Recensione

Tra gli dei immortali del progressive, i Van den Graaf Generator sono stati sempre i meno imitati (al riguardo ci vengono in mente, di primo acchito, giusto gli Islands svizzeri, i Netherworld americani, i TNR ed Egoband italiani, gli Uberfall tedeschi).

Del resto, non è mai stato, né è, facile accostarsi alla sepolcrale energia della creatura di Peter Hammill. Ci riescono, oggi, questi norvegesi Ring Van Moebius, amici dei connazionali e crimsoniani Arabs in Aspic, trio (con la fondamentale aggiunta di un sassofonista, davvero molto alla David Jackson) che rinuncia intenzionalmente alla chitarra, per esplorare, con tastiere-basso-batteria, atmosfere nel medesimo tempo melodiche e oscure, pregne di umori nordici e brumosi, non privi comunque di un certo calore, o quantomeno della ricerca di esso attraverso la ricerca compositiva. Con i tre brani di questo lavoro – la suite di 22 minuti che apre il disco, un più conciso interludio ed un’altra mini-suite a chiudere l’album (ad ogni modo, di quasi 12 minuti) – siamo a livelli assai alti: tanta magia si spigiona da questi solchi, pieni di fantasia, di belle aperture ed accelerazioni, con uno sviluppo interno della trama sonora che non perde mai di vista il suo filo logico e la coerente identità artistica di questi tre hippies, innamorati di suggestioni a tratti lovecraftiane. Molto bella anche la copertina che riecheggia Can e Harmonia.

Track list
1- Past the Evening Sun
2- End of Greatness
3- Racing the Horizon

Line up
Thor Erik Helgesen – Vocals / Keyboards / Moog / MS20
Havard Rasmussen – Bass / Effects
Dag Olav Husas – Drums / Effects
Karl Christian Gronhaug – Sax

RING VAN MOEBIUS- Facebook