Recensione

Band dall’incerta collocazione geografica, vista le diverse nazionalità e le residenze dei musicisti coinvolti, i Nangilima esordiscono con un album all’insegna di un death-doom piuttosto avvincente.

Infatti, una notevole propensione melodica pervade l’intero lavoro nel quale, peraltro, sono spesso le tastiere ad ergersi a protagoniste più di quanto non facciano più prevedibilmente le chitarre.
La particolarità dell’album sta soprattutto in questa dicotomia tra l’incedere plumbeo del doom nelle sue vesti più estreme ed i tratti quasi progressive delle parti tastieristiche, per una volta maggiormente protagoniste rispetto al più consueto compito di sottolineare la drammaticità del sound.
Va detto che la genesi della band è stata piuttosto laboriosa: partita come duo in quel di Malmö, dopo la pubblicazione del singolo “Thanathos” il compositore e polistrumentista C.L. abbandonava la sua creatura nelle mani del vocalist Emilio Crespo, residente in Svezia ma di origini spagnole; questi, deciso a continuare l’avventura chiamava a collaborare con sé, prima gli altri due musicisti iberici Khalvst ov Mhurn e Amarok e, dopo la fuoriuscita anche di quest’ultimo, il musicista bulgaro Nikolay Velev.
Trovata finalmente una line-up stabile, i Nangilima, senza tanti proclami né particolari aspettative, piazzano un esordio davvero riuscito che, grazie a brani dotati di quella dolente melodia che piace agli estimatori del genere, arriva al suo epilogo senza aver mai mostrato la corda. Al netto di intro ed outro, i quatto brani portanti sono ugualmente convincenti, anche se Crimson Shroud si staglia sul resto della tracklist per il suo maggiore potenziale evocativo.
La musica non assume quasi mai tratti eccessivamente funerei, se si fa eccezione per la prima metà di The Link of Reminiscence: infatti, il death-doom del trio punta molto più sulla melodia che non sull’impatto, anche se un growl come quello di Emilio Crespo, che non sfigura affatto neppure di fronte ai massimi esponenti di questo stile vocale, inasprisce non poco le partiture messe in opera dai propri compari.
La title-track merita una citazione in quanto l’utilizzo molto particolare delle tastiere porta il sound verso inattesi lidi progressive, pur senza snaturarne la matrice doom: proprio questo brano mostra quella piacevole peculiarità che talvolta fa difetto a chi si cimenta con il genere,
The Dark Matter si rivela, infine, un’opera prima davvero riuscita, alla quale forse manca ancora qualcosina per attestarsi ai piani più alti della scena death-doom, ma la strada per giungervi non sembra né troppo lunga né particolarmente impervia per i bravi e (almeno per me) sorprendenti Nangilima.

Tracklist:
1. Chemin vers le néant (Intro)
2. Stain of a Broken Life
3. Crimson Shroud
4. The Link of Reminiscence
5. The Dark Matter
6. Éternel sommeil (Outro)

Line-up
Emilio Crespo – Vocals
Khalvst Ov Mhurn- Keyboards, Drums
Nikolay Velev – Guitars, Bass, Keyboards

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