Recensione

In questi ventitre anni che separano il capolavoro Psychedelicatessen da Legends Of The Shires in molti si sono chiesti che fino avesse fatto Glynn Morgan, cantante che aveva dato voce alla splendida musica dei Threshold in quell’album per poi sparire, sostituito dal pur bravo Damian Wilson e dal compianto Andrew “Mac” McDermott, scomparso per una grave malattia nel 2011.

Dopo così tanto tempo e tra lo stupore dei fans del gruppo inglese, Morgan ricompare come per magia e si piazza dietro al microfono di una delle migliori prog metal band del pianeta, posto che gli compete visto che la sua voce non ha perso un grammo di carisma e grinta, virtù che avevano caratterizzato la sua performance sul secondo album del gruppo britannico.
Con i due mastermind Karl Groom e Richard West saldi ai loro posti dietro chitarre e tastiere, i Threshold targati 2017 si presentano con Johanne James alle pelli e Steve Anderson al basso a completare la line up e dare vita a questa monumentale opera, divisa in due cd per più di ottanta minuti di mirabile progressive d’alta scuola.
Non è solo il ritorno dello storico cantante a donare una nuova giovinezza ai Threshold ed una freschezza insperata a Legends Of The Shires, questa volta il songwriting risulta davvero sopra le righe, permettendo all’album di piazzarsi molto in alto in una potenziale classifica delle opere fin qui licenziate dai progsters inglesi, sempre dominata dallo splendido lavoro del 1994.
Glynn Morgan è tornato, dunque, e la sua voce graffia come ai bei tempi fin dal singolo Small Dark Lines, un brano diretto e metallico perfetto per rompere il ghiaccio tra il cantante ed i vecchi fans, in trepidazione e spasmodica attesa nei due minuti e rotti dell’intro The Shire (part 1).
Poi l’album parte per lidi progressivi entusiasmanti, tra schiaffi metallici ed aperture melodiche in cui Morgan può scatenare tutta la sua potenza melodica ed interpretativa: musicalmente quindi i Threshold sono tornati a suonare metal prog nella sua concezione più classica ed emozionante, come nella suite The Man Who Saw Through Time, primo brano che fa spellare le mani per gli appalusi.
Il primo cd si conclude con i virtuosismi di On The Edge, mentre il secondo supporto ottico si apre con la seconda parte di The Shire, un brano semiacustico che nel refrain riporta alla mente la superba Innocence di Psychedelicatessen.
Spettacolare e moderna si rivela Snowblind e grande musica progressiva è quanto offre Lost In Translation, ma anche quest’album arriva purtroppo alla fine, mentre le note di Swallowed ci salutano con uno struggente passaggio chitarristico di un Groom decisamente ispirato.
I Threshold sono tornati con uno degli album più riusciti della loro lunga carriera, un’opera mastodontica che non potrà sicuramente mancare nelle classifiche di fine anno riguardante il metal dalle ispirazioni progressive.

Tracklist
CD 1
1. The Shire (Part 1)
2. Small Dark Lines
3. The Man Who Saw Through Time
4. Trust The Process
5. Stars And Satellites
6. On The Edge

CD 2
7. The Shire (Part 2)
8. Snowblind
9. Subliminal Freeways
10. State Of Independence
11. Superior Machine
12. The Shire (Part 3)
13. Lost In Translation
14. Swallowed

Line-up
Glynn Morgan – vocals
Karl Groom – guitars
Richard West – keyboards
Steve Anderson – bass
Johanne James – drums

THRESHOLD – Facebook

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