Recensione

Non sono rari i casi, nella storia musicale recente e non, di band scioltesi per volere del loro leader e cantante che hanno visto i membri residui restare uniti per dare vita a nuovi progetti, magari avvalendosi di un nuovo vocalist.

Questo succede oggi con i Khôrada, che altri non sono se non gli Agalloch senza John Haughm, sostituito integralmente nelle sue funzioni da Aaron John Gregory , già ex Giant Squid.
Però avvicinarsi a questo lavoro immaginando di ascoltare un’ideale prosecuzione di quell’avventura musicale è un errore, perché il post metal screziato di black, doom e di folk del capolavoro Ashes Against the Grain è decisamente lontano da quanto contenuto in Salt.
Intanto la voce particolare, forse anche stonata ma indubbiamente peculiare, di Gregory connota fortemente un sound che di suo svaria senza che i Khôrada si pongano particolari limiti o paletti, mantenendo quale unico elemento comune un’inquietudine ed una cupezza difficilmente scacciabili dalla memoria.
In quasi un’ora di musica troviamo le sfumature più disparate, e volendo provare a dare qualche coordinata seppure vaga, per descrivere il tutto ci si potrebbe sbilanciare in una sorta di bizzarro mix tra Katatonia, Tool e primi Mastodon, ma probabilmente dopo altri ascolti rischiano di affiorare nomi ancora diversi.
Ciò che conta, è che questo lavoro si rivela indubbiamente interessante e di spessore, ma altrettanto complesso da assimilare, anche per i solutori più che abili; per esempio, quando si pensa d’avere carpito le coordinate base del sound, specialmente dopo lo splendido post doom metal di Glacial Gold, arriva la tromba ad introdurre Wave State, traccia che si apre alla fine nel più esplicito strappo melodico dell’album.
Le accelerazioni in Seasons Of Salt e in Ossify provengono da pulsioni differenti, mentre in Edeste e Water Rights prevale un’indole dissonante che costringe l’ascoltatore ad un inseguimento non sempre segnato da successo.
Come detto in precedenza, Salt deve essere necessariamente valutato ed assimilato come un’opera a sé stante, tenendo conto dell’identità dei musicisti coinvolti solo a garanzia del loro riconosciuto valore e conseguentemente della qualità del prodotto; non è tutto oro quello che luccica, e probabilmente la voglia di percorrere strade nuove spinge talvolta i Khôrada a mettere qualche ruota fuori dalla carreggiata: probabilmente con una maggiore sintesi ed una direzione stilistica meglio definita l’album perderebbe parte delle proprie asperità ma, allo stesso tempo, anche del fascino che lo avvolge.
Un bel disco, da considerare però soprattutto un ideale punto di partenza per questa nuova realtà.

Tracklist:
01. Edeste
02. Seasons Of Salt
03. Water Rights
04. Glacial Gold
05. Augustus
06. Wave State
07. Ossify

Line-Up:
Don Anderson – guitar
Jason Walton – bass
Aesop Dekker – drums
Aaron John Gregory – guitars, vocals

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