongrain e Laroche, danno vita ad un viaggio intergalattico nel quale appunto il thrash metal amoreggia con generi lontani anni luce ma che nella loro musica diventano parte integrante di un concept musicale personalissimo.
Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, e la fusione tra il metal estremo con progressive e jazz non fa più notizia, ma la band canadese riesce comunque a sorprendere con il suo personalissimo sound ed un talento compositivo fuori categoria.
The Wake sta tutto qui, con i Voivod che giocano tra note spaziali, trame progressive, atmosfere orchestrali e ed un mare di piccoli dettagli che vanno a formare una galassia musicale cangiante e ricca di fascino.
I Pink Floyd, così come i King Crimson (The End Of Dormancy), sono riferimenti che continuano a passare veloci come nubi gassose nell’universo chiamato The Wake, di assoluto livello anche sotto l’aspetto tecnico e a tratti difficilissimo da digerire se non si possiede la giusta confidenza con il sound della band.
Dall’opener Obsolete Begins fino alla conclusiva Sonic Mycelium, i Voivod si confermano autori di grande musica progressiva, metallica e straordinariamente fuori dal comune.

Tracklist
01. Obsolete Beings
02. The End Of Dormancy
03. Orb Confusion
04. Iconspiracy
05. Spherical Perspective
06. Event Horizon
07. Always Moving
08. Sonic Mycelium

Line-up
Dennis “Snake” Belanger – Vocals
Daniel “Chewy” Mongrain – Guitar
Dominic “Rocky” Laroche – Bass
Michel “Away” Langevin – Drums

VOIVOD – Facebook

Metal Allegiance – Power Drunk Majesty

Il progetto Metal Allegiance sforna un album che, aldilà dei nomi che vi partecipano, ci presenta una raccolta di brani dall’alto valore artistico, per cui ignorarlo sarebbe un vero peccato.

Come si potrebbe rimanere insensibili ad un album che vede come protagonista un supergruppo al cui interno interagiscono musicisti del calibro di Alex Skolnick, Dave Ellefson, Mike Portnoy, coadiuvati dal bassista e mastermind Mark Menghi e con una serie di ospiti al microfono da far saltare le coronarie?

Torna dunque la Metal Allegiance, dopo il debutto omonimo di tre anni fa, progetto nato da un gruppo di amiconi che si divertivano a suonare cover e che si sono ritrovati inevitabilmente a fare sul serio.
Power Drive Majesty è un disco heavy/thrash, duro come un blocco di cemento armato, suonato straordinariamente bene e valorizzato dalle urla di gente come Trevor Strnad (The Black Dahlia Murder), Mark Osegueda (Death Angel), John Bush (Armored Saint), Bobby “Blitz” Ellsworth (Overkill), Troy Sanders (Mastodon), Mark Tornillo (Accept), Johan Hegg (Amon Amarth), Max Cavalera (Soulfly) e Floor Jansen (Nightwish), unica incantevole valkiria in questo gruppo guerriero di vocalist dall’istinto predatore.
Tutti questi nomi altisonanti potrebbero condizionare il giudizio sui dieci brani, ed invero il pericolo sussiste, ma viene scongiurato da un ottimo songwriting che dà la possibilità di far rendere al meglio i musicisti ed i loro ospiti.
Il sound è compatto, di scuola americana, con la chitarra di Skolnick torturata a dovere ed il gran lavoro di Portnoy e della coppia Menghi/Ellefson precisa ed efficace sia in fase ritmica che nella produzione dell’album.
Il disco suona benissimo, i cantanti si danno il cambio su pezzi che sono cuciti loro addosso e l’operazione Power Drunk Majesty è portata così a compimento senza intoppi.
Bound By Silence con John Bush, l’epica King Of A Paper Crown con Johan Hegg, i ritmi tribali di Voodoo Of The Godsend cantata da Max Cavalera e le due parti della conclusiva title track (la prima cantate da Mark Osegueda e la seconda da Floor Jansen) sono gli episodi migliori di questo mastodontico pezzo di granito thrash metal.
Il progetto Metal Allegiance sforna un album che, aldilà dei nomi che vi partecipano, ci presenta una raccolta di brani dall’alto valore artistico, per cui ignorarlo sarebbe un vero peccato.

Tracklist
1. The Accuser (feat. Trevor Strnad)
2. Bound by Silence (feat. John Bush)
3. Mother of Sin (feat. Bobby Blitz)
4. Terminal Illusion (feat. Mark Tornillo)
5. King with a Paper Crown (feat. Johan Hegg)
6. Voodoo of the Godsend (feat. Max Cavalera)
7. Liars & Thieves (feat. Troy Sanders)
8. Impulse Control (feat. Mark Osegueda)
9. Power Drunk Majesty (Part I) (feat. Mark Osegueda)
10. Power Drunk Majesty (Part II) (feat. Floor Jansen)

Line-up
Alex Skolnick – Guitarist/Producer
Mark Menghi – Bassist/Producer
Mike Portnoy – Drums
David Ellefson – Bass

METAL ALLEGIANCE – Facebook

Opprobrium – Supernatural Death

Il duo della Louisiana ci investe con la sua furia, i ritmi serratissimi, i mid tempo rocciosi e le cavalcate devastanti che portano alle band storiche del genere, quelle che a metà degli anni ottanta muovevano i primi passi nel mondo del metal estremo.

Nuova riedizione di Supernatural Death degli Opprobrium, compilation a cura della Brutal Records, uscita originariamente un paio di anni fa.

La band della Louisiana, conosciuta dal 1986 come Incubus, cambiò monicker nel 1999 e nel 2000 esordì con l’album Discerning Forces, seguito da altri quattro lavori, l’ultimo licenziato nel 2016 ed intitolato Serpent Temptation
Il duo è composto da Moyses M.Howard alla batteria e Francis M.Howard alla chitarra e voce: il sound tracima violenza death/thrash come da tradizione, quindi siamo nel metal estremo di metà anni ottanta.
Il duo di Metairie ci investe con la sua furia, i ritmi serratissimi, i mid tempo rocciosi e le cavalcate devastanti che portano alle band storiche del genere, quelle che a metà degli anni ottanta muovevano i primi passi nel mondo del metal estremo.
Gli Slayer sono la band alla quale il duo si rapporta, anche se alcune soluzioni più death metal oriented sono ispirate dai primissimi Obituary e la produzione risulta in linea con la proposta old school del combo in un delirante massacro estremo.
Sessanta minuti sono tanti per un sound che non si discosta dalla solita formula, anche se una manciata di brani alza il valore di questa compilation (Voices From The Grave, Underground Killer, Sadistic Sinner ed Hell’s Fire).
Quella del gruppo statunitense è una proposta adatta solo ed esclusivamente ai fans del death/thrash metal vecchia scuola, uno dei generi underground per antonomasia, ma se vi piacciono i primissimi Slayer un ascolto è d’obbligo.

Tracklist
1. The Battle Of Armageddon
2. Voices From The Grave
3. Blaspheming Prophets
4. Underground Killer
5. Serpent Temptation
6. Hunger For Power
7. Blind Vengeance
8. Sadistic Sinner
9. Rigor Mortis
10. Cataleptic
11. Hell’S Fire
12. Assault
13. Incubus
14. Death
15. Curse Of The Damned City
16. Fear Of The Unknown

Line-up
Moyses M.Howard – Drums
Francis M.Howard – Guitars, Vocals

OPPROBRIUM – Facebook

Angry Nation – Embracing The Collapse

Il thrash/death deglI Angry Nation solo in alcuni episodi supera il livello di guardia in quanto a velocità, avanzando potente e pesantissimo come uno schiacciasassi metallico, valorizzato da ottime melodie incastonate in armonie chitarristiche piazzate perfettamente nel contesto dei brani.

Thrash/death roccioso, potente e melodico è quello che suona il quartetto chiamato Angry Nation e formato dagli italiani Alessandro Vagnoni (batteria) e Jacopo Rossi (basso) e da due musicisti austriaci, Walter Oberhofer (chitarra) e Wolfgang Süssenbeck (voce).

Embracing The Collapse è il secondo lavoro del gruppo, dopo l’esordio licenziato un paio d’anni fa intitolato The Fail Decade, sul mercato tramite la Woolfblood Productions.
Il thrash/death degli Angry Nation solo in alcuni episodi supera il livello di guardia in quanto a velocità (Trail Of Dead Bodies, Dead World Empire), avanzando potente e pesantissimo come uno schiacciasassi metallico, valorizzato da ottime melodie incastonate in armonie chitarristiche piazzate perfettamente nel contesto dei brani (Universal Seduction), così che Embracing The Collapse non esibisca solo doti distruttive, dimostrandosi invece un buon lavoro di metal estremo tra tradizione e input moderni.
I tre musicisti ci sanno fare, l’esperienza c’è e si sente, messa al servizio di deflagrazioni musicali come Supremacy Of Reason o State Of Deception; il thrash metal lascia il comando del sound al death e viceversa, mantenendo inalterata l’atmosfera apocalittica dell’album.
Quasi cinquanta minuti in balia delle atmosfere da fine del mondo, incubo che il carillon e le voci infantili della devastante Black Ink Terrorists, opener dell’album, accentuano invitandoci nel mondo post nucleare di Embracing The Collapse.
Se amate i due generi confluenti nel sound del quartetto italo austriaco, questo nuovo lavoro non mancherà di stupirvi positivamente, riunendo sotto lo stesso cielo oscurato dai fumi di morte Asphyx, primi Machine Head, Obituary e Kreator.

Tracklist
1.Black Ink Terrorists
2.Universal Seduction
3.Armed Revolution
4.Supremacy Of Reason
5.Trail Of Dead Bodies
6.Embracing The End
7.State Of Deception
8.Dead World Empire
9.Automaton Mentality
10.America Has Traps
11.Freedoms Origin

Line-up
Jacopo Rossi – Bass
Alessandro Vagnoni – Drums
Walter Oberhofer – Guitars
Wolfgang Süssenbeck – Vocals

ANGRY NATION – Facebook

Anguish Force – Chapter 7

Gli Anguish Force pescano a piene mani dalla tradizione metallica erigendo muri sonori potentissimi e dando vita ad un lavoro imperdibile per gli amanti del genere.

Settimo capitolo per gli Anguish Force, storica metal band proveniente bolzanina che ci investe con tutta la sua potenza heavy/power/thrash metal vecchia scuola, ma supportata da una produzione al passo con i tempi.

La band torna dunque con Chapter 7, a quattro anni dal precedente full length (Sea Eternally Infested), ennesimo sigillo di una onorata carriera nell’underground metallico segnata da una serie di ottimi lavori che, per tradizione, uniscono in un unico sound quella manciata di generi che formano il mondo dell’heavy metal classico.
Come scritto in precedenza, anche le sonorità di questo ultimo lavoro degli Anguish Force segue le caratteristiche consolidate da oltre quindici anni, e fin dall’intro strumentale Chapter 7, l’album è un vulcano che erutta metallo incandescente, puro hard’n’heavy potenziato da bordate power/thrash metal.
Karma’s Revenge esplode in tutta la sua potenza metallica, i riff sono comandamenti scritti sulla tavole della legge del genere, velocità ed impatto vanno di pari passo per darvi il benvenuto in casa Anguish Force, laddove spiccano il grande lavoro delle chitarre, una sezione ritmica tellurica ed una voce rocciosa: la formula è semplice, ma per farla funzionare ci vogliono impatto ed attitudine.
Don’t Lose the War è un brano trascinante, probabilmente irresistibile se suonato su un palco, ma non sono da meno pezzi da novanta come Planned Earthquake, The Punishment e la top song The Book Of The Devil.
Gli Anguish Force pescano a piene mani dalla tradizione metallica erigendo muri sonori potentissimi e dando vita ad un lavoro imperdibile per gli amanti del genere.

Tracklist
1. Chapter 7
2. Karma’s Revenge
3. Don’t Lose the War
4. The Other 11 September
5. Planned Earthquake
6. Under the Streets
7. Waiting For the Call
8. The Punishment
9. The Book Of the Devil
10.So It Was
11.Thunder in The Thundra (THOR cover)

Line-up
KINNALL – vocals
LGD – guitar
LUCK AZ – guitar
TUMBLER – bass
PEMMEL – drums

ANGUISH FORCE – Facebook

Tornado – Commitments To Excellence

Thrash, street metal, punk rock e hard core, non manca nulla nel sound di questi quattro ragazzacci finlandesi, una bassa pressione rock’n’roll che vi travolgerà con la forza di cento twister uniti per portare caos e distruzione per quaranta minuti di musica che colpisce direttamente ai bassifondi.

Cercate riparo il più presto possibile perché il tornado thrash/street metal finlandese sta per abbattersi su di voi, come successo un paio di anni fa quando il cantante Superstar Joey Severance e compagni licenziarono il devastante Black President.

Questa volta tocca alla Rockshots la responsabilità d’aver liberato questo fortunale metallico intitolato Commitment To Excellence, l’ennesimo massacro sonoro targato Tornado.
Thrash, street metal, punk rock e hard core, non manca nulla nel sound di questi quattro ragazzacci finlandesi, una bassa pressione rock’n’roll che vi travolgerà con la forza di cento twister uniti per portare caos e distruzione per quaranta minuti di musica che colpisce direttamente ai bassifondi, con la potenza del metal e l’irriverenza sfrontata del punk’n’roll.
Pronti e via, White Horse Of The Apocalypse ci investe con tutta la sua potenza thrash metal, così come Global Pandemic, mentre The Flight Of Yuri Gagarin, tra parti veloci ed altre cadenzate, risulta una delle tracce migliori dell’album.
I musicisti ci sanno fare eccome, quindi non troviamo solo attitudine ed impatto, ma anche una discreta tecnica al servizio dello tsunami che letale si abbatte su di noi in veste thrash metal con la travolgente in Endless Forms Of Torment e con la pesantissima Supremacy, altre due mazzate niente male per quello che a mio avviso è l’album più estremo del combo nord europeo.
At The Chapel Of Rest conclude il lavoro, confermando l’impatto che il gruppo riversa su una raccolta di brani devastanti, in un crescendo di potenza che si alimenta come una tempesta prima di sfogare tutta la sua forza sull’ascoltatore.
Valorizzato da una manciata di ospiti come Karl Sanders, Niko Kalliojärvi, Ross Dolan, Adam Phillips e Glen Drover, Commitment To Excellence è la conferma del valore dei Tornado, i quali si abbatteranno su di voi con tutta la loro potenza.

Tracklist
1. A Minute Of Nothing
2. White Horse Of The Apocalypse (Solo: Karl Sanders/Nile. Additional Vocals: Niko Kalliojärvi/ex-Amoral)
3. Global Pandemic
4. Spirit And Opportunity (Additional Vocals: Ross Dolan/Immolation)
5. The Flight Of Yuri Gagarin
6. Endless Forms Of Torment (Additional Solo: Adam Phillips/Pro-Pain)
7. Through Difficulties To Victory
8. Supremacy
9. Chaos Among The Ruins
10. United Forces (S.O.D. Cover)
11. At The Chapel Of Rest (Additional Solo: Glen Drover/ex. Megadeth)

Line-up
Superstar Joey Severance – Vocals
Tommy Shred – Lead Guitar
Henry Steel – Bass
Jimmy the Grey – Drums

TORNADO – Facebook

Necronomicon – Unleashed Bastards

Unleashed Bastards è un buon ritorno per i Necronomicon ed un lavoro da consigliare senza riserve agli amanti del thrash metal classico di scuola europea.

Nella storia del thrash metal di matrice europea non ci si deve solo ricordare del triumvirato tedesco Sodom- Kreator- Destruction, perché tante sono le band nate nel corso degli anni ottanta che, pur valide, si sono fatte valere solo entro i confini del genere e ad esclusiva dei suoi fans.

Una di queste sono sicuramente i Necronomicon, tedeschi D.O.C. attivi dalla metà del decennio più importante per il thrash e per tutto l’heavy metal classico, e sopravvissuti con fasi alterne a più di trent’anni di mode e trend.
Il nuovo album si intitola Unleashed Bastards, avvicina la band alla doppia cifra per quanto riguarda i full length (questo è il nono, dando un minimo di continuità alle uscite, visto che l’ultimo album risale al 2015 (Pathfinder… Between Heaven and Hell).
Pochi fronzoli in quanto a uscite minori, con la discografia del gruppo che si concentra sulle opere dalla lunga distanza, anche se tra Escalation (ultimo lavoro uscito negli anni ottanta) e Construction Of Evil (il primo del nuovo millennio) il gruppo tedesco ha limitato le sue uscite al solo Screams, uscito nel 1994.
Thrash metal dunque, prodotto molto bene, con abbondante dispiego di brani potentissimi e di trazione germanica, vicini a quanto uscito ultimamente in casa Destruction.
Unleashed Bastards si sviluppa su una dozzina di tracce spaccaossa per una cinquantina di minuti: canzoni come l’opener Burn And Fall e la seguente Live The Lights On sono quanto di più classico troverete in giro, all’interno di un lavoro suonato in maniera convincente, cantato dallo storico singer Freddy con tutto il mestiere di un vocalist da una vita davanti al microfono e valorizzato da un lavoro strumentale molto efficace .
Il tutto contribuisce alla creazione di un muro di cemento armato metallico che non conosce pause, ma solo precisi momenti di quiete atmosferica che prepara alle esplosioni metalliche, come in My Name Is Vengeance o Forbid Me From Living, un crescendo di potenza che non lascia scampo.
In conclusione possiamo sicuramente definire Unleashed Bastards un buon ritorno per i Necronomicon ed un lavoro da consigliare senza riserve agli amanti del thrash metal classico di scuola europea.

Tracklist
1. Burn And Fall
2. Leave The Lights On
3. Total Rejection
4. Malevolent
5. We Did We Do
6. Imperial Hunger
7. My Name Is Vengeance
8. Forbid Me From Living
9. Unleashed
10. Religion Live Fast
11. Personal Enemy
12. The Nightmare Continues

Line-up
Freddy – Vocals, Guitar
Marco – Bass
Chris – Drums
Mike – Guitar

NECRONOMICON – Facebook

https://youtu.be/iLGBbuAGWr0

Voivod – To The Death

Cassetta di culto, per un gruppo chiave del thrash mutante, allora agli esordi. La nascita di un mito, a tutti gli effetti.

Nel 1982, nel Quebec settentrionale, nascono i Voivod. Il primo demo, del 1983, è Anachronism, ma è, tuttavia, To the Death a rivelare il devastante potenziale dei quattro ragazzi canadesi.

I giorni del post metal sperimentale e del prog spaziale pinkfloydiano sono ancora lontani, anche se si intravede già il talento di Away e compagni, che qui si esprime con una furia iconoclasta e rumoristica di raro impatto, specie per quell’epoca. Il nastro viene inciso all’inizio del 1984 (risuonati e riregistrati, molti suoi pezzi andranno a comporre War and Pain, che uscirà, a giugno, in quello stesso anno). Thrash-black primordiale e slayeriano (non a caso sono presenti cover di Venom e Mercyful Fate), hardcore e crust punk violentissimo, di matrice inglese (e non per nulla il demo è stato ristampato, pochi anni fa, dalla Alternative Tentacles di Jello Biafra dei Dead Kennedys): i primi Voivod devono, in effetti, moltissimo ai Discharge e ricordano anche i connazionali Razor; questi primi loro incubi futuristici, intrisi di dissonanze e paranoie distopiche, prefigurano comunque qualcosa del SCI-FI metal. Qui la sensibilità del quartetto la incanala semplicemente in una direzione aggressiva, velocissima nei suoi schemi ritmici strettissimi, brutale e violenta negli esiti sonori. A ricordarci – caso mai ce ne fosse ancora bisogno – quanto thrash e black metal debbano al punk britannico e all’hardcore primigenio: l’alba della storia, voivodiana e non solo.

Tracklist
– Voivod
– Condemned to the Gallows
– Helldriver
– Live For Violence
– War and Pain
– Negatation
– Buried Live (Venom cover)
– Suck Your Bone
– Blower
– Slaughter in a Grave
– Nuclear War
– Black City
– Iron Gang
– Evil (Mercyful Fate cover)
– Bursting Out (Venom cover)
– Warriors of Ice

Line up
Piggy – Guitars
Blacky – Bass
Snake – Vocals
Away – Drums

Beyond Deth – The Age Of Darkness

Il gruppo statunitense è perfettamente in grado di far convivere le varie anime che aleggiano all’interno di questa raccolta di brani dallo spirito oscuro e battagliero ma con un lato melodico ben definito.

The Age Of Darkness è il debutto su lunga distanza dei Beyond Deth, band proveniente da Chicago e attiva dal 2013.

Il genere proposto è un ottimo thrash metal dalle atmosfere oscure, ben strutturato e pregno di melodie heavy.
L’album è composto da nove brani più intro, si odono echi di power metal statunitense che affiorano tra le trame dark del lavoro, maligno quanto basta per piacere ad un raggio abbastanza ampio di ascoltatori.
Infatti, i brani alternano sfuriate black/thrash a cavalcate metal che ammiccano alla tradizione: esempio lampante Burn His Eyes, traccia che come un vento di burrasca sfoga la sua furia con ritmiche black, per poi sciorinare riff di scuola thrash ed heavy come una versione black degli Iced Earth di Burnt Offerings.
Bellissimi sono gli interventi acustici che, senza smorzare l’atmosfera infernale che aleggia sull’opera, donano momenti di ampio respiro, mentre è già ora di un furioso headbanging con la devastante title track.
Iced Earth ed Arch Enemy si contendono la paternità di Memories Of War, prima che un assolo di stampo death arrivi come un tornado e che Search The Stars, preceduta dagli arpeggi acustici di Instrumental, riassuma il sound e le tutte influenze che hanno ispirato The Age Of Darkness.
Il gruppo statunitense è perfettamente in grado di far convivere le varie anime che aleggiano all’interno di questa raccolta di brani dallo spirito oscuro e battagliero ma con un lato melodico ben definito.

Tracklist
1.Enter The End
2.The Cold
3.Age Of Darkness
4.Burn His Eyes
5.Beyond Deth
6.Rip Out Your Soul
7.Memories Of War
8.Goddess Isis
9.Instrumental
10.Search The Stars

Line-up
Jon Corston – Guitars, Vocals
Matt Baranski – Drums
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BEYOND DETH – Facebook

Pànico Al Miedo – Formador

Il gruppo suona molto bene, le canzoni però faticano a decollare soffrendo di una leggera prolissità che porta a quasi un’ora di metal cristallino e potente, ma che non arriva mai al dunque.

I catalani Pànico Al Miedo debuttano sulla lunga distanza con Formador, lavoro che segue di tre anni l’ep omonimo.

L’album si presenta con tutti i crismi di un’opera a cui non manca davvero nulla per solleticare i fans del genere: produzione nelle mani di Juan Orteaga (Testament, Exodus, Machine Head), il master lasciato a Jens Brogen (Kreator, Opeth, Amon Amarth) e cover creata da Ed Repka (Death, Megadeth, Venom).
Il quintetto di Barcellona aggiunge di suo una buona tecnica ed un songwriting in linea con le produzioni di genere, l’anima death rimane confinata nell’uso del tono estremo tra scream e growl, neanche troppo indicato per il sound creato dal gruppo che, valorizzato dal gran lavoro in studio, corrisponde ad un thrash metal di matrice americana.
Il gruppo suona molto bene, le canzoni però faticano a decollare soffrendo di una leggera prolissità che porta a quasi un’ora di metal cristallino e potente, ma che non arriva mai al dunque.
E’ comunque notevole il lavoro delle due chitarre, sia in fase ritmica che solista, precisa senza mai strafare la sezione ritmica, mentre la voce come scritto in precedenza non rispecchia il sound di cui si compone Formador.
Megadeth, ed Exodus sono le band che più ispirano il combo catalano e la sua musica, sulla quale sicuramente ci sarà da lavorare in futuro se si vorrà giustificare il dispiego di forze esibito in questo lavoro che vede come ospiti due chitarristi leggendari come James Murphy (Formador) e Bobby Koelbe (Cebos Vivos, Formador).

Tracklist
1.Intro-Popol Vuh
2.Formador
3.La Fuente
4.Hermanos De Sangre
5.Cebos Vivos
6.Rompe El Cepo
7.Bautizado Por La Arrogancia
8.Punos
9.No Voy A Perder
10.Asfixiar Con Verbo
11.El Final De la Grandeza
12.Outro-Popul Vuh
13.Formador

Line-up
Marc Jufrè – Vocals
Jordi Creus – Guitars
Pep Bruguera – Guitars
Al Drumer – Drums
Chiri Lopez – Bass
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PANICO AL MIEDO – Facebook

Descrizione Breve

Autore
Alberto Centenari
Voto
65
Genere – Sottogeneri – Anno – Label
2018 Thrash/Death Metal 6.50

Carchosa – Carchosa

Un’ora di musica estrema progressiva che unisce thrash, death e progressive sotto la stessa bandiera griffata Carchosa.

Carchosa è una nuova band scandinava al debutto con questo album omonimo autoprodotto.

Trattasi, di fatto, di una one man band creata dal polistrumentista e compositore Henrik Nygren che, dopo esperienze con band minori, ha deciso di mettersi in proprio creando quest’ora di musica estrema progressiva che unisce thrash, death e progressive sotto la stessa bandiera griffata Carchosa.
Il musicista proveniente da Malmö sicuramente sa maneggiare la materia, soprattutto quando si parla di death metal che ovviamente fa riferimento alla scena storica del suo paese.
Il resto del sound è lasciato a veloci cavalcate thrash metal ed atmosfere progressive in brani dal lungo minutaggio, quindi soggetti a repentini cambi di tempo in un susseguirsi di cangianti sfumature prog.
Album di lunga durata e quindi da far proprio con il dovuto tempo, il debutto dei Carchosa ha nei solos melodici l’asso nella manica per rendere l’ascolto piacevole e mantenere l’attenzione su un buon livello; Nygren crea brani estremi nei quali le parti thrash sono di gran lunga le più sfruttate, mentre il melodic death metal viene raffinato dall’uso progressivo di certe atmosfere lungo brani dallo svolgimento di durata impervia (Damnation supera i dodici minuti)
La proposta dei Carchosa, al netto di qualche difetto e di un sound non sempre scorrevolissimo, non manca di offrire a tratti buona musica metal, quindi aspettiamo con fiducia il prossimo passo di Henrik Nygren.

Tracklist
1.Unfathomable
2.Rise of the Valkyries
3.The Wretched King
4.Within
5.Ghost Insidious
6.Disciples
7.Damnation

Line-up
Henrik Nygren – All Instruments

CARCHOSA – Facebook

Sanctrum – Walk With Vermin

Questi cinque brani confermano la forza del quintetto scandinavo che, in attesa del terzo full length, ci bombarda letteralmente con chirurgica rabbia e crudeltà, violenza e disperazione.

Torna a fare danni devastanti l’atomica musicale chiamata Sanctrum, realtà thrash/hardcore lanciata da Uppsala in quel di Svezia, questa volta in formato ep, tanto per non dimenticare il gusto distruttivo di Irfan Cancar e compagni.

Cinque sono i brani raccolti in Walk With Vermin, mini cd licenziato dalla Big Balls Productions e che torna far parlare di questa letale macchina da guerra dall’impatto sopra la media.
Tre anni fa Rot aveva fatto sanguinare i padiglioni auricolari dei fans del metal estremo di estrazione thrash, moderno e potenziato da un’attitudine hardcore dirompente; ora questi cinque brani confermano la forza del quintetto scandinavo che, in attesa del terzo full length, ci bombarda letteralmente con chirurgica rabbia e crudeltà, violenza e disperazione, partendo dall’opener The Decent e continuando il massacro da dove si era interrotto nel precedente lavoro.
Carcan è la solita belva ferita, uno dei singer più dirompenti sui quali il genere può contare, mentre i brani si susseguono violenti, estremi, senza rinunciare ad un tocco di melodia in più, ma pur sempre in un contesto crudo e devastante.
Walk With Vermin non concede tregua e ritorna a far risplendere il detonatore sul missile terra aria firmato Sanctrum: se l’album è solo un antipasto per il più succulento e letale full length ci sarà da mettersi al riparo, si salvi chi può.

Tracklist
1.The Descent
2.Prevarication
3.Abomination
4.To The End
5.Let It Fall

Line-up
Irfan Cancar – Vocals
Viktor Arfwedson – Guitars
Emil Anter – Bass
Oskar Odelbo – Drums
Alex Tollin – Guitars

SANCTRUM – Facebook

Vomitor – Pestilent Death

Pestilent Death è un lavoro che sguazza nell’underground, legato alla tradizione del genere con tutti i suoi difetti e le sue virtù, quindi onesto ma certo non fondamentale.

I Vomitor non sono certo dei novellini: la loro storia, nata a cavallo dei due millenni li vede impegnati su più fronti discografici, dai quattro full length licenziati alla marea di lavori minori che hanno ammorbato come un virus la scena thrash/death.

Il gruppo australiano arriva appunto al traguardo del quarto lavoro sulla lunga distanza, sempre all’insegna di un sound senza compromessi, rivelandosi praticamente la versione death metal dei Sodom.
Un impatto notevole ed un’attitudine vecchia scuola, tutta alcool e satanismo fanno il resto , rendendo la proposta dei Vomitor la classica opera per soli fans affezionati.
Da dire ci sarebbe davvero poco, le influenze sono riconducibili ai soliti nomi, quindi tra le tracce che compongono Pestilent Death troverete schegge impazzite di Slayer e Venom, oltre ai già citati Sodom ed ovviamente Destruction.
Mezzora di frustate e schiaffoni, mentre siete legati al palo e torturati dai tre musicisti, che si presentano come altrettanti panzer indemoniati che, all’attacco dell’opener Tremolation, portano guerra ed orrori in nome di un demone alcolico.
Buone le parti dove il trio accelera per toccare velocità speed (Manic Oppression), meno la produzione, più in sintonia con i lavori usciti almeno trentacinque anni fa.
Pestilent Death risulta così un lavoro che sguazza nell’underground, legato alla tradizione del genere con tutti i suoi difetti e le sue virtù, quindi onesto ma certo non fondamentale.

Tracklist
1.Tremolation
2.Roar of War
3.Abracadabra
4.Manic Oppression
5.Tremendous Insane
6.Pestilent Death
7.Hells Butcher

Line-up
Death Dealer – Vox’n’Tremolition
Anton Vomit – Basstardisation
Hellcunt – Drummolation

VOMITOR – Facebook

Infraktor – Exhaust

Piacevole sorpresa proveniente da una scena come quella portoghese, poco pubblicizzata ma che regala mediamente ottime realtà, gli Infraktor si dimostrano una vera macchina da guerra meritevole d’attenzione.

E’ una notevole mazzata thrash/death metal il debutto degli Infraktor, fondati nel 2013 ma solo quest’anno arrivati sul mercato tramite la Rastilho Records, etichetta che si muove sul territorio portoghese e specializzata in questo tipo di suoni.

La band è formata da musicisti provenienti da realtà importanti della scena lusitana come Skeptik, Revolution Within, Headless, Under Fetid Corpses e Gates Of Hell, unitisi sotto il monicker Infraktor e pronti a conquistare i cuori del thrashers con questo bombardamento sonoro intitolato Exhaust.
Composto da otto brani, più intro ed outro, l’album ha tutti i requisiti per entrare a forza nei cuori degli appassionati dai gusti old school, ma con i piedi ben saldi in questi primi anni del nuovo millennio.
Con una produzione al top, tanta ferocia thrash unita al melodic death di stampo At The Gates/ The Haunted, Exhaust non molla la presa sui bassifondi, strizzati a dovere da esplosioni di metallo estremo trascinante e devastante quanto basta per fare di brani come Blood Of The Week, Confront e Ferocious Intent, non solo le tracce migliori di questo lavoro, ma gioiellini di genere da non perdere assolutamente.
Gli Infraktor menano fendenti in tutte le direzioni, l’impatto prodotto è notevole e, senza scomodare altri grossi nomi del genere, direi che le ispirazioni sono ben evidenti ed in linea con quanto suggerito.
Piacevole sorpresa proveniente da una scena poco pubblicizzata ma che regala mediamente ottime realtà, gli Infraktor si dimostrano una vera macchina da guerra meritevole d’attenzione.

Tracklist
1.Intro
2.Blood of the Weak
3.Son of a Butcher
4.Exhaust
5.Confront
6.Speech of Deceit
7.Inevitability of Reason
8.Unleash the Pigs
9.Ferocious Intent
10.Outro

Line-up
Hugo Silva – Vocals
Carlos Almeida – Guitar
Ricardo Martins – Guitar
Miguel Pinto – Bass
Francisco Martins – Drums

INFRAKTOR – Facebook

Sinaya – Maze Of Madness

Dal Brasile arrivano ad aprire crani in un brutale massacro estremo le Sinaya, quartetto tutto al femminile che, se vi ruberà gli occhi a livello estetico, vi stordirà immediatamente quando la prima nota di Life Against penetrerà come un trapano nei vostri ormai distrutti padiglioni auricolari.

Chi ha detto che per suonare thrash/death metal devastante e dai rimandi old school bisogna essere degli ometti brutti sporchi e cattivi?

Dal Brasile arrivano ad aprire crani in un brutale massacro estremo le Sinaya, quartetto tutto al femminile che, se vi ruberà gli occhi a livello estetico, vi stordirà immediatamente quando la prima nota di Life Against penetrerà come un trapano nei vostri ormai distrutti padiglioni auricolari.
Voce cartavetrata ed in linea con i singer thrash/death metal di origine controllata, blast beat, sono gli elementi fondanti di accelerazioni speed metal e cavalcate heavy /death che sono pugni potenti e letali alla bocca dello stomaco.
Mentre sputerete sangue e i conati vi bloccheranno il respiro, le Sinaya vi prenderanno per le palle, con una serie di tracce che abbinano thrash old school dai rimandi ottantiani (primi Slayer) e death metal che ricorda i primi Sepultura (e non potrebbe essere altrimenti) specialmente per l’impatto con cui le quattro streghe estreme si abbattono sull’ascoltatore.
Deep In The Grace, Buried By Terror e via tutte le altre tracce formano un solido macigno metallico dal titolo Maze Of Madness: Mylena Monaco (voce, chitarra), Renata Petrelli (chitarra), Bruna Melo (basso) e Cynthia Tsai (batteria) non potevano debuttare meglio su lunga distanza, confermando la sempre buona salute dell’underground metallico brasiliano.

Tracklist
1. Life Against Fate
2. Abyss to Death
3. Always Pain
4. Bath of Memories
5. Crowd in Panic
6. Infernal Sight
7. Deep in the Grave
8. Buried by Terror

Line-up
Mylena Monaco – Vocals/Guitar
Renata Petrelli – Guitar
Bruna Melo – Bass
Cynthia Tsai – Drums

SINAYA – Facebook

Sahon – Chanting For The Fallen

Chanting For The Fallen perpetua la tradizione del gruppo sud coreano, ispirato dai maestri Slayer e Venom per mezz’ora di metal sparato ad alta velocità come si faceva negli anni ottanta.

La scena estrema asiatica è arrivata negli ultimi anni alla nostra attenzione grazie soprattutto al lavoro della Transcending Obscurity, label importantissima per lo sviluppo dei suoni metallici a livello mondiale.

Death, thrash, black, heavy metal e sonorità moderne: i paesi asiatici regalano sorprese a non finire in campo metallico, tra giovani promesse e gruppi da anni a combattere per un posto al sole nel sottobosco musicale.
I Sahon, per esempio, sono una band che da anni mette a ferro e fuoco la scena thrash metal di Seul: attivi dal 1999, hanno attraversato questi primi anni del nuovo millennio licenziando cinque full length fino al 2013.
Chanting For The Fallen è il sesto album della serie e continua quindi la tradizione del gruppo sud coreano, ispirato dai maestri Slayer e Venom per mezz’ora di metal sparato ad alta velocità come si faceva negli anni ottanta.
L’attitudine old school si intreccia con un’ottima produzione ed accende una miccia metallica che finisce la sua corsa nel candelotto che, all’esplosione, rilascia otto spari nella notte, urgenti, diretti e senza compromessi.
La buona tecnica dei musicisti (Yong-Ho basso e voce, Sun batteria e Chang-Myung chitarra) permette loro di giocare con ritmiche mozzafiato e solos veloci come il vento creato dall’esplosione del loro sound, dedicato alle storiche band di cui sopra ma che lascia trasparire una personalità acquisita con gli anni.
Chanting For The Fallen è il classico lavoro da spararsi in toto senza andare troppo per il sottile e ad un volume ovviamente consono.

Tracklist
1.Faith Of Savagery
2.At The Edge Of Cliff
3.Survive
4.Condemnation
5.Charge Til The End
6.Born To Lose Live To Win
7.Joy Of Hatred
8.You Shall Pay

Line-up
Yong-Ho – Bass, Vocals
Sun – Drums
Chang-Myung – Guitars

SAHON – Facebook

Death Strike – Fuckin’Death

Ristampa da parte della Dark Descent Records del demo degli storici Death Strike una delle diverse band fondate dal bassista e cantante dei Master, Paul Speckmann.

I Death Strike sono uno dei numerosi progetti di Paul Speckmann, storico cantante e bassista di una decina di realtà estreme, tra cui i leggendari Master, uscito ultimamente sul mercato con il progetto Johansson & Speckmann in compagnia dell’altro stakanovista del metal estremo, lo svedese Rogga Johansson.

I Death Strike durarono lo spazio di un demo, questo Fuckin’ Death licenziato dal gruppo nel 1985.
In origine i brani erano solo quattro, poi nel 1991 la Nuclear Blast ristampò il lavoro con l’aggiunta di altre quattro canzoni inedite: quello che ora viene ripreso dalla Dark Descent è appunto la versione con le otto tracce.
Il clima infernale dell’album di matrice death/thrash primordiale porta ad evidenti similitudini con gli Hellhammer e gli Slayer, in un contesto ancora più oscuro.
Solos slayerani, doppia cassa a palla, mid tempo luciferini ed il vocione demoniaco ma di estrazione thrash di Speckmann, sono le caratteristiche di questo lavoro la cui data di uscita favorisce il sentore old school dei brani, che risultano un’orgia di metal estremo senza compromessi.
Una nuova ristampa per questo leggendario lavoro potrebbe far pensare ad un ritorno a sorpresa: vedremo, nel frattempo se siete fans del musicista statunitense e volete possedere ogni sua opera, i Death Strike sono davvero una chicca per intenditori.

Tracklist
1. The Truth
2. Mangled Dehumanization
3. Pay To Die
4. Re-Entry And Destruction
5. The Final Countdown
6. Man Killed America/Embryonic Misconceptions
7. Pervert
8. Remorseless Poison

Line-up
Paul Speckmann – Vocals, Bass
Kirk Miller – Guitars
John Leprich – Drums

DEATH STRIKE – Facebook

Alphastate – The Grind

Gli Alphastate sono protagonisti di un album a tratti davvero brillante: il loro metal è valorizzato da un’ottima produzione e si avvicina al sound dei primi Nevermore, quindi con un approccio moderno e thrash, buona tecnica e con quel tocco drammatico/progressivo marchio di fabbrica della storica band americana.

Una piccola bomba sonora è questo The Grind, secondo album degli Alphastate, band formatasi circa quattro anni fa e con un primo lavoro già edito dal titolo Out Of The Black.

Gli ateniesi, guidati da Manos Xanthakis, sono protagonisti di un album a tratti davvero brillante: il loro metal è valorizzato da un’ottima produzione e si avvicina al sound dei primi Nevermore, quindi con un approccio moderno e thrash, buona tecnica e con quel tocco drammatico/progressivo marchio di fabbrica della storica band americana.
Il cantante, molto interpretativo, risulta una via di mezzo tra il compianto Warrel Dane e Bruce Dickinson, quindi con grandi aperture vocali ed un piglio evocativo ad accompagnare il metal tecnico, oscuro e d’assalto di cui è composto The Grind.
Non si riposa un attimo la band greca, mostra i muscoli per tutta la durata dell’album tra ritmiche thrash, solos dal taglio classico, power metal oscuro di matrice statunitense e ottime aperture melodiche che si stagliano su chorus travolgenti.
Non solo Nevermore, ma anche Iced Earth e Testament sono le fonti di ispirazione per tracce devastanti come l’opener Trapped, la monumentale Phantom Desires e le maideniane Theater Of Lies ed Heaven’s World.
Il disco, pur mantenendo la sua aura oscura, si dimostra vario nel combinare elementi classici e moderni, con la potenza thrash e l’heavy metal classico uniti nel deturpare i padiglioni auricolari dei fans.
La produzione, come scritto, aiuta non poco The Grind nel rivelarsi un lavoro ben suonato e dal buon songwriting, quindi il consiglio è quello di non perderlo, specialmente se si è amanti delle band citate.

Tracklist
1.Trapped
2.Phantom Desires
3.Speak Your Mind
4.Theater of Lies
5.The Grind
6.Forevermore
7.Behind the Dark
8.Heaven’s World
9.Man Made God

Line-up
Vocals – Manos Xanthakis
Pete Breaker – Guitars
TBA – Bass
Fivos Andriopoulos – Drums

ALPHASTATE – Facebook