Recensione

L’esordio dei polacchi Tankograd è all’insegna di un doom aspro, essenziale e poco incline a svolazzi atmosferici che male si addicono a tematiche sempre ostiche come quelle inerenti la guerra.

I racconti di natura bellica proposti dalla band di Varsavia sono volti ad esibire il volto più cupo e anche squallido dei conflitti, nulla a che vedere quindi con la narrazione di gesta eroiche o di epiche battaglie. Il cantato, sempre in lingua madre, ad eccezione di Arkhangelsk, non è affatto monocorde ma cerca d’essere espressivo in ogni frangente e per far questo Herr Feldgrau adotta uno stile che dal pulito giunge sino ad un harsh neppure troppo spinto; tale buona varietà è strettamente connessa all’andamento del lavoro, che mantiene un’oscurità solo venata di malinconia, comunque lontana da derive troppo estreme con la band che preferisce lasciare fluire il sound in maniera ossessiva quanto lineare, senza disdegnare aperture soliste di buona fattura (Żelazne trumny).
Considerando anche che il doom non è certo il genere più sviluppato in terra polacca, Totalitarian è a suo modo un lavoro sorprendente per qualità, convinzione ed un’interpretazione non così scontata (in effetti, proprio volendo cercare un termine di paragone, in prima battuta vengono in mente i grandi KYPCK, ma i Tankograd perseguono una poetica tutta loro).
Questi quattro polacchi si insinuano con il loro sound nel nostro immaginario quasi di soppiatto, e quello che ad un primo ascolto può sembrare un disco di doom come tanti, a lungo andare continua a ronzare in testa sotto forma di squarci melodici ed intuizioni da band di ottimo livello: un buon motivo per prestare attenzione ad un lavoro davvero intrigante.

Tracklist:
1. Ostatni sen Joachima
2. Arkhangelsk
3. Lot do kraju
4. Żelazne trumny
5. Mir

Line-up:
Herr Schnitt – Bass
Herr Doktor – Drums
Herr Berg – Guitars
Herr Feldgrau – Guitars, Vocals

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