Recensione

L’immaginario orrorifico in oriente è piu’ radicato di quello che si possa pensare: ogni paese, dal Giappone alla Cina, passando per le due Coree, abbondano di leggende su fantasmi e vampiri e, inevitabilmente, anche la letteratura e il cinema da quelle parti hanno un loro consolidato panorama horror, che ultimamente abbiamo avuto modo di gustare nei remake americani come il famosissimo “The Ring”, buona pellicola di genere ma ovviamente nemmeno paragonabile alla terrificante versione originale.

Dalla Corea del Sud abbiamo potuto ammirare il bellissimo “Two Sisters”, film gothic sulla falsariga del ben più famoso “The Others” con la splendida Nicole Kidman uscito alcuni anni fa. Aggiungiamoci una cultura musicale che nei paesi occidentali neanche ci sogniamo (nelle scuole la musica è presa molto seriamente e messa alla pari delle altre materie) e che determina nei ragazzi un’ottima conoscenza della musica e degli strumenti classici. Non c’è da meravigliarsi allora se dalla Corea del Sud arrivano a noi, tramite WormHoleDeath, questi ottimi Dark Mirror Ov Tragedy, combo di ben sette elementi nato nel 2003 e con due full-length ed un Ep in archivio. Il loro The Lunatic Chapters Of Heavenly Creatures, nuovo e bellissimo album, stupisce per abilità tecnica e songwriting al top, riportando allo splendore le gesta di Dani Filth e dei suoi Cradle e dei magnifici lavori dei primi anni novanta, quei “The principle of evil made flesh” e “Dusk and her embrace”. Ma, credetemi, neppure la band inglese riusciva, anche in album che hanno creato un genere partendo da una base black, ad essere cosi magniloquente nelle sinfonie di cui questo lavoro è colmo, strabiliando nelle melodie del piano e del violino che, più di altro, fanno la differenza. Il vocalist Material Pneuma mantiene per tutto l’album uno screaming filthiano, in linea con le band di genere, le due asce, al secolo Senyt e Gash, macinano riff come da copione e la sezione ritmica (Reverof- basso e Confyverse-batteria) vola come uno sciame di pipistrelli sul cielo di Seul, ma keyboards e violino sono di un’altra categoria: Zyim ed Arthenic ammaliano, tra fughe sinfoniche e intermezzi di raggelante atmosfere gothic, facendo risplendere i loro strumenti grazie anche ad una produzione ottima che offre la possibilità di godere della loro abilità anche quando la band spara bordate di metallo estremo, reso elegante dalle sempre bellissime melodie degli strumenti classici. Una vera opera horror, drammaticamente romantica e dotata di un fascino irresistibile, come lo sguardo ammaliante di un vampiro dagli occhi a mandorla. I brani di questo incredibile lavoro sono tutti indiscutibilmente riusciti, ma una menzione particolare va a Dancing in the Burning Mirror, The Constellation of Shadows e The Name of Tragedy. Potreste pure perdervi un album di questo genere, basta che non andiate in giro a dire che meglio dei Cradle of Filth non c’è nessuno. Fantastici.

Tracklist:
1. Thy Sarcophagus
2. Unwritten Symphony
3. Dancing in the Burning Mirror
4. Ichnography on Delusion
5. Virtuoso of the Atmosphere
6. Perish by Luminos Dullness
7. The Constellation of Shadows
8. The Name of Tragedy
9. The Noumenon I Carved

Line-up:
Gash – Guitars
Material Pneuma – Vocals (lead)
Confyverse – Drums
Reverof – Bass, Vocals (backing)
Senyt – Guitars
Arthenic – Violin
Zyim – Keyboards

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