Recensione

Gli svedesi Tid sono una realtà attiva da circa un decennio, nel corso del quale hanno offerto uscite sporadiche riconducibili a due ep, Bortom Inom (2007) e Giv Akt (2010) e il full length Fix Idé (2016), il tutto all’insegna di una forma musicale pressoché inclassificabile a livello stilistico ma tutt’altro che disorganica e semmai ricca di notevoli spunti innovativi.

La The Sign Records si è recentemente resa protagonista della meritoria operazione di rimettere sul mercato tutta la discografia della band e, per l’occasione, abbiamo deciso di occuparci di quello più recente, appunto Fix Idé.
Peraltro, a livello mediatico, il fatto che motore di questo progetto sia Martin Persner, accreditato come uno dei Nameless Ghoul dei Ghost pre-diaspora, aumenta inevitabilmente la curiosità e l’attenzione e ben venga quindi questo tipo di pretesto per avvicinarsi al lavoro dei Tid, visto che siamo in presenza di un’espressione musicale di rara freschezza.
Fix Idé e un’opera che si muove in maniera trasversale tra mille sfumature stilistiche, senza mai cessare di stimolare i sensi dell’ascoltatore tra pulsioni etniche, accenni di post metal, elettronica, dance e ambient, con l’aspetto melodico sempre ben posizionato in primo piano ed una forma canzone consolidata nonostante una vis compositiva inquieta.
Dumhetens Gudinna, canzone scelta non a caso come primo singolo per il suo incedere accattivante, riporta alla memoria l’operato dei famigerati KLM, tra i primi ad innestare pesanti riff metallici su una base elettro dance; Aurora Surrealis è invece una traccia dall’incedere sognante e melodico, per quanto sempre ritmata il giusto, rivelandosi il picco qualitativo del lavoro, ma non sono da meno neppure Solens Nya Namn, sempre increspata da un’irrequietezza elettronica, e Demimond con il suo cantilenante e suadente finale.
Se volessimo trovare un difetto a Fix Idé è solo quello di durare poco meno di mezz’ora, ma l’intensità e la qualità del sound offerto dai Tid respinge al mittente qualsiasi obiezione del genere: il valore di un’espressione artistica non può essere determinato con alcuno strumento di misura che non sia la capacità percettiva dell’ascoltatore e, in tal senso, l’album ha moltissimo da offrire, conservando lo spessore dei lavori più evoluti e ricercati senza mai scadere in passaggi cervellotici.

Tracklist:
1. Bom Shiva
2. Dumhetens Gudinna
3. Aurora Surrealis
4. Solens Nya Namn
5. Demimond
6. Nadir

Line-up:
Martin Persner – Guitars
Claudio Marino – Vocals
Arvid Persner – Drums

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