Recensione

I Priest sono davvero una sorpresa perché ci si sarebbe aspettati una cosa molto differente, anche per il fatto che sono coinvolti personaggi che fino ad ora hanno fatto esperienze diverse rispetto a questo disco.

Sul gruppo in sé non è dato sapere molto, solo che sono svedesi, indossano maschere sadomaso e che fanno un synth pop con sconfinamenti nell’ebm e nella dance tout court. Il loro debutto è estremamente piacevole e coinvolgente, con un suono elettronico molto ritmato con fortissime influenze ebm, come si diceva prima, una voce molto particolare e una forte fisicità del suono. Gli amanti dell’ebm qui troveranno un suono che gli piacerà ma anche molta più varietà rispetto al solito. I Priest spaziano per tutto lo spettro dell’elettronica più cupa e marziale, possiedono grandi aperture melodiche e in alcuni frangenti sono autori di un pop eccezionale. Il disco è stato prodotto dall’ex Ghost Alha, e vede anche una partecipazione dell’altro ex Ghost Airghoul, e tutto il disco è pervaso da quel senso di satanica lussuria vittoriana che troviamo anche nei lavori del famoso gruppo svedese. New Flesh scorre benissimo, possiede un fascino ed una forza notevole, come un qualcosa del quale si sa che è male, ma anche terribilmente affascinante. Il disco ha uno scorrimento piacevole e quando si congiunge carnalmente con il pop sono davvero bei momenti. Si poterebbero prendere come punti cardinali i Depeche Mode, ma si passa anche da tutta la tradizione ebm, in special modo quella del Nord Europa, per arrivare ad una sintesi originale, lasciva e decadente. In questo album la sconfitta è data per sicura, ma si trova godimento nelle tenebre, e in musica come questa che è davvero di eccellente qualità.

Tracklist
1 – The Pit
2 – Vaudeville
3 – History in Black
4 – Populist
5 – The Cross
6 – Private Eye
7 – Nightmare Hotel
8 – Virus
9 – Call My Name
10 – Reloader

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