Recensione

Hteththemeth è un progetto musicale che ha mosso i suoi primi passi alla fine del secolo scorso, per volere di Läo Kreegan and Jamm Klirk.

Risale al 1999, infatti, l’unico full length realizzato dal gruppo fino al 2016, anche se di fatto l’album di cui parleremo ora, Best Worst Case Scenario, ha iniziato a prendere vita nel 2000 per essere poi progressivamente completato e rifinito solo in questo decennio, quando Kreegan, perso per strada l’iniziale compagno di avventura, si è attorniato di un gruppo di validi e giovani musicisti.
Ciò ha consentito alla band rumena di farsi un nome in patria, suonando con una certa continuità dal vivo e partecipando con successo a diversi contest di prestigio (ultimo dei quali quello che ha consentito loro di salire sul palco di Wacken l’anno scorso).
Best Worst Case Scenario è un album che ha le carte in regola per trovare molti estimatori anche nel resto d’Europa, trattandosi di un’opera sorprendente per versatilità e creatività, in quanto spazia senza smarrirsi tra generi che, a tratti, si potrebbero considerare antitetici.
Il lavoro assume le sembianze di un concept, che è poi la soluzione più logica per giustificare i costanti cambi di tempo, stile ed umore che lo permeano: se la base del sound può essere ricondotta al prog metal, l’introduzione repentina di umori blues, soprattutto, spesso spariglia le carte senza che il tutto finisca per apparire frammentario.
Il racconto, così come la genesi della band ed il suo stesso impronunciabile monicker,  pare sia stato ispirato da un sogno fatto da Kreegan e verte sulle diverse fasi di un’esistenza che, progressivamente, da un’apparente perfezione giunge infine alla rovina: è sempre difficile interpretare tutto quanto abbia natura onirica, di certo però aiuta non poco ad immergersi nel clima del lavoro l’ottimo art work, visionario quanto la musica in esso contenuta.
Best Worst Case Scenario possiede così tutti i crismi per una messa in scena teatrale, che corrisponde  a quella proposta sia su disco sia dal vivo da Kreegan, che non è un vocalist con doti fuori dal comune ma riesce, comunque, a conferire il giusto pathos alla propria interpretazione: volendo fare un parallelismo un po’ azzardato si potrebbe considerare il vocalist di Brasov una sorta di Jon Oliva rumeno, sia fisicamente, sia per la timbrica da crooner che utilizza soprattutto nelle parti blues.
E sicuramente i Savatage, o ancor più forse la Transiberian Orchestra, appaiono quali naturali punti di riferimento iniziali per gli Hteththemeth, anche se l’album trova un accostamento ancor più logico ed attuale con il magnifico Maestro degli israeliani Winterhorde, sia pure collocandosi ancora un gradino sotto rispetto ad un simile capolavoro.
Una prima parte notevole, ma per certi versi più lineare, nella quale spiccano le ampie melodie di Light Truths e il prog metal nervoso di They Will Not Believe What I Will Say, viene letteralmente sovvertita da The Romantic Side of Paris, brano che in avvio sembra provenire da Cafè Bleu degli Style Council (ma cantato dal Mountain King invece che da Paul Weller) per poi trasformarsi in un torrido blues, nel quale un profondo segno viene lasciato da un hammond assassino, il tutto replicato poi dalla delirante Olga’s Little Secret, nella quale la commistione linguistica tra il rumeno e l’inglese si rivela del tutto vincente.
You Are My Last Girlfriend è il brano di punta dell’album, essendo dotato di spunti melodici difficili da rimuovere dalla mente, con tanto di splendido assolo di chitarra finale; da qui in poi l’album parrebbe riprendere un andamento più “normalmente progressivo” che viene nuovamente rivoltato da una I Get and I Give but I Never Forget and I Never Forgive all’interno della quale scorrono diverse sfumature musicali di ogni tipo senza che tutto ciò, incredibilmente, possa apparire illogico.
La bravura degli Hteththemeth è, paradossalmente, proprio quelle di preparare fin da subito l’ascoltatore al procedere caleidoscopico dell’album, facendo sì che ogni cambiamento di “scenario” (migliore o peggiore che sia, parafrasandone il titolo) non appaia qualcosa di inatteso, bensì di assolutamente naturale e strettamente connaturato ad un racconto delirante.
In definitiva, Best Worst Case Scenario si rivela un lavoro convincente dalla prima all’ultima nota: la “unhuman music” (come la ama definire Kreegan) viene eseguita dalla band con notevole perizia, andando ad aggiungere una nuova freccia all’arco di una scena metal rumena sempre più vivace. Considerando che gli Hteththemth hanno finalizzato solo oggi un lavoro che aveva preso vita praticamente all’inizio del secolo, prendendo slancio dai buoni riscontri ottenuti in patria potrebbero essere spinti, in un prossimo futuro, a produrre nuovo materiale altrettanto interessante: sicuramente, chi non ama complicarsi la vita mettendo paletti ovunque, troverà di che divertirsi con questo stimolante album.

Tracklist:
1. The Prophecy
2. They Will Not Believe What I Will Say
3. Light Lies
4. Light Truths
5. Happy to Be Sad
6. The Romantic Side of Paris
7. Best Worst Case Scenario
8. Olga’s Little Secret
9. You Are My Last Girlfriend
10. The Calm Before the End
11. I’m in Hate
12. I Get and I Give but I Never Forget and I Never Forgive
13. The Romantic Side of Perish
14. They Will Not Believe What I Have Done
15. Epiclogue

Line up:
Lao Kreegan – Vocals
Robert Cotoros – Guitars, Vocals (backing)
Costea Codrut – Drums
Lucian Popa – Guitars
Vlad Andrei Onescu – Keyboards
Koldr – Bass

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