Recensione

Questo disco è il frutto di un incontro, di una comunione di intenti e di una session in uno studio storico come il Grant Avenue Studio in Hamilton Ontario, usato ai tempi da Brian Eno e Daniel Lanois per la loro serie di dischi ambient.

Anche qui c’è un grandissimo uso di sintetizzatori, e l’atmosfera è davvero particolare, per un’elettronica che ha una traiettoria molto diversa dal normale. Tutto comincia nel novembre 2011, quando Reptilicus, Senking (Raster-Noton), Rúnar Magnússon e Orphx dividono il palco di un concerto organizzato da Praveer Baijal, fondatore dell’etichetta di Toronto Yatra – Arts. Il concerto era stato organizzato per celebrare la prima uscita di Reptilicus dopo anni, il 7” Initial Conditions, che conteneva un remix di Senking sul lato b. Inoltre a loro si aggiunge William Blakeney, produttore esecutivo del documentario sui sintetizzatori modulari Dreams Of Wire, che era in produzione in quel momento. La session prende quindi vita, e vengono messi a disposizione di questi sciamani elettronici vari sintetizzatori modulari di tutte le epoche, come l’ EMS Synthi A, ARP 2600 + sequencer, Moog 15, Minimoog, Roland System 100 + sequencer, e la P-synth, una macchina che fa droni costruita by Guðlaugur Kristinn Óttarsson dei Gopskrit. In mezzo a tutte queste elettroniche bellezze i nostri si sentono come in paradiso, e con Runar Magnusson come terzo membro producono questo Unison, che è una bellissima e straripante esplorazione di ciò che può essere l’elettronica alternativa a quella di massa. I suoni che potete sentire qui vengono da una ricerca musicale profonda e necessaria, che è in continua progressione e non si ferma mai. Le algide e bellissime note che escono fuori da queste macchine dipingono un mondo che è assai diverso da un qualcosa fatto esclusivamente per vendere, mentre qui c’è il cuore pulsante dell’elettronica intessa nel suo senso più ortodosso ed innovatore al tempo stesso. Reptilicus e Senking scrivono una pagina importante dell’elettronica più oscura e di avanguardia, ma che ha un nucleo molto classico. Sintetizzatori che vibrano formulando sogni per androidi che sono già qui fra noi, e anche musica tribale, la ripetitività di suoni antichi ormai andati persi. Un lavoro molto credibile e di grande sostanza, che vede l’importante tocco al mixer di Bob Doidge già con Crash Test Dummies e Cowboy Junkies. Il massimo per chi ama sintetizzatori di una certa età, ed un’elettronica senza compromessi.

Tracklist
1.Steep Turns
2.Delivery
3.Inner Fish
4.Fog Frog
5.For Decades
6.Shiver
7.Independent Access to White Noise